CRONACA - 23 gennaio 2026, 18:12

Ombre su Aps, una crepa che scuote l’azienda dei servizi pubblici di Aosta

Un processo atteso al verdetto, accuse pesanti e una società pubblica costretta a difendere la propria credibilità. Il caso giudiziario che coinvolge alcuni dipendenti dell’Aps riapre il tema del controllo, dell’etica e della responsabilità in una delle aziende più strategiche del Comune di Aosta

La sentenza è attesa per il 5 marzo, ma il segno lasciato dal procedimento giudiziario è già profondo. Perché quando a finire sotto la lente della magistratura è una società pubblica, anche se solo per il comportamento contestato a singoli dipendenti, l’onda lunga dello scandalo supera i confini dell’aula di tribunale e investe fiducia, reputazione e credibilità istituzionale.

È quanto sta accadendo all’Aps, l’Azienda pubblici servizi del Comune di Aosta, realtà considerata da alcuni anni solida, efficiente e centrale nella gestione di servizi essenziali per la città. presieduta da Matteo Fratini, Un’azienda che negli anni ha costruito un’immagine di affidabilità e che ora si ritrova, suo malgrado, trascinata in un procedimento penale che getta ombre difficili da ignorare.

Il processo vede coinvolti cinque imputati, tre dei quali dipendenti dell’Aps. Le accuse contestate, a vario titolo, sono pesanti: truffa, peculato e furto di energia elettrica. Al termine dell’udienza preliminare, la Procura ha chiesto la condanna a quattro mesi di reclusione e 300 euro di multa per Tonio Attilio Gallietta e Marco Rostagno, dipendenti dell’azienda accusati di aver falsificato le timbrature di ingresso e uscita dal posto di lavoro. Per gli altri capi di imputazione a loro carico, la stessa Procura ha chiesto l’assoluzione.

Per Maurizio Righini, capo servizio dell’Aps, accusato di peculato d’uso, è stata invece richiesta la particolare tenuità del fatto, mentre per gli altri due imputati, l’impresario edile Salvatore Barillaro e Mohamed El Ghouzi, accusati di furto di energia elettrica, la Procura ha chiesto l’assoluzione.

Un quadro giudiziario complesso, che non si presta a semplificazioni, ma che pone interrogativi seri. Non tanto — o non solo — sulle responsabilità penali, che spetterà al tribunale accertare, quanto sulla tenuta dei meccanismi interni di controllo di una società pubblica che opera con risorse, beni e fiducia collettiva.

Non a caso, l’Aps ha scelto di costituirsi parte civile nel processo, assistita dall’avvocato Andrea Giunti, chiedendo il risarcimento dei danni da liquidarsi in separato giudizio. Una decisione che ha un valore giuridico, ma anche simbolico: marcare una distanza netta tra l’ente e i comportamenti contestati, ribadendo che eventuali responsabilità individuali non possono e non devono ricadere sull’azienda nel suo complesso.

Le indagini, condotte dai carabinieri di Aosta, hanno portato alla luce un sistema di presunti abusi che, se confermati, sarebbero tanto più gravi perché maturati all’interno di una struttura pubblica. È qui che il caso assume una dimensione politica e istituzionale. Perché Aps non è una società qualunque: gestisce servizi che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini e rappresenta uno dei volti dell’amministrazione pubblica locale.

Lo scandalo, anche se circoscritto, incrina un’immagine costruita nel tempo e obbliga tutti — azienda, Comune, classe dirigente — a interrogarsi su vigilanza, trasparenza e responsabilità. Non basta attendere una sentenza per archiviare la vicenda. Qualunque sia l’esito del processo, resterà la necessità di rafforzare i controlli interni e di ricostruire, con i fatti, quella fiducia che ogni azienda pubblica deve meritare ogni giorno.

Il 5 marzo dirà se e in che misura le accuse reggeranno al vaglio del giudice. Ma una cosa è già certa: quando la giustizia entra nei corridoi di una società pubblica, il danno d’immagine è immediato. E il silenzio, in questi casi, non è mai una risposta sufficiente.

je.fe.