FEDE E RELIGIONI - 18 gennaio 2026, 09:00

VANGELO DELLA DOMENICA: Chiamati per nome, raggiunti dallo sguardo

Domenica 18 gennaio 2026. Vangelo Mc 2,13-17

Saul parte alla ricerca di asine smarrite. È un viaggio semplice, quasi banale, senza grandi intenzioni spirituali. Eppure, proprio dentro questo movimento quotidiano, Dio sta già operando. Saul non sa di essere cercato mentre cerca. Non immagina che il suo passo incerto lo sta conducendo verso una chiamata che lo supera. Quando incontra Samuele, scopre che il Signore lo ha già visto, già scelto, già pensato. L’unzione arriva come un segno silenzioso ma decisivo: lo Spirito del Signore irrompe nella sua vita e la trasforma. Dio non attende che l’uomo sia completo; lo prende così com’è e lo rende capace di ciò che da solo non potrebbe essere.

Il Salmo raccoglie questo stupore e lo trasforma in fiducia. Il re non si affida alla forza dei cavalli né alla potenza delle armi, ma al nome del Signore. È una fede che nasce dall’esperienza: quando Dio chiama, sostiene; quando sceglie, non abbandona. La salvezza non è frutto di strategie umane, ma di una relazione viva. È il cuore che si appoggia a Dio a trovare stabilità, anche quando il cammino resta incerto.

Nel Vangelo, Gesù passa ancora una volta lungo una strada. Vede Levi seduto al banco delle imposte: fermo, incastrato in una vita che tutti giudicano e scartano. Lo sguardo di Gesù, però, non si ferma al passato né alla reputazione. Vede un uomo possibile. E con una semplicità disarmante dice: «Seguimi». Nessuna spiegazione, nessuna condizione. Levi si alza. Il movimento di Saul diventa qui decisione chiara: lasciare ciò che definiva la propria identità per entrare in una relazione che apre alla vita.

La scena si sposta a tavola. Gesù mangia con pubblicani e peccatori. È un gesto forte, concreto, carico di significato: Dio non resta a distanza, non guarisce dall’alto, ma si siede accanto. Davanti allo scandalo dei benpensanti, Gesù rivela il cuore del Padre: non è venuto per i sani, ma per i malati. Non per chi si sente giusto, ma per chi sa di avere bisogno. La chiamata non è premio per i migliori, ma possibilità offerta a chiunque si lasci raggiungere.

In questi tre testi emerge un unico filo: Dio prende l’iniziativa, entra nelle pieghe della vita reale, e trasforma l’ordinario in luogo di salvezza. Saul, il re; Levi, il peccatore; il popolo che prega nel Salmo: tutti sono accomunati da uno sguardo che li precede e da una chiamata che li rimette in cammino.

Oggi la Parola ci ricorda che Dio continua a passare. Ci vede dove siamo, ci chiama per nome e ci invita ad alzarci. Non chiede perfezione, ma disponibilità. Non chiede garanzie, ma fiducia. E là dove ci lasciamo incontrare, la nostra storia può diventare spazio di salvezza.

S. M.B.