ATTUALITÀ - 04 gennaio 2026, 19:18

Crans-Montana, rientrano le salme dei sei giovani italiani morti nel rogo di Capodanno. “Una tragedia evitabile”

Identificate le sei vittime italiane dell’incendio nel pub Le Constellation. Avevano tra i 15 e i 17 anni. L’inchiesta della Procura del Canton Vallese individua nelle fontane pirotecniche l’origine del rogo. Indagati i gestori del locale per omicidio colposo. Domani il rimpatrio delle salme

È un bilancio che pesa come un macigno quello che arriva da Crans-Montana, dove nella notte di Capodanno un devastante incendio ha trasformato una serata di festa in una delle tragedie più gravi degli ultimi anni sulle Alpi svizzere. Sei le vittime italiane identificate, tutte giovanissime, come confermato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Si tratta di Giovanni Tamburi, 16 anni, di Bologna; Achille Barosi, 16 anni, di Milano; Emanuele Galeppini, quasi 17 anni, di Genova; Chiara Costanzo, 16 anni, anche lei milanese; Sofia Prosperi, 15 anni, italo-svizzera; e Riccardo Minghetti, 16 anni, romano.

Parole nette e pesanti arrivano dall’ambasciatore italiano in Svizzera, che non ha parlato di fatalità: «Esistono le disgrazie, ma questa è stata una tragedia evitabile». Un’affermazione che trova eco negli sviluppi dell’inchiesta aperta dalla Procura del Canton Vallese, che ha già iscritto nel registro degli indagati i due proprietari del locale, Jacques e Jessica Moretti, con l’accusa di omicidio colposo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’incendio sarebbe stato provocato dall’utilizzo di fontane pirotecniche, dispositivi che producono scintille e fiamme e che, stando alle prime testimonianze, avrebbero innescato un rogo rapidissimo. Le fiamme si sarebbero propagate in pochi istanti, accompagnate da un fumo denso e da un calore intenso, rendendo difficoltosa – se non impossibile – la fuga. Alcuni testimoni hanno riferito che una delle vie di uscita sarebbe risultata ostruita, un dettaglio cruciale che dovrà essere chiarito dagli accertamenti tecnici.

La Procura ha confermato l’esistenza formale di un’uscita di sicurezza, ma al momento non ha disposto misure cautelari nei confronti dei gestori del locale. «Non sussistono attualmente i criteri per la custodia cautelare», hanno spiegato gli inquirenti, sottolineando che non vi sarebbero rischi di fuga, recidiva o collusione. L’indagine resta comunque aperta per accertare eventuali ulteriori responsabilità penali.

Intanto prosegue anche il lavoro sul fronte sanitario. Sono saliti a undici i pazienti ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano, alcuni dei quali in condizioni serie per ustioni e intossicazione da fumo. Tra i feriti figura anche un calciatore professionista, a conferma di quanto il locale fosse frequentato da un pubblico eterogeneo e numeroso.

Sul piano istituzionale, la Farnesina ha annunciato che domani, 5 gennaio, avverrà il rimpatrio di cinque delle sei salme con un volo di Stato dell’Aeronautica militare. Il corteo funebre partirà dal centro funerario di Sion verso l’aeroporto militare, da dove un C-130 atterrerà a Milano Linate. Da lì, le bare proseguiranno verso Milano, Bologna e Genova. Un rientro silenzioso che segna l’ultimo, doloroso viaggio di ragazzi partiti per festeggiare l’anno nuovo e mai tornati a casa.

Resta ora una domanda che attraversa famiglie, opinione pubblica e istituzioni, al di là dei confini nazionali: come sia stato possibile che in un locale di una rinomata località alpina, in una notte prevedibilmente affollata, si sia fatto uso di dispositivi pirotecnici in uno spazio chiuso. Una domanda che non restituisce le vite spezzate, ma che chiama in causa controlli, responsabilità e una cultura della sicurezza che, quando viene trattata come un dettaglio, presenta sempre il conto nel modo più crudele.

je.fe,