Martedì 27 gennaio, Giorno della Memoria, alle 21 il Salone polivalente di Pinasca si trasformerà in uno spazio di racconto, riflessione e testimonianza. Grazie all’impegno costante del Gruppo Teatro Angrogna e alla collaborazione del Comune e dell’Anpi, la serata sarà dedicata a Jacopo Lombardini, figura centrale della Resistenza piemontese e italiana, definito non a caso viandante della libertà.
Jacopo Lombardini nasce a Gragnana, in provincia di Massa Carrara, il 13 dicembre 1892, in una famiglia di cavatori di marmo. Finite le scuole elementari, riesce con grandi sacrifici a conseguire la licenza magistrale. È un autodidatta instancabile, dotato di una memoria prodigiosa, che lo rende un maestro naturale, capace di trasmettere sapere e passione. Parallelamente coltiva studi teologici a Roma, che interrompe nel 1924, e una precoce vocazione letteraria: a soli sedici anni pubblica un primo volume in rime.
Scrittore, poeta, credente, insegnante: in Lombardini convivono più dimensioni, tutte attraversate da una tensione etica fortissima. Come scrive Giorgio Bouchard nella prefazione alla biografia Il viandante della libertà, curata da Lorenzo Tibaldo, nei suoi scritti “affiorano costantemente due temi: la fede e la storia”. La conversione al protestantesimo avviene grazie a un sermone ascoltato nella chiesa metodista di Carrara, pronunciato da un pastore valdese, e segna una svolta profonda nella sua vita spirituale e civile.
Nel 1915 si iscrive al Partito repubblicano: è un mazziniano convinto, in casa la croce convive con il ritratto di Mazzini. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si dichiara interventista, pronto ad affrontare anche la morte, ma viene più volte riformato e poi arruolato in fanteria. Nel 1918, grazie alle sue doti intellettuali, viene nominato propagandista e rimane al comando, lontano dalla trincea. Rientra a Carrara poco prima della fine del conflitto, segnato dalla perdita improvvisa del padre.
Gli anni Venti sono anni decisivi: maturazione religiosa, impegno culturale, ma anche l’inizio della persecuzione fascista. A causa delle sue idee politiche, Lombardini viene estromesso dall’insegnamento. Nel 1940 si trasferisce a Torino, entra nella Chiesa valdese e insegna al Convitto valdese. Dopo l’8 settembre 1943 aderisce al Partito d’Azione e si unisce alla Resistenza.
Partigiano disarmato, conosciuto con il nome di battaglia “Professore”, Lombardini vive la lotta di Liberazione come commissario politico: predica, educa, informa, sostiene. La sua Resistenza è fatta di parole, di coscienze, di responsabilità morale. Viene catturato il 24 marzo 1944 durante un rastrellamento in Val Germanasca dalle SS tedesche e da fascisti italiani. Subisce torture brutali insieme ad altri protagonisti della Resistenza piemontese, tra cui Emanuele Artom e Giancarlo Levi.
Dopo la prigionia a Torino, Fossoli e Bolzano, viene deportato a Mauthausen il 5 agosto 1944. Resiste per mesi alle condizioni disumane del lager. Viene ucciso il 25 aprile 1945, nel giorno stesso della Liberazione.
Nel dopoguerra gli viene conferita la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria, con una motivazione che restituisce tutta la statura morale di Lombardini: uomo di cultura, patriota, educatore dei giovani alla libertà, capace di affrontare con serenità cristiana il calvario dei campi di concentramento.
A Jacopo Lombardini sono state intitolate scuole, centri culturali e spazi educativi. Il 21 aprile 2023, su iniziativa di una classe del Liceo valdese di Torre Pellice, è stata posata una pietra d’inciampo in sua memoria. Un segno concreto, come la sua vita, per ricordare che la libertà non è mai un dono definitivo, ma una responsabilità quotidiana.