Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha reso noti i nuovi valori del Costo Medio per Studente per l’anno scolastico 2025/2026 e, pur presentati con tono tecnico e amministrativo, questi numeri raccontano una storia chiara: quale idea di scuola il Paese sta costruendo e quali priorità economiche decide di adottare.
Il dato più evidente riguarda la scuola primaria, con un costo medio che supera i 9.000 euro annui per studente, nettamente superiore a quello degli altri ordini di istruzione. A prima vista, sembra un investimento significativo, ma il quadro cambia se si guarda alla scuola secondaria di primo grado, segmento cruciale per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale: qui il costo medio è il più basso.
«La distanza economica tra primaria e secondaria di primo grado non è soltanto contabile», osserva Romano Pesavento, presidente del CNDDU, «riflette una visione che continua a sottovalutare il valore educativo e preventivo della scuola media».
L’analisi di Pesavento sottolinea un punto chiave: questi numeri non restano confinati alla contabilità. «Quando lo Stato utilizza questi dati per definire esenzioni e agevolazioni», spiega, «dichiara implicitamente quale sia, secondo la propria impostazione, il “valore” economico dell’istruzione nei diversi momenti della crescita». Un messaggio che assume un peso politico e culturale, oltreché tecnico.
Nel contesto reale delle scuole italiane, i dati si inseriscono in uno scenario già fragile, segnato da disuguaglianze territoriali, sociali e culturali. La dispersione scolastica, pur in lieve miglioramento, resta legata alle condizioni socioeconomiche delle famiglie e al contesto territoriale. Le competenze di base continuano a dipendere dall’ambiente di provenienza degli studenti, rendendo cruciale il ruolo della scuola come fattore di riequilibrio sociale.
«Ogni beneficio accordato alle scuole paritarie deve garantire un’istruzione realmente accessibile e inclusiva», sottolinea Pesavento. «Se il Costo Medio per Studente diventa solo un parametro fiscale, rischiamo di perdere di vista l’impatto concreto sulle opportunità educative».
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone quindi un ripensamento complessivo delle politiche educative, che superi la mera pubblicazione dei numeri. Pesavento evidenzia la necessità di concentrare gli investimenti sulla scuola secondaria di primo grado, rafforzando il tempo scuola, il supporto educativo, l’orientamento e il benessere psicologico degli studenti.
«Ogni euro pubblico destinato all’istruzione deve essere valutato non solo per la sua correttezza formale», conclude Pesavento, «ma per la sua capacità di ridurre le disuguaglianze, contrastare la dispersione e ampliare i diritti reali degli studenti».
In definitiva, il Costo Medio per Studente non è soltanto un dato amministrativo: può diventare uno strumento per una scelta politica chiara, che rafforzi la scuola come spazio di inclusione e giustizia sociale, restituendo pieno significato al principio costituzionale secondo cui l’istruzione è aperta a tutti.