La comunità della Val Pellice (To) e la numerosissima schiera degli amici si inchina alla cara memoria di Giuseppina Benedetto.
Giuseppina Benedetto, classe 1927, amato pilastro portante della comunità di Torre Pellice, ha concluso il suo laborioso e impegnativo cammino terreno tre anni fa, dopo lunghe sofferenze.
A qualunque ora sapeva accogliere, ascoltare, soccorrere. Giuseppina si collocava, con semplicità, nella tradizione popolare degli arguti meisinùr (guaritori) di campagna, capaci di unire un dono ancestrale alle nozioni acquisite.
Aveva seguito con professionalità indiscussa la squadra della Juventus. Raccontava spesso che aveva ereditato le sue capacità dallo zio Battista: una risorsa di cui era depositario anche il cugino Michele Benedetto.
Giuseppina sapeva vedere oltre le apparenze. Era schietta, sincera, generosa, discreta. L'affetto non invecchia e avremmo voluto averla sempre con noi, poter chiacchierare con lei sorseggiando il caffè che non mancava mai di offrire.
La sofferenza degli innocenti in particolare e delle persone buone in generale rappresenta per molti un interrogativo senza risposta. Giuseppina ha sofferto molto, lontano da casa sua, isolata a causa della pandemia, privata di quella indipendenza che aveva difeso con tanta determinazione, distante dalle innumerevoli amicizie.
Cara amica, hai lasciato un vuoto incolmabile. Possa il Signore consolarti e consolarci.
"Sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, provò compassione per loro e guarì i loro ammalati" ( Matteo 3,14).