L’Union Valdôtaine prende atto del ricorso presentato per chiedere l’annullamento del voto delle elezioni regionali di settembre. Ma al di là del clamore politico e mediatico, la sostanza della questione appare chiara: non esiste alcun elemento concreto che metta in discussione la regolarità del procedimento elettorale né la legittimità del voto preferenziale triplo con opzione di genere.
A fissare un punto difficilmente aggirabile è stato l’avvocato dell’Amministrazione regionale, il professor Marcello Cecchini, che nel corso della discussione ha dichiarato senza mezzi termini: «Non ho sentito una sola parola, non ho letto una sola riga che indichi che il voto preferenziale triplo con opzione di genere abbia, in qualche modo, leso o violato il diritto di voto delle due ricorrenti».
Un’affermazione che va dritta al cuore del ricorso e che smonta l’impianto accusatorio alla base della richiesta di annullamento. Il professore Marcello Cecchetti, ha rappresentato la Regione Valle d'Aosta davanti a giudici amministravi che hanno giudicato inammissibile il ricorso presentato da Monica Glassier e Sabrina Marando che chiedevano l'annullamento della proclamazione degli eletti alle elezioni regionali del 28 settembre scorso.
Il voto preferenziale triplo non nasce per caso né tantomeno come strumento di manipolazione del consenso. Come ribadisce l’Union Valdôtaine nella sua nota, si tratta di una scelta adottata «con l’unico obiettivo di garantire la parità di genere e di offrire agli elettori una pluralità di opzioni per la massima istituzione della nostra Regione, il Consiglio Valle». Un obiettivo coerente con i principi costituzionali, con l’evoluzione della normativa elettorale e con una visione moderna della rappresentanza democratica.
È bene ricordarlo: ampliare le possibilità di scelta dell’elettore non significa comprimere diritti, ma rafforzarli. Il cittadino resta libero di esprimere una, due o tre preferenze, nel pieno rispetto delle regole. Nessun obbligo, nessuna forzatura, nessuna distorsione del voto. Parlare di “alterazione” del risultato significa ignorare il funzionamento stesso del sistema elettorale.
Nella nota dell’Union Valdôtaine si sottolinea inoltre che «nessuno ha avuto l’intenzione di manipolare o alterare il voto» e che «le procedure sono state condotte con trasparenza, rigore e nel rispetto delle norme». Un passaggio che richiama il lavoro spesso silenzioso ma decisivo degli uffici regionali, chiamati a gestire un passaggio delicato come quello elettorale con professionalità e senso dello Stato.
Questa vicenda finisce così per confermare, ancora una volta, «l’affidabilità del lavoro della Regione e dei suoi servizi», che hanno garantito la regolarità delle elezioni e «la piena protezione del diritto di voto di tutti i cittadini valdostani». Un dato che dovrebbe essere patrimonio comune, al di là delle appartenenze politiche.
C’è infine un piano politico che non può essere ignorato. Continuare a insistere su polemiche prive di fondamento rischia di allontanare il dibattito pubblico dai problemi reali della Valle d’Aosta. Come afferma l’Union Valdôtaine, sarebbe auspicabile che l’attenzione si concentrasse «sui veri problemi degli abitanti della Valle e del nostro territorio», evitando «polemiche sterili» e riconoscendo il valore del lavoro svolto dalle istituzioni e dai servizi pubblici, che operano ogni giorno «con senso del servizio e responsabilità».
Difendere la regolarità delle elezioni non è un atto di parte, ma un dovere democratico. E in questo caso, i fatti, il diritto e le parole pronunciate in sede ufficiale vanno tutti nella stessa direzione.