Nata ad Aosta il 25 aprile 1968, laureata in Filosofia con indirizzo storico presso l'Università degli Studi di Torino, insegnante in tutte le scuole secondarie della Valle d'Aosta per ventisei anni, di cui la metà Storia e Filosofia presso il Liceo classico di Aosta, Daria Pulz è stata eletta Consigliera regionale nella lista di Impegno Civico con 531 preferenze personali.
Giornalista pubblicista attività nella quale l'esperienza più ricca è stata la direzione del giornale Métissage dell'allora Centro Immigrati extracomunitari del Comune di Aosta. Negli ultimi tre anni ha diretto l'Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d'Aosta.
Marianne è il simbolo della Repubblica francese e della libertà femminile ma non solo. Si sente un po’ Marianne della Valle d’Aosta?
A parte le battute. Perché si è candidata?
“Mi sono candidata perché il momento storico che stiamo vivendo non ci concede il lusso di stare a guardare alla finestra ciò che succede fuori: temo in particolare i violenti rigurgiti xenofobi dell'estrema destra e il risorgere del fascismo con nuovi volti; non penso inoltre che si possano risolvere i problemi rivolgendosi alla pancia della gente e alla sua pur legittima rabbia perché le questioni da affrontare sono complesse e richiedono preparazione e strumenti raffinati. Credo di poter mettere in comune quegli strumenti che mi sono formata, con impegno e fatica, nel corso del tempo: mi sono sempre occupata di politica, nel senso più ampio e nobile del termine come la intendevano gli antichi greci, ovvero del bene comune, quindi l'impegno civico è per me qualcosa di molto familiare.“
Perché così poche donne elette?
“Mi onoro di aver fatto parte di una lista che passerà alla storia per aver avuto quasi il 60% di candidate donne. Qualcuno dice che non è una garanzia, perché conta la persona al di là del sesso. Non sono d'accordo perché la questione sessuale ci determina. E non è certo un caso se le donne sono state così a lungo tagliate fuori dalla politica come da determinate professioni di responsabilità. Credo anche che le donne debbano essere incoraggiate a scendere più numerose nell'agone politico, da cui le tiene lontane non solo il peso dei troppi impegni tra lavoro e famiglia, ma anche una certa mancanza di fiducia in loro stesse che la vita mi ha sempre risparmiato.“
Ha un’idea di chi è il suo elettore tipo?
“Sono stata felice di scoprire che tra i miei elettori vi sono tanti giovani ex alunni, molti colleghi insegnanti e quegli stranieri con cui ho lavorato vent'anni fa e che ora hanno ottenuto la cittadinanza italiana e sono integrati. Mi onoro di sottolineare che il voto non l'ho chiesto nemmeno alle mie più care amiche, nel rispetto del loro bel cervello in grado di decidere liberamente a chi dare la loro fiducia.“
Come giudica la condizione femminile in Valle?
Come pensa di riuscire a incidere in un Consiglio a fortissima connotazione maschile?
“Innanzittutto con la presenza: in oltre 70 anni di Consiglio regionale, 515 sono stati i Consiglieri e solo 18 le Consigliere. Questi inequivocabili numeri urlano l'urgenza di un riequilibrio democratico e di un'indispensabile e peculiare sguardo di genere, che sono certa saprebbe mediare molto di più ed evitare lo scontro al fine di poter lavorare sulla sostanza dei problemi. L'impatto con quell'ambiente decisamente maschilista, nel quale sto notando atteggiamenti tendenti a sminuire l'apporto femminile, mi soprende: credo che ci sarà molto da lavorare per superare queste sacche di conservatorismo e per offrire un ambiente politico più accogliente per l'impegno delle nostre figlie: la politica non può ridursi ad essere pura amministrazione, ma ha il delicato compito di portare avanti anche battaglie culturali che incideranno sulle nuove generazioni.“
Se fosse eletta presidente della Regione quali sono le tre cose che realizzerebbe nei primi cento giorni?
“Investirei tutte le mie energie a favore dei settori chiave della società, la sanità pubblica e l'educazione. Lavorerei per l'accesso di tutti alle cure, innanzitutto riducendo, in base al reddito, i costi dei ticket e le liste d'attesa. Combatterei l'allarmante fenomeno dell'abbandono scolastico che mette la Valle d'Aosta allo stesso livello delle meno ricche regioni del Sud Italia e continuerei a lavorare per una scuola davvero inclusiva, volta a formare cittadini umanamente sensibili, responsabili e critici. Senz'altro poi metterei mano alla legge elettorale per rendere permanente il sistema dello scrutinio centralizzato, che ha ridato agli elettori la libertà di votare senza il fiato di qualche corrotto sul collo, e lavorei per la doppia preferenza di genere appunto per allargare l'accesso in politica alle donne.“
Come è cambiata la sua vita, anche privata, dopo essere entrata nel Palazzo di Piazza Deffeyes?
“Ho dovuto più che altro interrompere all'improvviso la direzione dell'Istituto storico della Resistenza valdostano: non mi aspettavo proprio di essere eletta. Non credo che la mia vita privata ne sarà travolta perché anche il mio precedente ruolo mi ha richiesto un enorme impegno in termini di tempo e di energie, come anche quello di insegnante entusiasta e propositiva.“
Cosa dirà ai suoi colleghi maschietti?
“Chiederò loro di ris
Il suo sogno nel cassetto dopo il 20 maggio?
“I dati sull'astensionismo sono preoccupanti e sintomo di disinteresse e rassegnazione, tipici dei tanti che affermano "I politici son tutti uguali, arroccati nei loro privilegi e non sanno certo cosa significhi arrivare a fine mese": ecco, mi piacerebbe contribuire a invertire la rotta perché le persone oneste e che gli altri se li portano dentro esistono e a volte capita anche che riescano a lavorare insieme.“
La nostra Petite Patrie potrà contare su di lei?
“Terrò il cuore acceso e la mente lucida per non cadere in facili trappole e, allo stesso tempo, per essere efficacemente propositiva. Anche se la coerenza non è certo la virtù più diffusa in politica, sono certa di poterla invece garantire e che nulla potrà corrompere la mia solidità interiore costruita con l'esercizio nel tempo.“
Buon lavoro