Informazione economica e aziendale - 17 gennaio 2026, 07:00

Imballaggi in EPS: come proteggere dagli urti e dalle vibrazioni durante il trasporto

La protezione dei prodotti durante il trasporto è diventata un tema strategico per le imprese di ogni dimensione.

L’aumento degli scambi internazionali, l’esplosione dell’e-commerce e le aspettative sempre più elevate dei clienti in termini di integrità del prodotto rendono fondamentale ripensare materiali e soluzioni di imballaggio.

In questo contesto, l’EPS (polistirene espanso sinterizzato) – spesso indicato come “polistirolo” – è uno dei materiali più diffusi per imballaggi tecnici e protettivi. Utilizzato da PMI industriali, aziende del food, produttori di elettrodomestici, componentistica meccanica e dispositivi elettronici, consente di assorbire urti e vibrazioni con un rapporto costo/prestazioni difficilmente eguagliabile.

Che cos’è l’EPS e perché è così efficace per la protezione dagli urti

L’EPS è un materiale espanso rigido, costituito per circa il 98% da aria imprigionata in una struttura di celle chiuse di polistirene. Questa architettura microcellulare è la chiave delle sue prestazioni: la deformazione controllata delle celle consente di dissipare l’energia meccanica generata da urti, cadute e vibrazioni lungo tutta la catena logistica.

Per gli imballaggi, l’EPS viene modellato in inserti sagomati, angolari, alveoli o casse complete, progettati su misura per adattarsi alle geometrie del prodotto. A differenza dei riempitivi “a volume” (chips, carta accartocciata, ecc.), un inserto sagomato lavora in modo molto più prevedibile: blocca il prodotto in posizione, distribuisce le sollecitazioni e riduce drasticamente i picchi di accelerazione che possono danneggiare componenti fragili o sensibili.

Quando si parla di polistirolo per imballaggi (EPS) non si fa riferimento a un materiale generico, ma a un sistema tecnico che combina densità, forma, spessori e logiche di appoggio calibrate sulle specifiche del prodotto da proteggere.

Scenario della logistica moderna: perché il rischio di urti e vibrazioni è aumentato

Negli ultimi dieci anni le filiere logistiche sono diventate più lunghe, complesse e frammentate. Secondo diverse ricerche internazionali nel settore del packaging e del trasporto merci, il numero medio di “passaggi di mano” (hub, depositi, corrieri, consegne intermedie) per un collo destinato al consumatore finale è aumentato in modo significativo, in particolare per le spedizioni e-commerce.

Ogni passaggio comporta nuove possibilità di cadute accidentali, urti contro altre unità di carico, compressioni da impilamento e vibrazioni generate da:

●       movimentazione su nastri trasportatori e rulliere;

●       carico e scarico con transpallet e carrelli elevatori;

●       trasporto su camion, treno o nave (vibrazioni a frequenze diverse);

●       consegna finale, spesso con mezzi leggeri e in contesti urbani.

La conseguenza è che un singolo imballaggio deve resistere a sollecitazioni meccaniche più numerose e meno controllabili rispetto al passato. Parallelamente, molti prodotti si sono fatti più complessi e delicati: elettronica con componenti miniaturizzati, apparecchi medicali, macchine con parti calibrate, soluzioni ad alto valore tecnologico. La fragilità aumenta, così come le aspettative di integrità del cliente finale.

Il risultato è un crescente costo economico e reputazionale dei danneggiamenti in trasporto, che colpisce in modo particolare le PMI, spesso meno strutturate per gestire resi, riparazioni e sostituzioni in modo efficiente.

Dati e statistiche: l’impatto reale dei danni da trasporto

Le ricerche condotte negli ultimi anni da associazioni di categoria internazionali del settore imballaggio e logistica convergono su alcuni ordini di grandezza significativi. In diversi studi emerge che una quota non trascurabile – spesso stimata tra il 2% e il 5% – delle spedizioni B2C subisce qualche tipo di danneggiamento, visibile o funzionale, durante il trasporto.

Nei settori ad alto valore unitario (elettronica, apparecchiature professionali, macchinari e componentistica) anche una percentuale più bassa può avere un impatto economico rilevante. Secondo analisi riportate in ambito packaging industriale, il costo totale di un reso danneggiato può essere fino a 5–7 volte superiore al solo valore del prodotto, se si considerano:

●       trasporto di andata e ritorno;

●       gestione amministrativa del reclamo;

●       verifica tecnica, riparazione o sostituzione;

●       eventuali penali contrattuali o sconti commerciali;

●       perdita di fiducia del cliente e impatto sull’immagine aziendale.

In Italia, dove una quota importante del tessuto produttivo è costituito da PMI manifatturiere orientate all’export, gli imballaggi protettivi svolgono un ruolo decisivo. Studi commissionati da associazioni europee del polistirene espanso evidenziano come l’EPS sia ampiamente utilizzato nel settore dell’elettronica, degli elettrodomestici e della meccanica di precisione proprio per la capacità di ridurre drasticamente i tassi di danneggiamento lungo catene logistiche lunghe migliaia di chilometri.

A livello europeo, le statistiche sui rifiuti da imballaggio mostrano che gli imballaggi in plastica (tra cui l’EPS) rappresentano una quota significativa dei volumi, ma non necessariamente delle tonnellate, vista la bassa densità del materiale. Questo dato è importante anche in prospettiva di sostenibilità: un imballaggio leggero contribuisce a ridurre il peso complessivo delle spedizioni, con effetti indiretti sui consumi di carburante e sulle emissioni di CO₂.

Come l’EPS assorbe urti e vibrazioni: principi tecnici in chiave pratica

Per comprendere perché l’EPS sia così diffuso negli imballaggi protettivi, occorre guardare a tre parametri fondamentali: densità, geometria e modo di carico. È da questa triade che derivano le prestazioni reali in termini di resistenza agli urti e alle vibrazioni.

Densità e resistenza meccanica

L’EPS per imballaggio è disponibile in un’ampia gamma di densità, generalmente tra i 10 e i 30 kg/m³ per gli usi più comuni, con valori anche più elevati per applicazioni speciali. Una densità maggiore corrisponde a:

●       maggiore resistenza alla compressione (utile in caso di impilamento su pallet);

●       maggiore capacità di assorbire energia in spessori ridotti;

●       minore deformazione permanente dopo l’urto, fino a determinati limiti.

La scelta della densità dipende quindi dal peso del prodotto, dal tipo di sollecitazioni previste e dai vincoli logistici (impilamento, trasporto intermodale, stoccaggio prolungato).

Geometria: dove e come appoggia il prodotto

La forma degli inserti in EPS è almeno tanto importante quanto la densità del materiale. Un buon progetto di imballaggio definisce con precisione:

●       i punti di appoggio, che devono essere posizionati sulle parti più robuste del prodotto, evitando zone sensibili;

●       gli spessori minimi necessari tra prodotto, pareti della scatola e potenziali punti di impatto;

●       i canali e i vuoti d’aria che contribuiscono ad assorbire energia e a stabilizzare il collo.

Un inserto studiato correttamente “sospende” il prodotto, mantenendolo bloccato ma non costretto in modo rigido. In caso di urto, l’energia viene dissipata dalla deformazione controllata dell’EPS, riducendo la trasmissione dello shock al contenuto.

Urti, cadute e vibrazioni: tre fenomeni diversi

Nel progettare un imballaggio in EPS è utile distinguere tra:

●       urti localizzati (es. colpo contro uno spigolo o una parete): richiedono spessori adeguati e angolari rinforzati;

●       cadute dall’alto, tipicamente da altezze comprese tra 60 e 100 cm per i colli manuali: si valuta la capacità dell’EPS di limitare l’accelerazione trasmessa al prodotto;

●       vibrazioni prolungate (es. durante trasporti su strade dissestate o su navi): occorre evitare fenomeni di risonanza tra prodotto e imballo, scegliendo correttamente punti di vincolo e rigidezze.

In ambito industriale, molti imballaggi vengono testati secondo normative tecniche che prevedono prove di caduta libera, shock meccanici e vibrazioni su tavola vibrante. L’EPS, grazie alla sua struttura a celle chiuse, offre una risposta prevedibile e ripetibile, facilitando la progettazione e la validazione del sistema protettivo.

Rischi e criticità quando l’imballaggio in EPS è inadeguato

Un uso approssimativo dell’EPS – o, più in generale, di qualsiasi materiale protettivo – può rivelarsi controproducente. Alcune criticità ricorrenti nelle PMI derivano da scelte di imballaggio basate più sull’abitudine che su una valutazione tecnica strutturata.

Tra i rischi più frequenti si possono evidenziare:

●       densità insufficiente rispetto al peso o alle sollecitazioni previste, con schiacciamenti eccessivi e perdita di funzione protettiva;

●       spessori ridotti nei punti critici, in particolare agli spigoli, dove si concentrano spesso gli urti;

●       appoggi in zone delicate del prodotto, come schede elettroniche, connettori o parti sporgenti;

●       assenza di test realistici: imballi progettati solo “a tavolino”, senza simulare cadute e vibrazioni tipiche della filiera logistica;

●       non considerazione dell’impilamento: imballi che reggono bene l’urto singolo ma cedono sotto carichi statici prolungati in magazzino o in container.

Questi errori possono generare una casistica di danneggiamenti apparentemente casuali (un lotto arriva integro, un altro no), che rende difficile individuare la causa reale. In molti casi, una revisione tecnica dell’imballo in EPS consente di ridurre drasticamente i problemi, spesso con variazioni relativamente contenute di materiale e geometria.

Va considerato inoltre il rischio di criticità ambientali e di percezione da parte dei clienti: un imballaggio voluminoso, non ottimizzato, può essere percepito come “spreco”, soprattutto in un contesto in cui la sensibilità alla sostenibilità è in crescita. Questo rende ancora più importante un approccio razionale, che giustifichi le scelte di imballaggio in termini di funzione, prestazioni e possibilità di recupero del materiale.

Vantaggi e opportunità di un uso corretto dell’EPS negli imballaggi

Quando progettato e utilizzato in modo consapevole, l’EPS offre un insieme di vantaggi che interessano sia la dimensione tecnica, sia quella economica e organizzativa.

Riduzione dei danneggiamenti e dei costi indiretti

L’obiettivo primario è ridurre il tasso di prodotti danneggiati in transito. Anche un miglioramento apparentemente piccolo può avere effetti significativi sulla redditività complessiva. Se un’azienda riesce a dimezzare il numero di resi per danno (ad esempio dal 2% all’1%), il beneficio economico risultante, tra minori riparazioni, sostituzioni, costi logistici e oneri gestionali, può essere superiore all’investimento aggiuntivo nell’imballaggio protettivo.

A questo si aggiunge un elemento spesso sottovalutato: la stabilità operativa. Meno reclami e resi significano flussi di lavoro più prevedibili, minore pressione sul servizio clienti e sui reparti tecnici, maggiore possibilità di concentrare risorse su attività a valore aggiunto.

Ottimizzazione del peso e dei costi di trasporto

L’EPS è estremamente leggero: questo consente di aggiungere protezione senza incrementare in modo significativo il peso dei colli. In alcune configurazioni, il passaggio da soluzioni più pesanti a inserti in EPS può ridurre il peso complessivo dell’imballo, con effetti positivi sui costi di trasporto – soprattutto per spedizioni aeree o per tariffe basate sul peso.

È importante però considerare anche gli ingombri: inserimenti progettati con attenzione possono ottenere elevata protezione con volumi contenuti, ottimizzando il numero di colli per pallet o per container. Un buon compromesso tra protezione e densità di carico è spesso il risultato di un lavoro congiunto tra responsabili logistica, progettisti di imballaggi e fornitori di EPS.

Flessibilità progettuale e personalizzazione

L’EPS si presta molto bene alla realizzazione di forme complesse, calibrate sulle geometrie specifiche del prodotto. Questo apre opportunità non solo di protezione, ma anche di ergonomia: imballi più semplici da montare, più rapidi da riempire, chiari per l’operatore, con riduzione degli errori di confezionamento.

Per le aziende che gestiscono gamme di prodotti articolate, la possibilità di costruire “famiglie” di inserti intercambiabili in EPS permette di limitare il numero di codici di imballo, semplificando inventari e approvvigionamenti.

Normativa, sicurezza e sostenibilità: cosa devono sapere le PMI

L’uso di imballaggi in EPS si colloca all’interno di un quadro normativo e regolatorio che coinvolge vari ambiti: sicurezza del trasporto, rifiuti da imballaggio, economia circolare e, in alcuni casi, requisiti di settore specifici (ad esempio per prodotti alimentari o medicali).

Sicurezza del trasporto e norme tecniche

Per i colli destinati al trasporto terrestre, marittimo o aereo, esistono standard tecnici che definiscono metodi di prova per valutare la resistenza dell’imballaggio a urti, cadute e vibrazioni. Sebbene non sempre obbligatori per legge, questi standard costituiscono un riferimento importante per chi progetta imballaggi tecnici in EPS, perché consentono di validare le soluzioni in modo oggettivo.

In ambito ADR (trasporto di merci pericolose su strada), l’imballaggio deve rispettare requisiti specifici di resistenza meccanica e tenuta. In questi casi, l’EPS può essere utilizzato come componente di protezione interna, integrato con altri materiali che forniscono la necessaria barriera o contenimento.

Gestione dei rifiuti da imballaggio ed economia circolare

In Europa e in Italia la normativa sui rifiuti da imballaggio attribuisce responsabilità specifiche ai produttori e agli utilizzatori, in termini di contributi e obiettivi di recupero. L’EPS rientra nella categoria degli imballaggi in plastica: può essere raccolto e avviato a riciclo meccanico, a condizione che venga gestito correttamente.

In diversi Paesi europei sono attivi consorzi e sistemi di filiera dedicati al recupero del polistirene espanso, con impianti che trasformano l’EPS post-consumo in materia prima seconda per nuovi prodotti (pannelli isolanti, oggetti plastici, ecc.). La possibilità di riciclare efficacemente dipende però dalla pulizia del materiale e dalla logistica di raccolta, aspetti che stanno evolvendo con l’aumento dell’attenzione ambientale di aziende e consumatori.

Per le imprese utilizzatrici, è sempre più rilevante saper spiegare ai clienti finali come gestire correttamente l’imballaggio in EPS a fine vita, inserendolo nei flussi di raccolta differenziata previsti a livello locale. Una comunicazione chiara su questo punto può contribuire a mitigare eventuali percezioni negative legate all’uso di materiali plastici.

Indicazioni operative per progettare imballaggi in EPS realmente efficaci

Per trasformare il potenziale dell’EPS in prestazioni concrete, è utile seguire un percorso strutturato, soprattutto nelle PMI dove le risorse dedicate al packaging sono spesso limitate.

1. Analizzare il prodotto e le sue criticità

Il primo passo consiste nell’analisi tecnica del prodotto da proteggere: peso, dimensioni, forma, punti fragili, eventuali sporgenze, sensibilità alle vibrazioni. È utile coinvolgere chi conosce bene il prodotto (ufficio tecnico, produzione, assistenza post-vendita) per individuare le parti più delicate e le modalità tipiche di danneggiamento osservate sul campo.

2. Mappare la filiera logistica

Non esiste un imballaggio “universale”: un prodotto che viaggia solo su brevi distanze, in circuiti controllati, richiede livelli di protezione diversi rispetto a un bene destinato all’export oltreoceano. È quindi fondamentale mappare la filiera: numero di trasbordi, mezzi utilizzati, condizioni di stoccaggio, impilamenti massimi previsti, eventuali criticità già emerse (rotture, urti, ribaltamenti di pallet).

3. Definire requisiti prestazionali chiari

Sulla base dell’analisi precedente, è possibile tradurre le esigenze in requisiti concreti: altezza massima di caduta da considerare, carico di compressione da sopportare, durata e frequenze tipiche delle vibrazioni. Questo approccio favorisce un dialogo costruttivo con il fornitore di EPS, che può proporre soluzioni mirate in termini di densità, forma e configurazione degli inserti.

4. Progettare e prototipare gli inserti in EPS

La fase di progettazione geometrica deve mirare a:

●       bloccare il prodotto in modo stabile senza stress puntuali;

●       garantire spessori di sicurezza rispetto alle pareti esterne;

●       facilitare il montaggio e il confezionamento;

●       ottimizzare volumi e peso complessivi dell’imballo.

La prototipazione – anche con metodi rapidi – consente di verificare sul campo facilità d’uso, tempi di confezionamento e potenziali criticità prima di passare alla produzione su larga scala.

5. Testare in modo realistico

Un aspetto spesso trascurato è la verifica sperimentale dell’imballaggio. Anche senza ricorrere necessariamente a laboratori esterni per ogni progetto, è consigliabile effettuare:

●       prove di caduta da altezze rappresentative, su vari lati e spigoli;

●       verifiche di impilamento in magazzino per periodi significativi;

●       spedizioni pilota, monitorando eventuali reclami o anomalie.

Per prodotti ad alto valore unitario o destinati a mercati particolarmente esigenti, l’investimento in prove di laboratorio secondo standard internazionali può essere ampiamente giustificato dai benefici in termini di riduzione dei danneggiamenti.

6. Monitorare, correggere, aggiornare

Il packaging non è un elemento statico. Cambiamenti nei prodotti, nei fornitori logistici, nelle modalità di distribuzione o nei mercati di destinazione possono richiedere aggiornamenti periodici degli imballaggi in EPS. Un sistema di raccolta strutturata delle informazioni su danni, resi e reclami permette di individuare tempestivamente segnali di deterioramento delle prestazioni e intervenire con correzioni mirate.

FAQ: domande frequenti sugli imballaggi in EPS per urti e vibrazioni

L’EPS protegge meglio di altri materiali da riempimento “sfusi”?

Per prodotti delicati o di valore, gli inserti sagomati in EPS offrono generalmente una protezione più prevedibile e costante rispetto ai materiali sfusi (chips, carta, ecc.), perché bloccano il prodotto in posizione e distribuiscono in modo controllato le sollecitazioni. I materiali sfusi possono essere utili per riempire volumi residui, ma non sostituiscono un sistema protettivo progettato ad hoc.

L’imballaggio in EPS è compatibile con le esigenze di sostenibilità?

L’EPS è leggero, riduce i danneggiamenti (e quindi gli sprechi di prodotto) ed è tecnicamente riciclabile. La compatibilità con gli obiettivi di sostenibilità dipende in larga misura da come viene progettato, utilizzato e gestito a fine vita. Una progettazione ottimizzata – che eviti sprechi di materiale e faciliti la raccolta differenziata – è un elemento chiave per conciliare prestazioni e responsabilità ambientale.

Per quali prodotti è particolarmente indicato l’uso di EPS?

L’EPS è particolarmente adatto per prodotti fragili o sensibili alle sollecitazioni meccaniche: apparecchi elettronici, elettrodomestici, componenti meccaniche di precisione, macchinari, apparecchiature medicali, prodotti in vetro o ceramica, nonché per imballaggi isotermici in ambito alimentare e farmaceutico. In tutti questi casi, la possibilità di modellare inserti su misura consente di ottenere alti livelli di protezione con pesi contenuti.

Conclusioni: perché investire in imballaggi in EPS ben progettati conviene alle PMI

In un contesto logistico sempre più complesso, la protezione del prodotto non può essere affidata all’improvvisazione. Per le PMI che operano in settori tecnici o esportano su mercati lontani, l’imballaggio in EPS rappresenta uno strumento strategico per difendere valore, reputazione e margini.

Un progetto di imballo ben studiato – che parta dall’analisi del prodotto e della filiera, definisca requisiti chiari, utilizzi correttamente le potenzialità dell’EPS e preveda test realistici – consente di ridurre i danneggiamenti, ottimizzare i costi di trasporto e allinearsi alle crescenti aspettative in tema di affidabilità e responsabilità ambientale.

Per le aziende che intendono migliorare la propria gestione degli imballaggi tecnici, il percorso più efficace passa da un confronto strutturato con partner specializzati in EPS, in grado di tradurre le esigenze operative in soluzioni concrete, testate e sostenibili nel medio-lungo periodo.

Investire tempo e competenze nella progettazione di imballaggi in EPS non è un costo accessorio, ma una leva competitiva: significa ridurre gli imprevisti, aumentare la qualità percepita e tutelare il valore del prodotto dal momento in cui esce dallo stabilimento fino al momento in cui viene messo in funzione dal cliente finale.






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