CULTURA - 24 gennaio 2015, 20:12

LIBRI: Nuova opera di Tullio Omezzoli: ‘La Resistenza come fatto corale che ha toccato tutti’

Sabato 24 gennaio la saletta dell’Hôtel des États è stata il teatro della presentazione dell’ultima opera dello storico Tullio Omezzoli, un manuale divulgativo indirizzato alle scuole e intitolato La guerra partigiana e la Valle d’Aosta. L’opera è edita da Le Château

A sinistra Elio Riccarand con Tullio Omezzoli

Il testo rappresenta una piccola opera destinata ai ragazzi ed è stata, pertanto, realizzata con una scrittura chiara, ma non facile o banale. Lo stesso autore, durante la conferenza ha avuto a precisare che: «Ci ho messo un solo mese a scriverlo, ma ben 9 a correggerlo, perché ogni termine, ogni parola, mi faceva sorgere dei dubbi interiori e mi tormentava»». L’argomento prescelto, un classico della storiografia locale come la Resistenza, è stato affrontato su un terreno più vasto rispetto a quello della semplice realtà valdostana. Omezzoli ha infatti sostenuto che: «Fin dal titolo ho voluto far intendere che la Valle d’Aosta non è stata un’isola, un’esperienza isolata rispetto al fenomeno della Resistenza in Europa. La Resistenza valdostana è rimasta legata a fenomeni di larga scala, dalla Guerra mondiale allo sviluppo dei fascismi in Europa».

Il trentennio di eventi che ha preceduto il Secondo conflitto mondiale, suggestivamente intitolato come il periodo della “Guerra dei Trent’anni del Novecento”, è stato il punto di partenza dello storico. Omezzoli ha voluto, infatti, dare largo spazio agli antefatti, agli eventi preparatori della Resistenza, per poi passare più nello specifico nell’analisi delle formazioni partigiane valdostane e negli sviluppi rivoluzionari che, al termine della guerra, svilupparono i componenti del Partito d’Azione e i militanti comunisti. Un’opera di longue durée che, come ribadito dallo stesso Omezzoli, abbandona gli scenari più crudi, quelli delle sparatorie e dei massacri, per concentrarsi  prevalentemente sul pensiero, sulla formazione ideologica che portò al fenomeno resistenziale. Per dirla in termini virgiliani, Mens agitat molem, ossia la mente, il pensiero, muove la materia.

L’opera, dedicata a Ezio Trussoni, primo direttore dell’Istituto storico della Resistenza in Valle d’Aosta, è un testo fortemente discorsivo, nel quale compare un’unica nota. Il flusso narrativo che l’autore ha utilizzato è giustificato sulla base di due ragioni: «Per civetteria, perché da anziani si è più leziosi che da giovani, e per il destinatario, per far sì che il testo fosse facilmente comprensibile ai ragazzi e non contenesse pagine e pagine di note». Alla presentazione del libro è intervenuto Elio Riccarand, eminente esperto della storia contemporanea valdostana, che ha avuto un’interessante discussione con Omezzoli riguardo al contenuto del libro.

In particolare, Riccarand ha osservato che il testo si sviluppa attraverso una vera e propria narrazione, differentemente rispetto alle precedenti opere di Omezzoli, che partivano da lavori di archivi e documenti archivistici. In secondo luogo, egli ha notato che le vicende del biennio ’43-’45 sono raccontate in modo originale da Omezzoli, poiché la guerra partigiana è analizzata sia dalla parte resistenziale sia da quella nazista-collaborazionista, fornendo un esaustivo e completo quadro storico da punti di vista contrapposti. Riccarand ha evidenziato anche alcuni aspetti critici che, a suo modo di vedere, emergerebbero dall’opera proposta, come un giudizio critico eccessivo rispetto alla “Resistenza aggressiva”, ossia quella comunista, e un’irriverenza che permea l’intera opera salvo attenuarsi su due aspetti, la Jeune Vallée d’Aoste e la morte di Émile Chanoux.

Omezzoli ha risposto all’amico storico, giustificandosi con l’empatia e il tormento sviluppatisi durante la narrazione delle vicende. Infatti, egli ha affermato che: «Nel libro espongo il dramma della scelta di tutti quelli che reagiscono». Pertanto, se egli ha sottaciuto o descritto in maniera metodologicamente non propriamente rigorosa certi aspetti della Resistenza, è stato perché tali eventi sono stati per lui fonte di tormento e di travaglio interiore.

mattia pramotton