Le giovani leve delle amministrazioni locali italiane si sono ritrovate ad Aosta nel consueto seminario annuale che si pregia del titolo “Scuola per la Democrazia”. Una new generation di amministratori e politici “under 35” che si affacciano al mondo delle istituzioni con la grinta, le speranze e gli ideali di cui è portatrice sana la loro giovane età.
Titolo impegnativo per una “tre giorni” che ha l’obiettivo di rispolverare, dare senso e contenuto ad un termine che spesso rientra nell’immaginario di un contesto storico, ma perde il suo significato se calato nella realtà attuale. Ottime le premesse degli incontri, validi i temi oggetto di dibattito, rappresentativi e referenziati i relatori, efficace la metodologia di rielaborazione degli argomenti. Educare la classe politica del futuro alla riscoperta di uno slancio ideale e di un senso morale (come ha ricordato in questi giorni il Presidente Napolitano) rappresenta una sfida importante che un’iniziativa del genere vuole portare avanti con convinzione e serietà. Eppure qualcosa sembra incepparsi in questo meccanismo collaudato.
Tutto funziona, tutto è coerente e funzionale se lasciato entro i confini delle giornate di seminario, quando le parole e i temi affrontati sono di elevata caratura morale, i propositi e le idee sono davvero rivoluzionari e proiettati verso un mondo più efficiente ed efficace. Un piccolo castello dorato, teorico, sospeso nel vuoto di una tra tutte le realtà possibili. Ma la vera chiave di volta affinché questa esperienza non rimanga un puntino colorato nell’universo grigio, consiste nel trovare il legame tra la teoria e gli esempi pratici che l’attuale classe politica ci presenta. E qui si svela tutta la debolezza di un sistema.
Sentire il PD nostrano, di fronte ad un’anomala gestione dei fondi ai gruppi consiliari, difendersi con l’esclamazione “siamo stati dei pirla”; vedere un governo nazionale che, pur di distogliere l’attenzione dagli sprechi della casta nazionale approva decreti che limitano l’autonomia degli enti locali; vedere l’opposizione regionale di ALPE e PD che, dopo aver cavalcato il populismo demagogico della riduzione delle indennità, pur avendone gli strumenti non si è ridotta lo stipendio di un centesimo … tutto questo certamente non aiuta a riempire di contenuto la tanto bistrattata “democrazia”.