Anche la Valle d’Aosta ha fatto sentire la propria voce a Strasburgo, al fianco di oltre mille agricoltori provenienti da tutta Europa, nella manifestazione promossa da Coldiretti davanti al Parlamento europeo. Una mobilitazione forte e partecipata, guidata dal presidente nazionale Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, che ha messo al centro la difesa delle produzioni locali e la denuncia delle importazioni sleali che mettono in difficoltà il sistema agricolo europeo, e in modo particolare quello delle aree montane.
La delegazione valdostana ha portato nella capitale europea le istanze di un’agricoltura fragile ma strategica, che garantisce presidio del territorio, qualità delle produzioni e sicurezza alimentare, ma che oggi si trova schiacciata tra vincoli sempre più stringenti e una concorrenza internazionale che non rispetta le stesse regole imposte alle imprese europee. Nel mirino di Coldiretti la linea della Commissione guidata da Ursula Von der Leyen, accusata di aver trasformato l’agricoltura in un “laboratorio ideologico” governato da tecnocrati lontani dai territori e dalle reali esigenze del mondo produttivo.
Secondo Coldiretti, le politiche comunitarie stanno imponendo costi e obblighi alle aziende agricole europee, mentre allo stesso tempo spalancano i mercati a prodotti importati da Paesi extra Ue che non rispettano gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali. Una deriva che, denunciano gli agricoltori, mette a rischio non solo il reddito delle imprese ma anche la sovranità alimentare del continente.
A ribadirlo è il direttore di Coldiretti Valle d’Aosta, Elio Gasco: “Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei è una priorità, perché mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché oggi solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere”.
Tra le richieste avanzate da Coldiretti c’è anche la necessità di una trasparenza totale sull’origine dei prodotti, attraverso l’obbligo dell’etichettatura chiara e l’abolizione del meccanismo del codice doganale dell’ultima trasformazione, considerato un vero e proprio inganno per i consumatori. Un sistema che consente di “europeizzare” prodotti che in realtà arrivano da filiere lontane e con standard produttivi molto diversi.
Per la Valle d’Aosta, la partecipazione alla manifestazione non è solo un gesto simbolico, ma una presa di posizione netta a difesa di un modello agricolo che rappresenta identità, economia e futuro delle comunità di montagna. Un messaggio diretto a Bruxelles: senza regole uguali per tutti, a pagare il prezzo più alto saranno proprio i territori più fragili e virtuosi.