CRONACA - 15 gennaio 2026, 08:13

Iran, silenzio assordante: la Valle d’Aosta osserva senza reagire

Le immagini dei prigionieri torturati in Iran scuotono le coscienze del mondo, ma in Valle d’Aosta la politica e la Chiesa restano silenti. Un’assenza che disorienta i cittadini e mette a nudo il vuoto dei riferimenti morali e istituzionali locali

Ieri, davanti agli schermi, è apparso un orrore che non ammette giustificazioni: prigionieri in Iran, uomini e donne incarcerati, torturati, sottoposti a processi sommari e a violenze inumane, puniti solo per aver manifestato il proprio pensiero o la propria fede. Immagini che avrebbero dovuto scuotere il mondo intero, e che invece registrano l’indifferenza colpevole di chi, vicino a noi, ha il dovere di parlare.

Eppure, in Valle d’Aosta, la politica tace. Partiti e istituzioni regionali non hanno trovato parola né gesto per condannare ciò che accade in una delle peggiori dittature del pianeta. Non una presa di posizione, non una dichiarazione ufficiale: solo silenzio. Un silenzio che pesa, che pesa sui cittadini, che disorienta, che fa sorgere domande inevitabili su cosa significhi guidare una comunità autonoma se davanti alle ingiustizie internazionali non c’è coraggio né iniziativa.

La Chiesa valdostana non è da meno. L’assenza di una dichiarazione, di un gesto di solidarietà verso chi soffre, è assordante. In un tempo in cui le parole dei vescovi e dei parroci possono essere fari di riferimento, la mancata denuncia diventa complicità morale. I fedeli guardano e non vedono la voce che dovrebbero sentire, l’orientamento etico che li aiuti a comprendere e reagire. In un mondo dove i diritti fondamentali vengono calpestati, il silenzio della Curia è un vuoto incolmabile.

I valdostani hanno bisogno di punti fissi. Non chiedono propaganda né ideologie: chiedono chiarezza, coraggio, riferimenti certi in un tempo di smarrimento. Il silenzio istituzionale e religioso, invece, produce smarrimento, confusione e rassegnazione. Per chi osserva dall’esterno, sembra un’assuefazione: come se il male lontano non meritasse attenzione, come se la difesa dei diritti umani fosse un optional.

Non possiamo tacere di fronte a chi subisce violenza per le proprie convinzioni religiose, per la propria libertà di pensiero, per aver osato denunciare l’ingiustizia. L’Iran è oggi un teatro di crudeltà inaudita: donne impiccate, giovani giustiziati, prigionieri politici torturati. Questo non è solo un dramma iraniano: è un monito universale, una sfida morale che chi governa e chi guida la Chiesa locale non può ignorare senza perdere legittimità agli occhi dei cittadini.

La Valle d’Aosta deve scegliere se continuare a osservare, inerme, o se alzare la voce. Il tempo della prudenza è finito. Quando i potenti tacciono e le autorità religiose si chiudono nel silenzio, l’indignazione dei cittadini diventa l’unico faro di giustizia. E i valdostani meritano di più del vuoto assordante a cui oggi devono assistere.

pi.mi.