Diciamo che è bene tutto quello che finisce bene, avremo un governo (sul quale abbiamo mille dubbi) e possiamo cominciare a pensare che la vita politica si smuoverà finalmente dallo stallo melmoso degli ultimi tre mesi e, per quanto zoppicante e incerta, ripartirà verso un’auspicabile normalità.
Crisi politiche ne abbiamo avute tante, ma forse questa la ricorderemo come la peggiore (anche se al peggio non c’è limite) per il clima sociale che è riuscita ad innescare, l’Italia ne sta uscendo divisa e contrapposta. Il Caffè Roma Echo ha raccolto e riferito, nei giorni scorsi, i pareri indignati dei suoi avventori sul comportamento del Presidente Mattarella, reo di aver respinto un nome per la nomina di un ministro.
I fatti sono noti. Io, tra tanti miei conoscenti, ho intercettato e voglio riferire di un’altrettanta forte indignazione per come la questione è stata gestita. Le critiche sul Presidente e sul suo operato sono stati espresse in termini ingiuriosi e violenti che mal si confanno al mondo della Politica, quella vera e sana che dovrebbe guidarci.
La malevola istigazione all’odio ovviamente ha fatto facile presa sugli imbecilli che si nascondono nelle pieghe dei social e che si sono scatenati con commenti vili e ignobili, attaccando la persona sui più dolorosi fatti personali con minacce orrende. Mi auguro che la polizia, che sulla cosa sta indagando, riesca a far pagare a questi mentecatti tanta cattiva insolenza.
A parte questi incresciosi episodi, quello che ha amareggiato “l’altra faccia” degli italiani è stata la mancanza di rispetto per le peculiarità e le procedure previste dalla nostra Costituzione e dalle istituzioni. Ancora una volta il facile populismo è riuscito ad infiammare gli animi, noi italiani siamo pronti ad abboccare a qualsiasi esca, che sia facile promessa o boutade demagogica, anche se non capiamo niente di politiche europee, di economia o di qualsivoglia questione con la quale decidano di abbindolarci per portarci dalla loro parte.
L’arroganza purtroppo sta emergendo come regola di comportamento di certi politichini (mi approprio di una definizione di Minuzzo, che mi scuserà, perché cade a puntino anche in campo nazionale) che credono che fomentare l’opinione pubblica sia il sistema migliore di governare. Ora che gli uni hanno fatto un passo indietro, gli altri di lato, tutti si sono rimangiati provocazioni e l’incidente può definirsi chiuso al grido di “vogliamoci tutti bene”, vorremmo sapere come intendono far dimenticare alla gente una delle pagine più brutte della nostra storia repubblicana.
E a proposito di Repubblica: li vedremo schierati in onore della nostra bandiera, a stringersi le mani e ad applaudire a questa festa della Repubblica che fino a due giorni volevano sabotare e denigrare?
Morale della favola: che abbiano ragione gli uni e gli altri, gli indignati rimangono.