CRONACA - 23 gennaio 2026, 17:18

Tra merle, freddo e legno scolpito: gennaio, la Valle e i suoi riti antichi

Tra la Foire de Saint-Ours e i Giorni della Merla, la fine di gennaio in Valle d’Aosta diventa un intreccio di artigianato, leggende, memoria alpina e clima che cambia. Tradizioni che resistono al tempo, anche quando il freddo non è più quello di una volta

C’è un momento dell’anno in cui la Valle d’Aosta sembra tornare a parlarsi addosso, a riconoscersi nei gesti antichi, nelle parole tramandate e nei riti che si ripetono quasi senza bisogno di spiegazioni. È la fine di gennaio, quando il calendario incrocia due appuntamenti che hanno il sapore della tradizione profonda: i Giorni della Merla e la Foire de Saint-Ours, in programma il 30 e 31 gennaio.

Da un lato, la leggenda popolare che individua negli ultimi tre giorni di gennaio — il 29, 30 e 31 — i più freddi dell’anno. Dall’altro, la grande rassegna dell’artigianato di tradizione, capace di richiamare ad Aosta artigiani e visitatori dai due versanti delle Alpi italo-franco-svizzere, trasformando il centro storico in un museo a cielo aperto fatto di legno, ferro, pietra, tessuti e memoria.

I Giorni della Merla sono uno di quei racconti che resistono perché non hanno bisogno di essere veri per essere creduti. La tradizione dice che se sono giorni rigidi e pungenti, l’inverno è agli sgoccioli; se invece sono miti, il freddo tornerà a lungo. Una previsione empirica, certo, ma anche un modo antico per osservare il cielo, la neve, il vento e dare un senso all’attesa della primavera. In Valle d’Aosta, dove l’inverno non è mai solo una stagione ma una condizione culturale, questi giorni erano un riferimento concreto per il lavoro nei campi, per la gestione delle scorte, per capire quando sarebbe stato possibile tornare a muoversi senza rischi.

Le leggende che spiegano l’origine dei Giorni della Merla sono tante e viaggiano tra fantasia e storia. La più nota racconta della merla che, per sfuggire al gelo di gennaio, si rifugiò in un camino con i suoi piccoli, uscendone nera di fuliggine allo scoccare di febbraio. Un’altra versione parla di gennaio, mese dispettoso, che chiese in prestito tre giorni a febbraio per punire l’uccellino troppo furbo. E poi ci sono le storie del Po ghiacciato, dei cannoni trasportati sul fiume solido come terra, delle nobildonne che attraversano l’acqua a piedi. Racconti che parlano di freddi intensi, di inverni lunghi, di un clima che oggi appare quasi lontano.

E qui la tradizione incontra l’attualità. Perché gennaio, ormai, non è più quello di una volta. I dati climatici lo dicono chiaramente: le temperature medie stanno salendo, e il 2025 è stato il terzo anno più caldo di sempre. Anche in montagna. Anche in Valle. Così può capitare che i Giorni della Merla non mordano più come raccontavano i nonni, e che la neve lasci spazio a cieli limpidi e temperature insolitamente miti. Non è la tradizione che sbaglia: è il contesto che cambia.

Eppure, proprio mentre il clima muta, la Foire de Saint-Ours continua a svolgere il suo ruolo di grande rito collettivo. Per due giorni Aosta si riempie di bancarelle, voci, profumi di vin brûlé e di zuppa, mani che accarezzano il legno scolpito, occhi che riconoscono forme antiche: le grolle, i sabot, gli animali della tradizione pastorale, i santi, le maschere. Ogni oggetto racconta una storia di montagna, di inverno, di pazienza e di tempo lungo, quello che serve per fare bene le cose.

IL PROGRAMMA DELLA FOIRE

Non è un caso che la Foire cada proprio in questi giorni. Storicamente, era il momento in cui i lavori agricoli erano fermi, le stalle diventavano luoghi di socialità, e l’artigianato trovava spazio come necessità e come espressione culturale. In Valle d’Aosta, l’artigianato di tradizione non è mai stato folklore fine a sé stesso: era un modo per sopravvivere all’inverno, per usare il tempo e le mani, per trasformare la materia che la montagna offriva.

Così, mentre le merle della leggenda annunciano la fine o la prosecuzione dell’inverno, e mentre il freddo non è più quello “di una volta”, la Foire continua a ricordare che l’identità valdostana passa anche da qui: dal saper tenere insieme passato e presente, tradizione e cambiamento, clima che muta e memoria che resta.

Forse oggi i Giorni della Merla non sono sempre i più freddi dell’anno. Ma restano, insieme alla Foire de Saint-Ours, uno di quei momenti in cui la Valle si guarda allo specchio e si riconosce. Anche quando il ghiaccio scricchiola meno, e il futuro bussa con domande nuove.

je.fe.