ECONOMIA - 22 gennaio 2026, 07:46

Intrattenimento, musica e sicurezza: stop alle ambiguità normative

La circolare ministeriale del 15 gennaio 2026 chiarisce definitivamente la distinzione tra locali di pubblico spettacolo e attività di bar e ristorazione. Un passaggio decisivo per operatori e amministrazioni, che mette al centro prevenzione incendi, autorizzazioni e responsabilità. Confcommercio e SILB Valle d’Aosta accolgono con favore il documento e chiedono regole chiare, applicate senza scorciatoie

Adriano Valieri, direttore generale Confcommercio VdA

«La circolare ministeriale rappresenta uno strumento operativo essenziale per tutte le attività di intrattenimento che devono orientarsi tra normative diverse e spesso confuse». È da qui che parte la lettura di Adriano Valieri, direttore generale di Confcommercio Valle d’Aosta, del documento emanato il 15 gennaio 2026 dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile. Un testo che interviene su uno dei terreni più delicati per il settore: il corretto inquadramento delle attività tra pubblico spettacolo e somministrazione, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di sicurezza e prevenzione incendi.

«Garantire il pieno rispetto delle disposizioni vigenti in materia di prevenzione incendi e pubblico spettacolo non è solo un obbligo normativo, ma una responsabilità verso lavoratori e clienti», sottolinea Valieri, annunciando che il servizio interno di Confcommercio dedicato alla sicurezza sui luoghi di lavoro «fornirà alle imprese tutti i dettagli applicativi della circolare e si rende disponibile a effettuare verifiche autorizzative e a chiarire ogni dubbio operativo».

La circolare, accolta positivamente anche dal SILB Valle d’Aosta (Sindacato Italiano Locali da Ballo), chiarisce finalmente una distinzione che per anni è rimasta opaca, se non volutamente ambigua. Nel rispetto del DPR 151/2011, il documento ribadisce che il D.M. 19 agosto 1996, che disciplina la prevenzione incendi nei locali di pubblico spettacolo, esclude espressamente dal proprio campo di applicazione i pubblici esercizi nei quali la musica è priva di attività danzante o di spettacolo, così come quelli in cui è presente il karaoke, a condizione che non vi siano sale dedicate alle esibizioni e che la capienza non superi le 100 persone.

In questi casi – così come per la musica dal vivo o l’accompagnamento musicale svolti in modo accessorio e non prevalente rispetto alla somministrazione – l’attività resta qualificabile come bar o ristorante. Ma il confine è chiaro e invalicabile: quando l’intrattenimento diventa elemento centrale e trasforma funzionalmente il locale, l’inquadramento cambia e con esso scattano tutti gli adempimenti previsti per i locali di pubblico spettacolo.

Un punto su cui insiste Michele Napoli, presidente del SILB Valle d’Aosta: «È fondamentale che tutti i locali di pubblico spettacolo siano in perfetta regola con le normative antincendio, dotati di estintori adeguati e di personale di sicurezza qualificato. La sicurezza dei clienti deve essere la priorità assoluta». Napoli richiama anche l’attenzione sugli eventi organizzati nei pubblici esercizi: «Gli eventi danzanti e di spettacolo, sia all’interno dei locali sia nei dehors, devono essere preventivamente autorizzati dalla Commissione di Pubblico Spettacolo, nel pieno rispetto delle norme sull’affollamento. La sicurezza non cambia a seconda dell’insegna».

Il valore politico e operativo della circolare sta proprio nel porre fine alle zone grigie. Non si tratta di limitare l’attività economica, ma di ricondurla dentro un quadro di regole chiare e uguali per tutti. In una regione come la Valle d’Aosta, dove l’offerta di intrattenimento è spesso intrecciata alla ristorazione e al turismo, la chiarezza normativa diventa uno strumento di tutela, non un ostacolo.

«Conoscere e applicare correttamente le regole – conclude Adriano Valieri – significa prevenire problemi, evitare sanzioni e, soprattutto, garantire ambienti sicuri. La circolare va letta in questa chiave: non come un appesantimento burocratico, ma come una bussola per chi lavora seriamente».

Una bussola che ora c’è. Sta agli operatori seguirla e alle istituzioni farla rispettare, senza scorciatoie e senza interpretazioni di comodo. Perché quando si parla di sicurezza, l’ambiguità non è mai neutra.

pi.mi.