CULTURA - 12 gennaio 2026, 16:28

Dieci anni in Antartide con l’International Telescope Maffei

Alla Biblioteca regionale di Aosta si racconta un’avventura scientifica estrema: il telescopio robotizzato ITM, operativo alla base italo-francese Concordia sul Dome C, festeggia dieci anni di osservazioni infrarosse in uno dei luoghi più inospitali del pianeta. Una sfida tecnologica guidata dalla Fondazione Clément Fillietroz, che porta la Valle d’Aosta nel cuore dell’astrofisica internazionale

Dieci anni di Antartide non sono solo dieci inverni infiniti, voci metalliche via radio e temperature che scendono ben oltre il limite dell’immaginabile. Sono anche dieci anni di dati, grafici, notti senza vento, cieli secchi e cristallini in cui la radiazione infrarossa degli astri arriva quasi “nuda” agli strumenti. È in questo contesto che si inserisce l’International Telescope Maffei (ITM), protagonista dell’incontro in programma lunedì 19 gennaio 2026 alle 18.00 alla Biblioteca regionale “Bruno Salvadori” di Aosta, a ingresso libero. L’evento mette al centro uno dei progetti scientifici più affascinanti e meno conosciuti che coinvolgono direttamente la Valle d’Aosta: un telescopio robotizzato di 80 centimetri di diametro, posizionato sulla calotta antartica, pensato per scrutare l’Universo in infrarosso.

Il telescopio porta il nome di Paolo Maffei, astrofisico che già negli anni Sessanta e Settanta aveva capito quanto l’Antartide potesse essere una frontiera di osservazione unica: aria sottilissima, umidità bassissima, turbolenza ridotta. Un ambiente durissimo per l’uomo, ma ideale per gli occhi elettronici dei telescopi. Oggi la sua intuizione è diventata realtà concreta alla Stazione Concordia, base condivisa da Italia e Francia sull’altopiano di Dome C. Qui, l’International Telescope Maffei rappresenta lo strumento di maggior apertura dedicato all’osservazione infrarossa nel continente ghiacciato.

Nel racconto di questa avventura scientifica c’è un cuore valdostano forte e riconoscibile. La Fondazione Clément Fillietroz, che gestisce l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta e il Planetario di Lignan, ha avuto un ruolo di guida nel progetto ITM. Jean Marc Christille, direttore della Fondazione, partecipa al programma da quasi quindici anni e da dieci lo conduce come Principal Investigator. La sua esperienza intreccia scienza e resistenza: software da adattare, componenti da ripensare, materiali da proteggere dal gelo, manutenzioni possibili solo a distanza di migliaia di chilometri, con comunicazioni a volte ridotte all’osso. La robotizzazione del telescopio non è una comodità: è l’unica strada possibile in un luogo in cui l’uomo può restare per periodi limitati e in condizioni estreme.

Nel corso dell’incontro, Christille illustrerà come questo lavoro di squadra abbia consentito all’ITM di attraversare fasi di test, guasti, riconfigurazioni e miglioramenti continui, fino a diventare oggi uno strumento pienamente operativo e scientificamente competitivo a livello internazionale. A cento anni dalla nascita di Paolo Maffei, la comunità mondiale dispone di un telescopio antartico all’avanguardia non solo per i risultati, ma anche per le soluzioni tecnologiche adottate: resistenze anti-gelo, ottiche studiate per l’infrarosso, automazione avanzata, telemetria e controllo remoto. È la dimostrazione che anche una piccola realtà alpina può incidere in un progetto globale quando unisce competenze, visione e perseveranza.

A introdurre l’appuntamento sarà Stefano Sartor, tecnologo della Fondazione che ha partecipato personalmente a diverse missioni presso la Stazione Concordia, portando sul campo l’esperienza diretta di chi lavora dove il termometro sembra non avere limiti inferiori. A moderare l’incontro sarà Andrea Bernagozzi, ricercatore del polo astronomico di Saint-Barthélemy, che guiderà il dialogo con il pubblico. La formula è aperta e informale: ingresso libero e possibilità per tutti di porre domande, trasformando una grande impresa scientifica in un racconto condiviso.

Il contributo della Valle d’Aosta a questo progetto antartico non è solo simbolico. La Fondazione Clément Fillietroz ha potuto sostenere il percorso grazie anche al supporto della Fondazione CRT, che ha creduto nel valore di una ricerca capace di portare il nome della regione dentro la rete internazionale dell’astrofisica moderna. In un momento in cui si parla spesso di “grandi telescopi” collocati sulle vette cilene o sulle isole delle Hawaii, l’ITM dimostra che l’Antartide rappresenta un laboratorio unico per l’infrarosso e che la robotica applicata all’astronomia apre strade nuove alla conoscenza del cosmo.

Dieci anni in Antartide con l’International Telescope Maffei non è solo il titolo di un incontro: è la sintesi di una sfida umana e scientifica. Dietro ogni grafico e ogni misura c’è un gruppo di ricercatori che dialoga con uno dei luoghi più estremi del pianeta per strappare all’Universo informazioni preziose sulla nascita delle stelle, sul mezzo interstellare, sulle galassie nascoste dalla polvere. Aosta, per una sera, diventa finestra sul Polo Sud e sulla scienza che ci racconta quanto lontano può arrivare la curiosità umana, anche quando fuori ci sono cento gradi sotto zero.

je.fe.