Il rumore dell’acqua che scendeva senza tregua, le strade trasformate in ruscelli improvvisati, la preoccupazione per case, stalle e attività messe alla prova da un’estate che, in poche ore, aveva mostrato il suo volto più duro. A Bionaz e Oyace il 19 agosto 2025 non è stata una data qualunque: gli eventi temporaleschi che hanno colpito l’alta Valpelline hanno lasciato segni concreti e, per molti, ancora aperti.
Ora, a distanza di mesi, arriva un passaggio atteso da chi ha contato i danni e ha dovuto stringere i denti. La Presidenza della Regione ha comunicato che da domani, martedì 20 gennaio 2026, sarà possibile predisporre le domande di contributo per ottenere i ristori destinati ai soggetti privati e alle attività economiche e produttive colpite da quel violento episodio meteorologico.
Le richieste dovranno essere presentate esclusivamente online, attraverso la piattaforma regionale dedicata, accessibile tramite SPID, Carta Nazionale dei Servizi o Carta di Identità Elettronica. Il termine ultimo è fissato all’8 aprile prossimo, una finestra temporale che impone attenzione e puntualità, soprattutto per chi ha meno dimestichezza con le procedure digitali.
Per accompagnare cittadini e imprese nella compilazione delle domande, sul sito della Protezione Civile della Valle d’Aosta è disponibile una sezione specifica dedicata all’evento del 19 agosto 2025. Qui sono consultabili le “Disposizioni applicative”, il documento che entra nel merito di requisiti, documentazione richiesta, criteri e misure di contributo previste.
I ristori sono disciplinati dalla legge regionale di Protezione Civile (l.r. 5/2001) e riguardano, per i privati, l’indennizzo dei danni subiti alle abitazioni e ai beni mobili. Per le imprese e le attività produttive, invece, l’obiettivo è favorire il ripristino e la ripresa, in territori dove ogni azienda rappresenta spesso un presidio economico e sociale insostituibile.
Non è solo una questione di moduli e piattaforme: per Bionaz e Oyace questa fase segna il tentativo di chiudere, almeno in parte, una ferita lasciata dal maltempo. Dietro ogni domanda ci sono storie di quotidianità interrotta e di comunità che, come spesso accade in montagna, hanno reagito insieme all’emergenza e ora chiedono risposte concrete.