La falesia di Vollein, nel Comune di Quart, ha ospitato domenica 13 aprile la manifestazione “Climb&Clean”, un evento che unisce la passione per la montagna al rispetto per l’ambiente. A promuoverlo sono stati due nomi noti dell’alpinismo italiano: Matteo Della Bordella e Massimo Faletti, che da anni portano avanti con coerenza e determinazione questo progetto itinerante di pulizia e sensibilizzazione.
Giunta alla sua quarta edizione, l’iniziativa non si limita alla semplice raccolta dei rifiuti, ma mira a innescare un cambiamento culturale, soprattutto nei frequentatori delle aree montane. Non a caso, la tappa valdostana ha scelto come teatro d’azione una delle falesie più suggestive e allo stesso tempo più delicate del territorio, quella di Vollein, a due passi dalla necropoli proto-storica, dove natura, storia e turismo si intrecciano quotidianamente.
“I rifiuti che oggi ci indignano quando li vediamo abbandonati accanto ai molok – ha spiegato Bertholin – un tempo finivano nei boschi, nelle scarpate o in qualche buco. La sensibilità era diversa e anche le possibilità di smaltimento erano limitate. Uno di quei buchi, qui a Vollein, è diventato nel tempo una discarica vera e propria, nascosta tra le rocce sotto la necropoli. Ci si trovava dentro davvero di tutto: frigoriferi, motori, tubi, taniche... un campionario tristemente variegato.”
Della Bordella e Faletti non sono nuovi a imprese che uniscono gesto atletico e coscienza ecologica. Climb&Clean è nato proprio da questa idea: salire per pulire, letteralmente. Affrontare le pareti non solo per conquistarle, ma per restituirle alla collettività più pulite, più libere, più vive. “Attraverso la tipologia dei rifiuti raccolti – ha spiegato Faletti – raccontiamo anche una storia di incuria, di abitudini sbagliate, ma soprattutto cerchiamo di costruire un nuovo approccio alla montagna: più consapevole, più rispettoso.”
La giornata si è chiusa con la soddisfazione di chi ha partecipato, stanco ma con la sensazione di aver fatto la propria parte. Un piccolo gesto, certo, ma in grado di generare un impatto visibile. E soprattutto un messaggio chiaro: l’ambiente non si protegge da solo. Servono braccia, testa e cuore. E una comunità che sappia guardare oltre il proprio sacchetto della spazzatura.