Dallo stemma di un vescovo si comprende molto della sua storia e del messaggio che intende comunicare al mondo. E, in effetti, lo stemma di Leone XIV racchiude in sé molte delle caratteristiche del Papa: la campitura azzurra che richiama Maria, l’emblema dell’Ordine Agostiniano e il motto In Illo Uno Unum — “nell’unico Cristo siamo uno” — tratto direttamente dal pensiero di Sant’Agostino.
La comprensione dello stemma papale rientra pienamente nell’ambito dell’araldica ecclesiastica cattolica, che non riguarda soltanto gli stemmi episcopali. Fabio Cassani Pironti, esperto di araldica ecclesiastica, ha illustrato il significato di questi simboli nel corso di un convegno tenutosi a Vilnius lo scorso luglio, intitolato “Capi di Stato: antenati, stemmi e bandiere”.
Ad ACI Stampa, Cassani Pironti spiega che la Chiesa «possedeva già i propri simboli religiosi nel periodo pre-araldico, come figure sacre, strumenti della crocifissione, animali simbolici e icone dei santi», e che è solo a partire dal XIII secolo che questi elementi iniziano a essere inseriti in stemmi e sigilli.
L’araldica ecclesiastica, tuttavia, segue regole diverse rispetto a quella civile. In particolare, non esiste il principio della primogenitura: un vescovo creato cardinale può adottare un nuovo stemma, così come può farlo un cardinale eletto Papa.
Nella Chiesa cattolica non esiste un ufficio specificamente deputato all’araldica. Ciò nonostante, l’araldica ecclesiastica è regolata da norme precise e consolidate.
Come sottolinea Cassani Pironti, «il Papa è al tempo stesso capo della Chiesa cattolica e sovrano dello Stato della Città del Vaticano», un duplice ruolo che si riflette in tre distinti simboli: l’emblema della Santa Sede, l’emblema dello Stato della Città del Vaticano e lo stemma personale del Pontefice, cui si affianca la bandiera vaticana.
Lo stemma personale del Papa, spiega l’esperto, presenta «una partizione diagonale sinistra d’azzurro e d’argento: nel primo campo un giglio d’argento, nel secondo un cuore infiammato, trafitto da una freccia, posto sopra un libro, il tutto di rosso».
Cassani Pironti evidenzia inoltre che «lo stemma comprende i simboli papali tradizionali: la mitra tribanda, copricapo liturgico, e le due chiavi incrociate, una d’oro e una d’argento, poste dietro lo scudo».
Lo stemma di Leone XIV si caratterizza per il campo azzurro, «che richiama l’altezza del cielo», e per il giglio, simbolo mariano per eccellenza. Nel campo argenteo spicca invece «l’emblema dell’Ordine Agostiniano: un cuore ardente trafitto da una freccia», riferimento diretto alle Confessioni di Sant’Agostino e al celebre passo “Sagittaveras tu cor meum charitate tua” (“Hai ferito il mio cuore con il tuo amore”). Dal XVI secolo, questo simbolo è entrato stabilmente negli emblemi agostiniani, con diverse varianti.
Anche il motto proviene dai testi di Sant’Agostino e riflette, osserva Cassani Pironti, «un ideale di Chiesa unita, nonostante le differenze e le tensioni che inevitabilmente la attraversano».
Nello stemma papale compaiono poi la tiara e le due chiavi incrociate in forma di croce di Sant’Andrea, una d’oro e una d’argento, dalle cui impugnature pendono cordoni tradizionalmente rossi. «Il simbolismo — spiega Cassani Pironti — è di origine evangelica ed è legato alle chiavi consegnate da Cristo all’apostolo Pietro», con riferimento al passo di Matteo: “A te darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
Le chiavi incrociate sono l’insegna ufficiale della Santa Sede fin dal XIV secolo: quella d’oro allude al potere nel regno dei cieli, quella d’argento all’autorità spirituale del Papato sulla terra.
Diverso è lo stemma dello Stato della Città del Vaticano, creato nel 1929. Il blasone raffigura le chiavi in croce di Sant’Andrea, d’argento e d’oro, sotto una tiara d’argento coronata d’oro, poste su uno scudo di forma russa. In questo caso, osserva Cassani Pironti, «le chiavi sono invertite rispetto allo stemma della Santa Sede: quella d’argento si trova a destra e quella d’oro a sinistra. L’inversione può essere interpretata come un riferimento al potere temporale dello Stato rispetto a quello spirituale della Santa Sede».
La bandiera vaticana è infine uno stendardo diviso verticalmente in giallo, verso l’asta, e in bianco, con la parte bianca recante le chiavi incrociate sormontate dalla tiara, anch’esse invertite. L’esperto segnala come «sulla bandiera sorgano problemi quando le chiavi non vengono riprodotte correttamente su entrambi i lati: sul retro risultano inevitabilmente specchiate».
Cassani Pironti passa infine in rassegna diversi stemmi di prelati e istituzioni ecclesiastiche contemporanee. Poiché non esiste un organismo che controlli l’assunzione degli stemmi, accade talvolta che, soprattutto in Paesi lontani dalla tradizione araldica europea, venga adottata un’immagine simbolica anziché un vero stemma.
Un prelato, conclude l’esperto, assume formalmente il proprio stemma al momento dell’elevazione all’episcopato, mentre gli stemmi adottati dai prelati minori non hanno valore ufficiale, secondo quanto stabilito dalle norme del 1969 (Ut sive sollicite, Acta Apostolicae Sedis, n. 61).