ECONOMIA - 13 gennaio 2026, 12:00

La grande rapina delle bollette: oneri di sistema più alti dell’energia e politica che volta la faccia

In troppe case si paga più per gli oneri che per la luce consumata. La politica nazionale sorvola, quella locale fa finta di non sentire. E in Valle d’Aosta, terra di autonomia sbandierata, famiglie e imprese di montagna continuano a fare i conti con bollette che sanno di ingiustizia

infografica IA

Succede così: arrivi a casa la sera, apri la busta della bolletta, ti siedi al tavolo della cucina e cominci a scorrere le voci. Consumo: poco, perché sei stato attento. Lampadine a basso consumo, stufa regolata, niente sprechi. Eppure il totale è alto. Molto alto. Guardi meglio e capisci dove sta il trucco: gli oneri di sistema mangiano metà della fattura, se non di più. In certi casi pesano più della corrente che hai effettivamente usato.

È qui che scatta quella sensazione fastidiosa di essere presi un po’ in giro. Perché questa voce non è un errore, non è un dettaglio tecnico: è un meccanismo fissato anni fa e poi mai davvero rimesso in discussione. Nacque nella stagione dei governi 2016–2017 e da allora tutti, ma proprio tutti, hanno continuato sulla stessa strada. Nessuno che abbia avuto il coraggio di dire: basta, così non è giusto.

La politica nazionale, su questo, ha una specialità: guardare dall’altra parte. Le manovre economiche parlano di mille cose, bonus e micro-bonus, ma il nodo vero – questi oneri che pesano sulle tasche di famiglie e aziende – resta lì, intatto. Non ne parlano volentieri, forse perché è più comodo tenere una tassa dentro la bolletta che metterla a bilancio e assumerne la responsabilità.

E poi c’è la nostra casa, la Valle d’Aosta. Qui il paradosso è ancora più forte. Terra che parla di autonomia tutti i giorni, che giustamente la rivendica, che la mette nei discorsi, nelle bandiere, negli slogan. Però, quando si tratta di queste bollette che arrivano nei condomini di Aosta, nelle frazioni di mezza costa, nei paesi più in su, scende un silenzio che fa rumore.

Ne parli con un barista di valle, con un ristoratore, con un artigiano che tiene acceso il laboratorio tutto il giorno: ti tirano fuori la bolletta dal cassetto e te la mostrano. Consumi bassi, oneri altissimi. E ti dicono: “Io sto attento, ma pago lo stesso troppo”. In montagna il riscaldamento e l’energia non sono un capriccio, sono parte della vita quotidiana. E quando la voce più pesante non è ciò che consumi, ma un sistema che non hai scelto, allora sì, c’è qualcosa che non torna.

La politica locale, questa volta, non può cavarsela con il solito “non è competenza nostra”. Non basta. Perché una Regione a statuto speciale dovrebbe almeno avere il coraggio di alzare la voce, di dire chiaro che questo modo di costruire le bollette colpisce ingiustamente chi vive in territori di montagna. E invece, spesso, ci si limita a scrollare le spalle. Si apre un tavolo su mille temi, ma su questo – che tocca il portafoglio ogni due mesi – quasi niente.

Nel frattempo le famiglie tagliano dove possono: una cena in meno fuori, una vacanza rimandata, un elettrodomestico sostituito più tardi. Le piccole aziende contano i centesimi: “Tengo aperto un’ora in meno, spengo qui, spengo là”. Ma gli oneri restano lì, fissi, indifferenti ai sacrifici di chi sta sotto.

È per questo che parlare di “oneri di sistema” non è una questione tecnica: è una questione di vita quotidiana. È il momento in cui, al tavolo della cucina, ti accorgi che paghi più per stare collegato che per quello che hai effettivamente consumato. Ed è anche il momento in cui vorresti che qualcuno, in alto o anche solo un po’ più in alto di te, dicesse qualcosa.

Invece, per ora, succede così: Roma tace, Aosta sussurra, e chi paga parla da solo davanti alla bolletta. Ma almeno una cosa è cambiata: la consapevolezza. Non è più un mistero incomprensibile di sigle e numeretti. È chiaro, ormai, che il problema esiste. E che continuare a voltarsi dall’altra parte non è più un lusso che la politica – nazionale e territoriale – può permettersi.

j-p.sa.