CRONACA - 26 gennaio 2026, 07:56

Aosta, città accessibile. Anche alla vescica

Mentre il Comune di Aosta avvia il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, con questionari, percorsi partecipati e finanziamenti regionali, resta una barriera tanto elementare quanto ignorata: l’accesso dignitoso, sicuro e igienico ai servizi igienici pubblici

Una provocazione? Forse. Ma soprattutto un’esigenza reale, quotidiana e universale. Da qui l’idea – serissima – di un progetto per dotare la città di toilette pubbliche gratuite o a gettoni, accessibili, curate e ben segnalate. Perché l’inclusione passa anche dal bagno.

Aosta vuole diventare una città più accessibile, sicura e inclusiva. Lo dice il Comune, lo certifica l’avvio del PEBA – Piano di eliminazione delle barriere architettoniche – e lo ribadisce il percorso partecipato che coinvolge cittadini e associazioni, con tanto di questionario online attivo tra gennaio e marzo 2026.
Un progetto finanziato dalla Regione Valle d’Aosta, che guarda a edifici pubblici, parchi, percorsi urbani e spazi collettivi. Tutto giusto. Tutto condivisibile.

Ma c’è una barriera che continua a restare fuori dal radar. Una barriera banale, imbarazzante, universale. Una barriera che prima o poi riguarda tutti: quella tra una persona e un bagno pubblico decente; soprattutto per le signore ed i disabili. Non sappiamo quale signora avrebbe il coraggio di utilizzare una delle poche lerce toilette oggi attive. O peggio ancora non so quale persona che necessariamente dov’essere sedersi sul water di una pseudo toilette attive ad Aosta. Consiglieri le consigliere comunali e le assessore o vice sindaco a provare l’utilizzo della toilette pubblica, Magari quella in via De Salles, giusto alle spalle del palazzo comunale. Chissà quante di lro si siederanno sulla tazza.

Perché uomini e donne – giovani, anziani, residenti, turisti, persone con disabilità, persone con patologie, donne in gravidanza, bambini – hanno esigenze fisiche, mediche, sanitarie e fisiologiche che non possono essere rinviate a un dibattito teorico sull’accessibilità. Servono spazi riservati, accessibili, puliti. E soprattutto esistenti.

Oggi, entrare in un vespasiano ad Aosta è un atto di coraggio. In alcuni casi un salto nel buio. In altri, un esperimento di microbiologia applicata, con il concreto rischio di uscirne contagiati da virus e batteri non meglio identificati. Altro che inclusione: qui siamo al survival urbano.

Le poche toilette pubbliche presenti sul territorio comunale, quando ci sono, assomigliano più a bungalow per il deposito rifiuti che a servizi per le persone. Male segnalate, poco visibili, spesso trascurate, talvolta inaccessibili proprio a chi avrebbe più bisogno di utilizzarle.

E allora la provocazione – che poi provocazione non è – è questa: perché non inserire, accanto al PEBA, un vero e proprio piano cittadino dei servizi igienici pubblici?

Strutture gratuite o a gettoni, ben evidenziate, chiaramente segnalate, accessibili a tutti, curate dal punto di vista igienico e localizzate in modo intelligente: vicino alle stazioni, ai parcheggi, ai poli di attrazione, ai percorsi turistici, ai parchi, ai luoghi più frequentati della città.

Un’idea che fa sorridere? Forse. Ma solo finché non scappa.
Ed è proprio per questo che – sempre con il sorriso ma con assoluta serietà – si potrebbe persino lanciare l’idea della nascita di un comitato promotore: cittadini uniti non per rivendicare grandi opere, ma per chiedere qualcosa di molto più elementare. La dignità.

Perché una città davvero accessibile non è solo quella senza gradini e senza ostacoli visivi. È anche quella in cui nessuno deve fare acrobazie, rinunce o umiliazioni per soddisfare un bisogno primario.

E magari, tra un questionario del PEBA e una mappa delle criticità urbane, scopriremo che la civiltà di una città passa anche da lì. Dal bagno. Pubblico. Pulito. E finalmente umano.

red.ac.