Il bene comune - 15 gennaio 2026, 10:06

Dare nuova vita ai beni confiscati: una firma per rafforzare la legalità

La campagna di Libera chiede di destinare una quota del Fondo Unico di Giustizia alla gestione dei beni sottratti alle mafie. In Valle d’Aosta la raccolta firme parte dalla Fiera di Sant’Orso

Trent’anni fa, con la legge 109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati, l’Italia ha compiuto una scelta di civiltà: restituire alla collettività ciò che le mafie avevano sottratto con la violenza e l’illegalità. Da allora, oltre 1.200 esperienze di riuso sociale raccontano un Paese capace di reagire, trasformando luoghi simbolo del potere criminale in presìdi di democrazia, inclusione e partecipazione.

Recuperare questi beni e rimetterli al servizio delle comunità non è solo un atto simbolico, ma un modo concreto per valorizzare un patrimonio pubblico che rischia, troppo spesso, di restare inutilizzato o di gravare sulle amministrazioni locali senza adeguate risorse.

È da questa consapevolezza che nasce la campagna “Diamo linfa al bene”, lanciata da Libera lo scorso 14 novembre. L’iniziativa si traduce in una raccolta firme con cui si chiede al Governo di destinare il 2% del Fondo Unico di Giustizia (FUG) alla gestione dei beni confiscati alle mafie. Il FUG, istituito per centralizzare le risorse finanziarie provenienti da sequestri e confische, viene attualmente ripartito tra il Ministero dell’Interno, quello della Giustizia e il bilancio dello Stato.

Secondo Libera, anche una quota minima di questo fondo, se messa a disposizione delle realtà che quotidianamente si occupano di beni confiscati, potrebbe sostenere in modo decisivo progetti di inclusione sociale, lavoro, cultura e coesione territoriale in tutta Italia. Un investimento che rafforzerebbe l’impatto sociale di queste esperienze e ne garantirebbe la continuità nel tempo.

L’obiettivo della campagna è ambizioso ma concreto: superare le 100.000 cartoline firmate, che potranno essere sottoscritte sia online, attraverso il sito di Libera, sia in forma cartacea. Anche la Valle d’Aosta è coinvolta nell’iniziativa. Le cartoline potranno essere firmate durante gli eventi organizzati dal coordinamento regionale di Libera fino al 7 marzo.

Il primo appuntamento sarà alla Fiera di Sant’Orso, occasione simbolica e popolare, seguita da altre iniziative sul territorio. Un modo per ribadire che la lotta alle mafie non è solo una questione giudiziaria, ma un impegno collettivo che passa anche da una firma, dalla partecipazione e dalla scelta di non lasciare soli i beni liberati dalla criminalità organizzata.

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