AMBIENTE - 02 settembre 2026, 11:43

GRANDES JORASSES, LA MONTAGNA ENTRA NEL PROFONDO: AL VIA LE MISURAZIONI SUL SERACCO WHYMPER

A 4.100 metri di quota prende il via una nuova campagna scientifica per conoscere lo stato termico e l’evoluzione del Seracco Whymper alle Grandes Jorasses. Drone, radar, perforazioni profonde e termistori permetteranno di leggere la temperatura interna del ghiaccio e fornire nuovi elementi per la gestione del rischio

ph. Fondazione Montagna Sicura

ph. Fondazione Montagna Sicura

Alle Grandes Jorasses, dove la montagna raggiunge una delle sue forme più imponenti e al tempo stesso più delicate, la ricerca scientifica scende sotto la superficie del ghiaccio. Da oggi, mercoledì 2 settembre 2026, la Fondazione Montagna sicura ha avviato una nuova campagna di misurazione delle temperature profonde del Seracco Whymper, nel cuore della Val Ferret, nel territorio comunale di Courmayeur, a circa 4.100 metri di altitudine.

Non si tratta soltanto di osservare ciò che accade sulla superficie del seracco, ma di cercare di capire che cosa succede al suo interno e, soprattutto, alla sua base. È qui che la ricerca assume una valenza concreta per la sicurezza del territorio: conoscere lo stato termico del ghiaccio significa infatti aggiungere un tassello alla capacità di interpretare l’evoluzione di una struttura glaciale complessa e di fornire agli amministratori elementi utili per assumere decisioni consapevoli.

La campagna rientra nelle attività di ricerca previste dal Piano regionale di monitoraggio dei rischi glaciali, sviluppato dalla Fondazione Montagna sicura in sinergia con la Regione Autonoma Valle d’Aosta. Un lavoro che porta la prevenzione direttamente sul terreno, o meglio sul ghiaccio, in un ambiente nel quale ogni intervento richiede una combinazione particolare di competenze scientifiche, tecnologie specialistiche e capacità operative.

La giornata odierna è dedicata alla costruzione di una fotografia estremamente precisa della superficie del Seracco Whymper. I tecnici della Fondazione stanno effettuando rilievi aerofotogrammetrici attraverso un UAV, il drone, con l’obiettivo di realizzare un modello digitale della superficie del seracco. Parallelamente vengono condotte a terra misurazioni sperimentali attraverso il Ground Penetrating Radar (GPR), il radar a penetrazione del suolo, utilizzato per investigare la struttura glaciale e determinarne gli spessori.

Sono strumenti diversi, ma complementari: dall’alto il drone consente di ricostruire con grande dettaglio la geometria della superficie; dal basso, il radar permette invece di guardare dentro la massa glaciale. La montagna viene così trasformata in un insieme di dati, immagini e misurazioni che possono essere confrontati nel tempo per individuare modificazioni e tendenze.

Domani, giovedì 3 settembre, condizioni meteorologiche permettendo, la campagna entrerà nella fase più impegnativa. Sono previste tre perforazioni profonde circa 50 metri, realizzate in punti individuati sulla base dei risultati del precedente studio di modellazione del regime termico. La scelta delle posizioni non è quindi casuale, ma deriva da un lavoro scientifico precedente finalizzato a individuare i punti più significativi per comprendere il comportamento termico del seracco.

A supportare la ricerca sul piano scientifico è l’IGE, Institut des Geosciences de l’Environnement di Grenoble, con il quale la Fondazione Montagna sicura collabora per lo studio del regime termico glaciale. All’interno dei tre fori verranno installate catene di termistori, con sensori collocati a una distanza di 5 metri l’uno dall’altro. Saranno loro, nelle settimane successive, a registrare ciò che accade nella profondità del ghiaccio.

La fase più interessante, però, arriverà dopo. Trascorse circa tre settimane dalla posa delle catene, i tecnici dovranno tornare sul Seracco Whymper per recuperare i dati. Sarà allora possibile disporre di nuove informazioni sulle temperature interne e, in particolare, sull’evoluzione della temperatura alla base del seracco. Un parametro scientifico apparentemente lontano dalla vita quotidiana, ma che può assumere un’importanza decisiva quando si tratta di interpretare la stabilità e l’evoluzione di una struttura glaciale.

Jean-Pierre Fosson, segretario generale di Fondazione Montagna sicura, sottolinea il valore di una campagna che punta a conoscere sempre più in profondità i processi che interessano il ghiaccio d’alta quota: «L’obiettivo è aggiungere un elemento di conoscenza importante per comprendere l’evoluzione del Seracco Whymper. Misurare direttamente la temperatura all’interno della massa glaciale ci permette di ottenere dati che possono migliorare la lettura dei processi in atto e affinare gli strumenti di monitoraggio».

Il valore della campagna sta proprio nella possibilità di passare da una semplice osservazione dell’evoluzione morfologica a una conoscenza più approfondita dei processi fisici che interessano il ghiaccio. La temperatura, infatti, è uno degli elementi che contribuiscono a caratterizzare il comportamento di un ghiacciaio e delle sue strutture più instabili. Disporre di serie di dati raccolte direttamente all’interno del seracco consente di affinare i modelli e, soprattutto, di migliorare la capacità di interpretazione dei fenomeni.

Per la Valle d’Aosta questo significa rafforzare una politica di prevenzione che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente. Il cambiamento delle condizioni climatiche sta rendendo sempre più importante comprendere come gli ambienti glaciali d’alta quota reagiscano alle trasformazioni in atto. Ma la questione non è esclusivamente ambientale o scientifica. In una regione nella quale la montagna rappresenta contemporaneamente patrimonio naturale, spazio abitato, infrastruttura turistica e risorsa economica, la conoscenza dei rischi diventa una componente della stessa capacità di governo del territorio.

La ricerca scientifica ha quindi una ricaduta diretta anche sul piano della prevenzione. «In ambiente glaciale la sicurezza passa innanzitutto dalla conoscenza. Più riusciamo a comprendere ciò che avviene all’interno e alla base di queste strutture, più possiamo mettere a disposizione degli amministratori informazioni utili per le valutazioni e per la gestione del rischio», spiega Fosson.

Alle Grandes Jorasses, dunque, la ricerca scientifica diventa anche uno strumento amministrativo. I dati raccolti serviranno infatti a fornire indicazioni agli amministratori, contribuendo alla gestione del seracco e alle valutazioni legate alla sicurezza. È una prospettiva nella quale la prevenzione non coincide con l’intervento dopo l’emergenza, ma con la costruzione paziente di una conoscenza capace di anticipare, per quanto possibile, l’evoluzione dei fenomeni.

Ed è proprio questa integrazione tra ricerca e gestione del territorio a rappresentare uno degli aspetti centrali dell’attività della Fondazione. «La Valle d’Aosta ha costruito negli anni un sistema di monitoraggio che mette insieme competenze scientifiche, tecniche e operative. Le Grandes Jorasses rappresentano un ambiente estremamente complesso, nel quale il lavoro sul campo, la modellazione e la raccolta sistematica dei dati devono procedere insieme», osserva il segretario generale di Fondazione Montagna sicura.

E per arrivare a 4.100 metri servono anche uomini e mezzi. Le operazioni vengono realizzate con il supporto delle Guide alpine valdostane e grazie all’impiego dell’elicottero della Protezione civile regionale. La componente scientifica si intreccia così con quella operativa: in un ambiente estremo, la raccolta di un dato richiede una macchina organizzativa nella quale competenze diverse devono lavorare insieme.

È forse questo il significato più ampio della campagna sul Seracco Whymper. La montagna valdostana non viene soltanto osservata: viene studiata per essere compresa, e attraverso la conoscenza si cerca di costruire una maggiore capacità di governo dei suoi cambiamenti. Le Grandes Jorasses diventano così un laboratorio naturale nel quale ghiaccio, clima, tecnologia e sicurezza si incontrano.

«Studiare oggi questi fenomeni significa costruire conoscenza per il futuro. I cambiamenti che interessano l’ambiente glaciale ci impongono di osservare, misurare e aggiornare continuamente i nostri modelli. La prevenzione non è un’azione che si compie una volta sola, ma un processo continuo», conclude Fosson.

Dalle perforazioni profonde del Seracco Whymper emerge così una lezione che va oltre la singola campagna di monitoraggio. In una Valle d’Aosta chiamata a confrontarsi con trasformazioni climatiche sempre più evidenti, conoscere ciò che accade dentro i ghiacci significa rafforzare la capacità di decidere fuori dai ghiacci: nei Comuni, nelle istituzioni, nella pianificazione territoriale e nella protezione delle comunità. A quelle quote la scienza non può fermarsi alla fotografia del presente. Deve provare a leggere il futuro. E per una regione alpina che ha fatto della montagna uno degli elementi fondanti della propria identità e della propria autonomia, la conoscenza rappresenta una delle forme più concrete di responsabilità verso il territorio.

pi.mi.

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