C’è un momento, tra il 30 e il 31 gennaio, in cui Aosta smette di essere solo una città e torna ad essere ciò che è sempre stata: una comunità alpina che si racconta attraverso il legno, il ferro, la pietra, i tessuti, i gesti antichi e lo sguardo fiero degli artigiani. La Fiera di Sant’Orso non è semplicemente un evento del calendario, ma un rito collettivo che attraversa i secoli e continua a parlare al presente.
Lo conferma, ancora una volta, la 1026ª edizione della Foire, che nel primo giorno ha visto la città animarsi con oltre mille artigiani provenienti da tutta la Valle d’Aosta, affiancati da migliaia di valdostani e da un flusso costante di turisti, attratti da una manifestazione capace di mantenere intatto il proprio fascino.
A sottolinearne il valore profondo è l’Assessore regionale allo Sviluppo economico, Formazione, Lavoro, Trasporti e Mobilità sostenibile Luigi Bertschy, che mette l’accento non solo sui numeri, ma soprattutto sul significato culturale della Fiera:
«Concludiamo il primo giorno della 1026° edizione della Fiera durante il quale abbiamo visto la città di Aosta animarsi con la presenza di più di mille artigiani, arrivati da tutta la Valle con il loro apporto di creatività, passione e maestria, di tanti valdostani per i quali il 30 e 31 gennaio di ogni anno rappresentano un appuntamento sentito e irrinunciabile e di turisti, che sono giunti numerosi per immergersi in una manifestazione che mantiene negli anni tutto il suo fascino e il suo valore».
Parole che vanno oltre la cronaca e restituiscono il senso di una tradizione che non si è mai cristallizzata nel folklore, ma che ha saputo evolversi rimanendo fedele a se stessa: «È bello constatare come la Fiera di Sant’Orso non sia soltanto un evento, ma un patrimonio vivo e collettivo, che da oltre mille anni accompagna la Valle d’Aosta e che, edizione dopo edizione, ha saputo crescere e rinnovarsi, senza mai perdere la propria identità e senza tradire quella autenticità che la rende unica in tutto il panorama delle Alpi».
Un passaggio chiave, perché racchiude il segreto della longevità della Foire: la capacità di tenere insieme tradizione e contemporaneità, memoria e innovazione, senza snaturare l’anima dell’artigianato valdostano.
La giornata inaugurale ha registrato anche un riscontro concreto sul piano organizzativo e partecipativo. Un aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto in un evento che coinvolge l’intero tessuto urbano e logistico della città. Bertschy evidenzia infatti come il sistema abbia retto bene all’afflusso di pubblico:
«La giornata odierna ha riscontrato una importante partecipazione di visitatori e la soddisfazione degli artigiani, che hanno potuto raccontare ai visitatori le loro opere e i loro percorsi e perpetuare la magia che solo la Foire è in grado di creare».
E aggiunge: «La macchina organizzativa ha confermato la sua efficacia e la sua operatività, ormai consolidata, e il potenziamento del servizio dei trasporti pubblici e l’ampia disponibilità delle aree parcheggio hanno agevolato l’afflusso di residenti e turisti».
Ma la Fiera di Sant’Orso non si esaurisce nelle bancarelle e negli stand. È anche racconto, riconoscimento, celebrazione pubblica di un saper fare che affonda le radici nel Medioevo e continua a rappresentare una delle espressioni più autentiche dell’identità valdostana.
L’appuntamento prosegue domani, sabato 31 gennaio, fin dalle prime ore del mattino, per la seconda giornata della Foire. Alle ore 15, in piazza Chanoux, è prevista la premiazione degli artigiani nelle diverse categorie, uno dei momenti più attesi, in cui il lavoro silenzioso di un anno trova il suo riconoscimento pubblico.
La giornata si chiuderà alle 20.30 al Teatro Splendor con lo spettacolo “Les Montagnards sont là. Philippe Milleret et ses amis”, un vero e proprio viaggio che prende le mosse dalla Fiera di Sant’Orso per raccontare le virtù del territorio e i volti della comunità, attraverso quella che non a caso viene definita la “langue du cœur”.
Continua inoltre, dalle 8.30 alle 18, all’Hôtel des États in piazza Chanoux, la possibilità di richiedere l’annullo filatelico realizzato per l’occasione, ulteriore segno di come la Foire sia anche memoria tangibile, da conservare e tramandare.
Perché la Fiera di Sant’Orso, alla fine, è questo: non solo una manifestazione, ma un racconto collettivo che ogni anno si rinnova, restando fedele alla sua storia millenaria.
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