CULTURA - 22 novembre 2017, 11:22

L’OPINIONE DI GIANFRANCO FISANOTTI: E’ iniziata la sottovalutazione di Emile Chanoux, martire valdostano

A 73 anni dalla scomparsa di Emile Chanoux si è aperto un dibattito sul suo ruolo di Capo della Resistenza Valdostana ed alcune personalità politiche locali hanno inquadrato la figura del martire valdostano in un contesto di adattamento alle logiche del regime come se la lotta contro il fascismo dominante non fosse stata in primo luogo culturale e solo successivamente armata grazie ad una organizzazione capillare e segreta che non poteva certamente sbandierare volontà ed intenzioni senza incorrere in una violenta quanto spietata oppressione.

Emile Chanoux, notaio e padre di famiglia, non poteva certo dichiarare una guerra aperta al fascio per la semplice ragione che il regime non tollerava alcuna dissidenza teso come era a proclamare l’italianizzazione della Valle d’Aosta elevata a provincia e quindi sottomessa al governo di Benito Mussolini.

La storia recente della Valle d’Aosta ci parla della Jeune Vallée d’Aoste fondata dall’Abbé Joseph Trèves alla quale Emile Chanoux aderì con la profonda convinzione di difendere i valori della Petite Patrie.

Prima ancora, nel febbraio del 1923, Joseph-Marie Alliod aveva fondato il Groupe d’Action Régionaliste per tutelare la lingua francese come lingua strumentale e non già come lingua straniera da aggiungere all’insegnamento della lingua italiana: nel febbraio del 1922 egli propose un o.d.g. in cui si chiedeva che  “les jeunes se servent, de règle, de la langue française comme langue instrumentale”.

Da queste basi partivano il pensiero e l’azione di Emile Chanoux cultore di personalità francesi come Maritain e seguace convinto della Jeune Vallée d’Aoste al punto che scrivendo ad un amico nel 1929 così si esprimeva: “Je n’abandonnerai jamais la Jeune Vallée d’Aoste. A mesure que le travail se fait, on sent le besoin de faire davantage. Une sourde volonté me pousse irrésisteblement à agir, malgré le risques vers les quels je vais…Je vois très bien où je pourrai aller finir. Mais je ne peux cesser de travailler. Ce serait renier ma vie, ce serait m’abrutir, ce serait accepter l’injustice dominante. Moi, je ne veux pas. Advienne ce que pourra ”.

V’è ben poco da aggiungere perché la vita e la morte di Emile Chanoux sono ampiamente documentate, compreso il sacrificio più alto dopo l’arresto e le violenze subite nei locali della Questura di Aosta.

L’eroismo di Emile Chanoux sta appunto nell’esempio che ha saputo dare, sacrificandosi pur di non tradire i compagni di lotta, pur di non tradire la Valle d’Aosta e quel popolo valdostano di cui aveva tanto parlato scrivendo pagine memorabili come “La Patrie, Le Régionalisme, Les  minorités allogènes en Italie, Le Régionalisme et l’avenir, Patriotisme et Nazionalisme, Région et Patrie”.

Nella sua battaglia contro lo statalismo Emile Chanoux metteva a fuoco il suo antifascismo reputando che il regime soffocava la gente valdostana mortificando proprio il particolarismo e l’individualità della Valle d’Aosta come si è visto nel processo di virulenta italianizzazione dei comuni come Villeneuve divenuta Villanova Baltea per non citare che un esempio.

Attaccare e demolire l’immagine storica di Emile Chanoux, oltre ad essere profondamente ingiusto, ha l’amaro sapore di una analisi politica di parte e davvero discutibile.

Gianfranco Fisanotti