Gentile Direttore,
mi permetto di scriverLe per denunciare, una volta di più, quella che a mio avviso non è più una distorsione del sistema, ma una vera e propria appropriazione legalizzata ai danni dei cittadini.
Consumi di energia elettrica: zero.
Importo della bolletta: oltre 41 euro.
Non è una provocazione né un artificio retorico, ma un dato oggettivo, certificato dalla bolletta. A fronte di 0 kWh consumati e 0 euro di spesa per l’energia, il totale da pagare ammonta a 41,32 euro, interamente composto da quote fisse, quota potenza, oneri di sistema, accise e IVA.
Il tutto per la fornitura elettrica di un’abitazione utilizzata appena tre mesi all’anno, esclusivamente per lavori di manutenzione, per evitare che cada in rovina una piccola casa ereditata dai miei genitori. Quattro vani, 90 metri quadrati, costruiti con i sacrifici di una vita intera, non certo con rendite speculative o investimenti immobiliari.
È qui che il sistema mostra tutta la sua iniquità.
Gli oneri di sistema e le quote fisse vengono imposti a prescindere dall’uso reale dell’energia, trasformando un servizio in una tassa occulta. Si paga anche se non si consuma, si paga solo per il fatto di avere un contatore attivo. Un meccanismo che assomiglia più a un pizzo di Stato che a una tariffazione equa, non diversamente dalle accise sui carburanti che continuiamo a finanziare per emergenze di mezzo secolo fa.
In Valle d’Aosta questa stortura pesa ancora di più. In una regione che produce energia, che ospita impianti idroelettrici, che rivendica da sempre un’autonomia speciale anche in campo energetico, è francamente incomprensibile che chi consuma zero debba comunque pagare cifre simili. Viene spontaneo chiedersi che fine faccia, nella pratica quotidiana, il tanto sbandierato principio dell’autonomia.
CVA, società pubblica e simbolo dell’energia valdostana, viene spesso evocata come strumento di sviluppo e di tutela del territorio. Ma dov’è la tutela quando un cittadino paga decine di euro senza aver acceso una lampadina? Dov’è il vantaggio per la comunità se il sistema tariffario penalizza proprio chi consuma meno, chi risparmia, chi non spreca?
Ancora più sconcertante è il silenzio di chi dovrebbe difendere i cittadini. Dalle organizzazioni sindacali alle associazioni dei consumatori, fino alla politica regionale: nessuna presa di posizione chiara, forte e determinata contro questa evidente sopraffazione. Un silenzio che stride con le dichiarazioni di principio sulla giustizia sociale, sull’equità e sulla difesa dei più deboli.
Si colpiscono così le seconde case non speculative, gli anziani, le famiglie che tengono una fornitura minima, chi vive con redditi modesti e usa l’energia solo quando strettamente necessario. Non i grandi consumatori, ma chi consuma poco o nulla.
Pagare per ciò che si consuma è giusto.
Pagare per ciò che non si consuma è semplicemente inaccettabile.
E allora il problema non è solo tecnico o tariffario, ma profondamente politico. Se l’autonomia valdostana non è in grado di incidere su meccanismi così palesemente ingiusti, se non riesce a proteggere i cittadini da un sistema che tassa l’assenza di consumo, allora il rischio è che l’autonomia resti uno slogan buono per i convegni e inutile nella vita reale.
Un’autonomia che non si misura sulle bollette dei cittadini più fragili non è autonomia: è solo una parola vuota, pagata – ancora una volta – dai soliti noti.
Con indignazione, ma anche con la speranza che se ne possa finalmente discutere pubblicamente,
Lettera firmata
Gentile Lettrice,
la sua lettera coglie una distorsione evidente del sistema tariffario che molti cittadini subiscono in silenzio. Pagare cifre rilevanti in assenza di consumi reali è un tema che merita attenzione e un confronto pubblico serio.
In una regione che rivendica autonomia e produce energia, la politica valdostana non può continuare a ignorare queste contraddizioni. È auspicabile che Regione, società partecipate e rappresentanze dei consumatori affrontino finalmente la questione con chiarezza e responsabilità.
Grazie per aver sollevato un problema concreto che riguarda molti. pi.mi.