ECONOMIA - 21 dicembre 2025, 15:34

Manovra 2026: tra tagli e promesse, il governo fa lo show

Pensioni anticipate cancellate, Tfr sequestrato e lavoratori precoci messi alla gogna: la Manovra 2026 è il teatro perfetto di un governo che parla di bene del Paese mentre affonda le tasche dei cittadini. Tra ironia ministeriale e numeri da far girare la testa, la realtà è chiara: per lo Stato contano i conti, non le persone

Pensioni anticipate cancellate, Tfr sequestrato e lavoratori precoci messi alla gogna: la Manovra 2026 è il teatro perfetto di un governo che parla di bene del Paese mentre affonda le tasche dei cittadini. Tra ironia ministeriale e numeri da far girare la testa, la realtà è chiara: per lo Stato contano i conti, non le persone.

Il sipario si apre e il copione non cambia: la Manovra 2026 decide di bloccare chi sperava in una pensione anticipata grazie alla previdenza complementare. Non importa se hai lavorato duro, risparmiato e pianificato: lo Stato dice “stop, qui si torna in coda”. Per i lavoratori precoci il futuro sembra una punizione, con tagli all’anticipo pensionistico destinati a crescere negli anni come un debito invisibile.

Il Tfr, un tempo piccola sicurezza per il futuro, ora diventa un piccolo bancomat dello Stato. Aziende con 60 dipendenti obbligate a versarlo al fondo Inps, e in prospettiva anche quelle più piccole. Il messaggio è chiaro: il risparmio dei lavoratori è buono per il governo, ma non per chi lo ha guadagnato.

Sul fronte dei condoni e delle sanatorie edilizie, la mano del governo resta ferma: proposte trasformate in odg e promesse lasciate a prendere polvere. E qui entra in gioco Fratelli d’Italia: il partito sembra aver scoperto la politica regionale solo quando bisogna votare, ma quando si tratta di difendere i diritti dei cittadini veri, sparisce come neve al sole. Promettono voce per il territorio, ma tra un odg trasformato in carta straccia e il silenzio sui tagli ai lavoratori, Fratelli d’Italia resta a guardare, comodamente seduta in Consiglio.

Per Transizione 5.0, Zes e caro-materiali i fondi ci sono: evidentemente è più facile premiare aziende e innovazione che guardare alla fatica quotidiana delle famiglie. E poi c’è il ministro Giorgetti, che tra un’intervista e l’altra sfoggia ironia sulle dimissioni e frasi rassicuranti sul “bene del Paese”. Il tutto mentre le misure finali gridano: contano più i numeri dei cittadini, più le tabelle che le persone. Ventinove manovre alle spalle e sempre la stessa sensazione: un governo che parla di equità ma agisce con freddezza, colpendo chi lavora e premia chi ha già.

La Manovra 2026 non è solo un insieme di numeri e norme: è un manifesto della distanza tra chi governa e chi vive il Paese. Tra tagli, vincoli, illusioni ministeriali e l’inattività di Fratelli d’Italia in Valle d’Aosta, i cittadini guardano e annotano, con la certezza che, come sempre, tra promesse e realtà, lo Stato sceglie i conti e lascia i sogni congelati… almeno fino alla prossima manovra.

pi.mi.