CULTURA - 09 settembre 2025, 18:26

Industria della pietra ollare a Saint-Jacques (Ayas), nuove importanti evidenze sul distretto produttivo di 1500 fa

Nuove scoperte riportano alla luce un distretto produttivo di 1500 anni fa, quando la pietra ollare di Ayas alimentava commerci che arrivavano fino alla Pianura Padana

Catalogazione

Il censimento dei manufatti in pietra ollare nel comune di Ayas sta aprendo scenari storici sorprendenti. L’iniziativa, promossa dall’associazione locale nell’ambito del progetto HPMR (Hope Park Monte Rosa) e finanziata dalla ditta Patagonia, è affidata all’archeologo Mauro Cortelazzo e si propone di catalogare con rigore scientifico pentole, mangiatoie, monili e persino riutilizzi artistici di scarti di lavorazione. Decine di pezzi, messi a disposizione da residenti e proprietari di seconde case, sono già stati documentati con schede tecniche e supporti fotografici, restituendo un quadro di rara ricchezza.

La ricerca conferma il ruolo centrale del distretto produttivo di Saint-Jacques, in particolare dell’area di Fusine, dove il cloritoscisto con cristalli di granato offriva la materia prima per un’industria fiorente. Gli scarti di lavorazione – blocchi cilindrici scheggiati, vasi rotti o incompleti – ne sono testimonianza diretta. I manufatti integri, invece, sembrano provenire da altri centri valdostani, come Champorcher e Champdepraz, segno di una rete diffusa e di lunga durata.

Il lavoro di Cortelazzo non si limita al censimento domestico: il conteggio degli scarti rinvenuti durante la ristrutturazione dell’ex Hotel Tournalin, unito a quelli recuperati nell’attiguo scavo archeologico, supera già quota ottomila pezzi. Una quantità impressionante, che si somma agli scarti inglobati in torrenti, murature e fondamenta in tutta la Valle. Tutto questo dimostra come, tra IV e VIII secolo, Ayas fosse al centro di una produzione e commercializzazione di vasellame su larga scala, organizzata e capace di raggiungere mercati lontani. Una vera e propria industria alpina ante litteram, che intrecciava conoscenze artigianali e dinamiche economiche di sorprendente modernità.

Le evidenze raccolte pongono ora una sfida culturale e politica: quella di restituire dignità e visibilità a un patrimonio che non appartiene solo ad Ayas, ma all’intera Valle d’Aosta. Le proposte sono già sul tavolo: la creazione di un eco museo della pietra ollare a Saint-Jacques, con spazi espositivi e documentali; la mappatura con tecnologie GIS e GPS dei siti estrattivi e dei laboratori, dal Monte Rosso di Verra al Vallone delle Cime Bianche, per ridisegnare un processo produttivo che coinvolse intere generazioni.

Per questo, suona paradossale che Regione e Monterosa vogliano destinare un milione di euro alla costruzione di tre scivoli giganti al Crest, all’arrivo della cabinovia. Un divertimento effimero e “inverosimile” che rischia di cancellare l’occasione di investire in un progetto di tutela e valorizzazione culturale di respiro ben più ampio. Perché se i manufatti raccontano di un’economia antica che ha plasmato il territorio, oggi la scelta è tutta politica: trasformare un’eredità millenaria in memoria viva, o relegarla a nota a piè di pagina nelle cronache della modernità distratta.

je.fe.