Gli oneri di sistema sono componenti delle bollette relative a forniture di energia elettrica o gas. Come indicato da ARERA, rappresentano i costi sostenuti per “attività di interesse generale per il sistema elettrico o per il sistema gas, pagati dai clienti finali”.
Nel dettaglio, gli oneri di sistema per la luce comprendono:
messa in sicurezza del nucleare e misure di compensazione territoriale;
incentivi per le fonti rinnovabili;
copertura delle agevolazioni tariffarie per il settore ferroviario;
sostegno alla ricerca;
copertura del bonus elettrico;
copertura delle agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia;
integrazioni delle imprese elettriche minori;
promozione dell’efficienza energetica.
Per quanto riguarda il bonus sociale, destinato ad aiutare i cittadini in difficoltà economica (Isee inferiore a 9.350 euro o inferiore a 20.000 euro per famiglie con oltre tre figli a carico) o che versano in gravi condizioni di salute, ci sono novità: è infatti previsto lo spostamento di questa voce dagli oneri di sistema alla fiscalità generale. Il bonus, insomma, sarà finanziato direttamente dalle tasse e non tramite le bollette.
Anche i contributi pagati per lo smantellamento delle centrali nucleari e per la messa in sicurezza delle scorie passano ora al finanziamento tramite tassazione ordinaria.
Non esiste alcun sistema che consente di ripartire le fatture non pagate dai morosi sugli altri clienti. Esiste invece un meccanismo chiamato Cmor (corrispettivo di morosità) che fa passare i debiti pregressi dal vecchio fornitore a quello nuovo, così da sanare le situazioni di chi cambia continuamente contratto (i cosiddetti furbetti del “turismo energetico”) lasciando dietro di sé fatture non pagate. Il sistema è organizzato in modo che il debito segua il debitore che lo ha generato. Se trovate in rete informazioni contrarie, si tratta di grossolane imprecisioni.
Ecco invece i principali costi coperti dalle spese per oneri di sistema del gas:
copertura del bonus gas;
realizzazione di progetti di risparmio energetico;
sviluppo delle fonti rinnovabili nel settore del gas;
realizzazione delle reti di teleriscaldamento;
copertura dei costi di commercializzazione della vendita al dettaglio;
meccanismi di recupero degli oneri.
In sintesi, le spese per oneri di sistema in bolletta servono a coprire i costi sostenuti per promuovere l’efficienza energetica, incentivare fonti rinnovabili e sostenere attività di interesse generale.
È importante anche sapere come vengono calcolate e a quanto ammontano.
Gli oneri di sistema per l’energia elettrica sono composti da una quota energia (variabile in base al consumo) e da una quota fissa. La somma delle due ammonta a circa il 22% dell’importo totale della bolletta per gli utenti domestici residenti. Negli ultimi mesi il peso è calato, arrivando al minimo storico del 10% per un consumo di 2.000 kWh.
I non residenti, invece, devono corrispondere una somma maggiore: per loro è prevista una quota fissa annuale di 135 euro, che grava più pesantemente sulla bolletta.
Le spese per gli oneri di sistema del gas, invece, sono interamente variabili e differenziate per scaglioni di consumo. Rispetto alla luce, pesano meno: circa il 4% del totale. Anche in questo caso, i non residenti pagano di più rispetto ai residenti.
L’ammontare complessivo degli oneri viene calcolato automaticamente da ARERA e integrato nei costi dei consumi riportati in bolletta.
Domande frequenti
Può la Regione Valle d’Aosta non far pagare gli oneri di sistema?
No. Né la Valle d’Aosta né altre regioni italiane possono esentare i cittadini: i costi sono stabiliti a livello nazionale e servono a coprire spese infrastrutturali e per la transizione energetica.
Può CVA non farli pagare?
No. CVA (o qualsiasi altro fornitore) non può esentare dal pagamento degli oneri di sistema, perché sono costi fissi imposti per legge.
Molti ragionano sugli utili di CVA, ottenuti grazie alle centrali idroelettriche, e chiedono che vengano usati per ridurre le bollette. È bene ricordare che gli utili di CVA vanno principalmente alla Regione Valle d’Aosta, poiché la società è interamente a capitale pubblico e controllata al 100% dalla Regione. I profitti si traducono in valore condiviso per il territorio, attraverso contribuzioni fiscali, sostegno all’occupazione e investimenti nello sviluppo locale.
Su questa impostazione si dovrebbe aprire un ragionamento collettivo e sociale: nel 2024 il valore condiviso per la Valle d’Aosta è stato di 654 milioni di euro, una ricchezza importante che dovrebbe trovare un percorso di utilizzo fortemente sociale in un momento di crisi economica.
E infine, una domanda molto attuale: ma chi governa a livello nazionale non aveva promesso di togliere gli oneri?!