Quello che il Consiglio Valle si appresta a dibattere è un bilancio 'tecnico' determinato da scelte urgenti. Così intervenendo in Aula lo ha definito Antonino Malacrinò (PCP), presidente della Seconda commissione consiliare e relatore per la maggioranza del Bilancio di previsione 2021/23 e dei documenti finanziari collegati.
Malacrinò ha ricordato che "le motivazioni che ci hanno portato a questa legislatura nascono da una instabilità politica ormai cronica che ci ha visti iniziare il 2020 con un bilancio ed una gestione provvisoria che ha causato gravi conseguenze e ritardi per l'approvazione dei bilanci di altri comuni; a questa situazione si è aggiunta la grave crisi pandemica, la gestione ordinaria dell'ente e le elezioni anticipate poi posticipate, insomma, un disastro".
Il relatore di maggioranza ha auspicato "una riflessione da parte di tutti sul nostro futuro e sulla necessità di lavorare per la nostra comunità garantendo una stabilità ed una serietà che possa dare le risposte ai nostri cittadini".
"Molte realtà - ha affermato Aggravi - rischiano di non avere più tempo a disposizione oltre che la liquidità vitale per sopravvivere" e "la missione autentica di questa Finanziaria oggi è quella di permettere all'Amministrazione regionale di poter proseguire la propria attività senza il rischio di ripiombare nell'incubo dell'esercizio provvisorio. Per questo non riscontriamo nell'insieme dei disegni di legge alcuna novità significativa, alcuna riforma strutturale necessaria e anche nessuna misura anti-Covid19".
Citando il volume 'L'Autonomia al bivio' scritto da Massimo Leveque nel 1992, in cui l'autore si preoccupava del fatto che "il crescente spazio acquisito dalla Pubblica amministrazione e quindi dalla politica nelle vicende economiche regionali tende a ridurre progressivamente l'autonomia dei diversi soggetti economici' in Valle, l'esponente leghista ha concluso il suo intervento sostenendo che "se oggi non si agisce per salvaguardare quel tessuto economico privato che fa della nostra Regione quello che concretamente è, rischiamo davvero di perdere definitivamente la possibilità di poter evolvere il Sistema Valle d’Aosta, perché saremo obbligati, nel frattempo, a ricostruirlo.