CRONACA - 20 gennaio 2026, 09:33

Ci si sposa meno e più tardi: anche la Valle d’Aosta segue il trend nazionale

Nel 2024 i matrimoni in Italia calano del 5,9%, con un netto arretramento del rito religioso e un aumento delle nozze civili. La Valle d’Aosta non fa eccezione: meno matrimoni, età più avanzata e trasformazione profonda dei modelli familiari

Il matrimonio continua a perdere terreno in Italia e la Valle d’Aosta, pur con le sue specificità demografiche e culturali, si muove lungo la stessa traiettoria. Lo conferma il report Istat “Matrimoni, Unioni civili, Separazioni e Divorzi – anno 2024”, che fotografa un Paese dove ci si sposa sempre meno, sempre più tardi e con modalità sempre più lontane dalla tradizione religiosa.

Nel 2024 in Italia sono stati celebrati 173.272 matrimoni, con un calo del 5,9% rispetto al 2023. Sei unioni su dieci avvengono ormai con rito civile, mentre i matrimoni religiosi segnano una flessione marcata (-11,4% in un solo anno), accentuando una tendenza strutturale che riguarda anche territori storicamente legati alla celebrazione in chiesa, come molte realtà valdostane.

In una regione caratterizzata da una popolazione ridotta e da un forte invecchiamento demografico come la nostra Petite Patrie, il fenomeno assume contorni ancora più evidenti. Anche in Valle d’Aosta i matrimoni civili rappresentano ormai la scelta prevalente, mentre le prime nozze diminuiscono e l’età media degli sposi continua a salire, in linea con il dato nazionale: 34,8 anni per gli uomini e 32,8 per le donne.

La contrazione delle seconde nozze, segnalata dall’Istat a livello italiano, riflette un cambiamento più profondo: meno formalizzazione dei legami, maggiore instabilità lavorativa, costi elevati e una percezione diversa del matrimonio come istituzione. In un contesto alpino dove il radicamento territoriale è forte ma le opportunità per i giovani sono spesso limitate, questi fattori pesano in modo significativo.

Interessante anche il dato sulle separazioni e i divorzi, entrambi in calo: nel 2024 le separazioni sono state 75.014 (-9%) e i divorzi 77.364 (-3,1%). Un dato che non va letto come un ritorno alla stabilità familiare, ma piuttosto come conseguenza diretta della diminuzione dei matrimoni stessi.

Calano anche le unioni civili tra persone dello stesso sesso (2.936, -2,7%), mentre crescono le nozze che coinvolgono stranieri e nuovi cittadini italiani, segnale di una società che cambia anche in Valle d’Aosta, terra di confine e di mobilità, seppur con numeri contenuti.

I dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 indicano un’ulteriore flessione dei matrimoni (-5,9%), confermando che non si tratta di un rimbalzo temporaneo, ma di una trasformazione strutturale. In Valle d’Aosta, dove il dibattito politico spesso si concentra su natalità, spopolamento e servizi alle famiglie, il tema del matrimonio diventa così un indicatore chiave di un cambiamento culturale più ampio.

Meno riti, meno promesse “per sempre”, più scelte individuali e più incertezze. Un segnale che interroga non solo la società, ma anche le politiche pubbliche, chiamate a misurarsi con nuove forme di famiglia e nuovi bisogni sociali.

je-pa. Sa.