(Adnkronos) -
Stop al dialogo con l'Iran, Donald Trump ha deciso. Il presidente degli Stati Uniti prende posizione dopo la durissima repressione del regime di Teheran contro i cittadini che da 2 settimane scendono in piazza. "Ho cancellato tutti gli incontri con ufficiali iraniani fino a quando non cesserà l'uccisione insensata dei manifestanti", annuncia Trump.
Il presidente non si ferma qui e si spinge oltre, assicurando ai "patrioti" iraniani che "gli aiuti sono in arrivo". "Patrioti iraniani, continuate a protestare,- occupate le istituzioni", l'appello di Trump che esorta i manifestanti a "salvare i nomi degli assassini e degli abusatori", che "pagheranno un caro prezzo. Sento numeri diversi sui morti, sento cifre molto più alte e altre più basse. Ma anche un solo morto è troppo". Le vittime della repressione sono almeno 12mila, ma potrebbero arrivare anche a 20mila secondo le drammatiche stime dell'emittente Cbs che cita due fonti, di cui una all'interno della Repubblica islamica. E sulle possibili esecuzioni per impiccagione deile persone arrestate durante le proteste che potrebbero iniziare già oggi, ha avvertito: "Agiremo con molta forza se faranno una cosa del genere". Quanto agli obiettivi Usa in Iran "il fine ultimo è vincere. Mi piace vincere", ha affermato il presidente.
La svolta della Casa Bianca autorizza a pensare che gli Stati Uniti si muoveranno contro l'Iran. L'amministrazione non ha escluso attacchi militari nei confronti di Teheran, mentre sul tavolo rimangono opzioni che riguardano azioni informatiche o misure di carattere economico.
Al presidente è stata presentata un'ampia serie di opzioni militari e operazioni segrete che vanno ben oltre i raid convenzionali, afferma Cbs News citando due fonti del Pentagono e specificando che il briefing è avvenuto in modo separato rispetto alla riunione del team di Sicurezza Nazionale alla quale il presidente non avrebbe partecipato, secondo quanto reso noto dalla portavoce della Casa Bianca.
I raid aerei e missili a lungo raggio rimangono al centro di ogni potenziale risposta militare, ma il Pentagono hanno anche presentato opzioni di operazioni informatiche e campagne psicologiche tesa ad interrompere le catene di comando iraniane e a danneggiare i media di Stato.
I funzionari del Pentagono hanno spiegato che queste operazioni possono essere attuate in contemporanea all'uso della forza militare tradizionale, con quelle che vengono chiamate in gergo militare operazioni integrate. Ma possono anche essere attuate come opzioni isolate, cioè senza i raid militari. Non è stato specificato quali infrastrutture digitali iraniani verrebbero considerate come target o come si svilupperebbe una campagna psicologica contro i media iraniani. Le fonti infine hanno ribadito che una decisione finale non è stata presa e che la via diplomatica rimane aperte.
Le parole di Trump, con riferimento in particolare agli aiuti 'in arrivo', rappresentano il primo segnale e fanno pensare ad un intervento massiccio. Gli indizi, in tal senso, non mancano. Il secondo è rappresentato da un messaggio di Security Alert pubblicato nelle ultime ore sul sito dell'ambasciata virtuale degli Stati Uniti a Teheran può essere interpretato come la spia di un possibile rapido peggioramento della situazione, con l'invito ai cittadini statunitensi a lasciare immediatamente l'Iran.
E' duro soprattutto il linguaggio sui rischi personali: cittadini statunitensi e persone con doppia cittadinanza iraniano-americana vengono avvertiti che mostrare un passaporto Usa o legami con gli Stati Uniti può essere sufficiente per essere fermati o detenuti. Washington chiarisce inoltre che non potrà garantire assistenza diretta sul territorio iraniano.
Nel quadro complessivo, spiccano le indiscrezioni relative all'incontro segreto tra l'inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, con Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo shah di Persia che vive da decenni negli Stati Uniti. Il meeting, come riferisce Axios citando una fonte dell'amministrazione americana, è andato in scena nel weekend e segna il primo confronto di alto livello tra rappresentanti dell'amministrazione Trump e figure di spicco dell'opposizione iraniana: in uno scenario estremamente fluido, potrebbe essere interpretato come il terzo segnale di un'imminente azione americana.
Pahlavi è apparso diverse volte sui media statunitensi chiedendo un intervento americano a sostegno dei manifestanti. Il figlio dell'ultimo shah non ha ancora ricevuto un endorsement da parte di Trump, ma l'incontro con Witkoff può rappresentare un primo passo.
Le posizioni assunte dagli Stati Uniti provocano la reazione della Russia, che si esprime attraverso le parole di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri. "Le minacce di Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro l'Iran sono categoricamente inaccettabili. La Russia condanna fermamente l'interferenza esterna destabilizzante nei processi politici interni iraniani", dice.
"La dinamica della situazione politica interna in Iran e il calo delle proteste artificialmente fomentate consentono di sperare in una stabilizzazione della situazione. Le forze esterne ostili all'Iran stanno cercando di distruggere lo Stato iraniano, utilizzando metodi tipici delle rivoluzioni colorate", aggiunge facendo riferimento alla rivoluzione arancione nata in Ucraina dopo le elezioni 2004. "La Russia respinge categoricamente i tentativi sfacciati di ricattare i partner stranieri dell'Iran aumentando le tariffe commerciali", conclude facendo riferimento ai dazi del 25% introdotti da Trump per colpire i paesi che commerciano con Teheran.