I grandi eventi hanno da sempre esercitato un fascino irresistibile: promesse di modernità, riscatto, visibilità sul mondo. Oggi, però, nelle Alpi questo fascino si posa su un territorio attraversato dalla crisi climatica, dallo spopolamento e, al tempo stesso, da una crescente pressione turistica. A poche settimane dall’avvio dei Giochi, Milano-Cortina 2026 appare non solo come una festa dello sport, ma come uno dei più grandi programmi di investimenti pubblici e infrastrutturali nelle Alpi, con effetti che vanno ben oltre l’evento.
Accanto all’immagine iconica delle competizioni e ai cannoni per l’innevamento artificiale, pronti a prelevare fino a 98 litri d’acqua al secondo dal torrente Boite, a Cortina, emergono interrogativi centrali sulla sostenibilità ambientale, sulla trasparenza delle scelte, sull’uso delle risorse pubbliche e sugli impatti sociali sui territori.
“Novantotto litri al secondo possono essere usati per garantire piste perfette ai Giochi di Milano-Cortina 2026. È un dettaglio tecnico – ricorda Vanda Bonardo, presidente di CIPRA Italia – ma anche una metafora potente: mentre celebriamo l’evento sportivo più legato all’idea di natura e di freddo, dobbiamo produrre artificialmente ciò che dovrebbe essere il suo presupposto naturale. Le Olimpiadi della neve nell’epoca in cui la neve manca”.
Il modello olimpico continua a presentarsi come motore di sviluppo, e soprattutto di crescita infrastrutturale, nonostante i ripensamenti annunciati dal CIO e i “no” espressi in passato da città come Innsbruck, Sion o Monaco di Baviera, dove i cittadini hanno rifiutato di farsi carico dei costi economici e ambientali dei Giochi. Questo modello si innesta in un contesto alpino fragile, fatto di comunità piccole ed ecosistemi vulnerabili, dove le infrastrutture olimpiche spesso superano la capacità di carico, esercitando forti pressioni su ambiente, paesaggio e qualità della vita, e alimentando anche rincari e processi di gentrificazione.
L’ultimo report di Open Olympics parla di 98 opere per 3,54 miliardi di euro, che salgono a circa 6 miliardi includendo organizzazione e opere connesse. Solo il 13% riguarda direttamente le competizioni, mentre l’87% rientra nella cosiddetta “legacy”, soprattutto infrastrutture permanenti come strade e ferrovie. È qui che l’“eredità” diventa una questione concreta: cosa resterà davvero, per chi, e se si tratterà di opere utili o di cicatrici durature su paesaggi già sotto pressione.
Socrepes, a poche settimane dai Giochi. (ph. Fabio Tullio)
Il monitoraggio di Open Olympics 2026, le analisi di Nevediversa e il libro Oro colato di Altraeconomia mettono in luce gravi criticità in termini di trasparenza e tempistiche. Molte opere saranno concluse dopo l’evento e, per interventi chiave, mancano ancora dati completi su costi, finanziamenti e impatti ambientali. In un’epoca in cui la “sostenibilità” rischia di ridursi a uno slogan, la trasparenza diventa un atto di rispetto verso cittadini e territori e una questione di democrazia sostanziale, soprattutto in un Paese indebitato e con un welfare in contrazione. Dati aperti, comparabili e verificabili sono indispensabili per sapere chi decide, per chi e con quali informazioni, e per valutare costi, benefici ed efficienza della spesa pubblica.
“La geografia degli investimenti conferma che Milano-Cortina 2026 è, più che un evento, un gigantesco cantiere alpino: una mappa di flussi di capitale pubblico in cerca di legittimazione nella parola ‘sostenibilità’. Ma la sostenibilità – ricorda ancora Vanda Bonardo – se non diventa un vincolo operativo, resta una parola-ombrello, buona per dossier e cerimonie, meno per la vita reale dei luoghi. Non basta misurare il successo in medaglie, presenze turistiche o chilometri di asfalto: occorre interrogare il sommerso, fatto di comunità, risorse naturali, conflitti latenti e domande di senso che attraversano le montagne nel tempo del riscaldamento globale”.
“Le Alpi non sono una semplice scenografia, ma un laboratorio di futuro. Milano-Cortina 2026, più che una vetrina, può diventare una faglia: tra sviluppo e limite, tra flussi globali e microcosmi locali, tra la retorica della legacy e il bisogno di una vera resilienza ambientale e sociale. È lì che si gioca la partita decisiva: non sotto i riflettori, ma nel sottosuolo dei territori”.
Le Olimpiadi possono rappresentare un’opportunità solo a determinate condizioni: trasparenza su costi, finanziamenti e impatti; valutazioni climatiche e territoriali rigorose; coerenza con la mobilità sostenibile e la sicurezza; coinvolgimento reale delle comunità locali; regole del CIO che rendano la sostenibilità un vincolo operativo e non un semplice slogan.
Come affermato nel nuovo documento di posizione della CIPRA Internazionale, che chiede al CIO riforme complessive dei Giochi invernali nel contesto del cambiamento climatico, le Alpi non sono solo scenari di grandi eventi, ma territori strategici per sperimentare modelli di sviluppo resilienti. Per questo CIPRA Italia continuerà a monitorare cantieri e opere, prima e dopo i Giochi, per promuovere trasparenza, responsabilità e una reale sostenibilità.