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ATTUALITÀ POLITICA | 31 luglio 2026, 09:25

Clima e montagne, la Camera approva la mozione Manes: 283 sì per portare la prevenzione al centro delle politiche nazionali

Con 283 voti favorevoli e 6 contrari Montecitorio approva la mozione del deputato valdostano Franco Manes sui cambiamenti climatici. Dal monitoraggio di ghiacciai e permafrost alla sicurezza dei ponti, passando per la tutela della salute e il sostegno ai piccoli Comuni montani, il Parlamento indica una strategia che punta a trasformare la gestione del rischio climatico da emergenza permanente a politica strutturale di prevenzione

Il deputato della Valle d'Aosta Franco Manes

Il deputato della Valle d'Aosta Franco Manes

«La montagna è uno degli ambienti più fragili di fronte ai cambiamenti climatici e non può essere considerata un tema secondario rispetto alle città. Ghiacciai, permafrost, disponibilità dell'acqua, dissesto idrogeologico e sicurezza delle infrastrutture sono aspetti dello stesso problema e richiedono prevenzione, programmazione e risorse». Con queste parole il deputato valdostano Franco Manes, primo firmatario della mozione approvata dalla Camera dei deputati nella giornata di giovedì 30 luglio 2026, sintetizza il significato politico di un provvedimento che rappresenta molto più di un semplice atto parlamentare. Il voto dell'Aula, conclusosi con 283 voti favorevoli e appena 6 contrari, fotografa infatti una larga convergenza su un tema che ormai attraversa trasversalmente le appartenenze politiche: il cambiamento climatico non è più una prospettiva futura, ma una realtà con cui i territori, soprattutto quelli montani, devono confrontarsi ogni giorno.

La mozione, approvata dopo alcune modifiche richieste dal Governo, affronta il fenomeno con un approccio integrato che tiene insieme salute pubblica, tutela dell'ambiente, sicurezza delle infrastrutture, gestione della risorsa idrica e protezione delle comunità locali. Una visione che supera la tradizionale separazione tra politiche ambientali e politiche territoriali, riconoscendo come ogni elemento sia strettamente connesso all'altro. È proprio questo uno degli aspetti più significativi del documento: la consapevolezza che la crisi climatica non produce soltanto effetti ecologici, ma determina conseguenze economiche, sociali e perfino demografiche, incidendo sulla qualità della vita e sulle prospettive di sviluppo delle aree interne.

Per la Valle d'Aosta il tema assume un valore ancora più evidente. Le trasformazioni in atto sulle Alpi non sono più materia di studi scientifici confinati ai laboratori universitari, ma fenomeni osservabili quotidianamente. Il progressivo ritiro dei ghiacciai, l'instabilità del permafrost, l'aumento degli eventi meteorologici estremi e l'accentuarsi del dissesto idrogeologico rappresentano ormai elementi strutturali con cui amministrazioni, cittadini e operatori economici sono chiamati a misurarsi.

Non a caso Manes richiama con forza questa realtà quando sottolinea che «le ondate di calore non interessano soltanto i grandi centri urbani. Nelle terre alte l'aumento delle temperature modifica equilibri naturali estremamente delicati, accelera il ritiro dei ghiacciai e la degradazione del permafrost e accresce il rischio di frane, crolli rocciosi, colate detritiche e criticità idrogeologiche. Per la Valle d'Aosta non si tratta di scenari lontani, ma di fenomeni con i quali dobbiamo già confrontarci».

La mozione impegna quindi il Governo ad ampliare progressivamente i sistemi di previsione e prevenzione degli effetti del caldo, estendendoli anche alle aree interne, montane e turistiche. Una scelta che appare particolarmente significativa perché negli ultimi anni l'attenzione si è concentrata prevalentemente sulle grandi città, dove le cosiddette isole di calore rappresentano un'emergenza sanitaria crescente. Il Parlamento riconosce invece che anche i territori alpini, pur vivendo dinamiche differenti, necessitano di strumenti specifici di adattamento.

Grande attenzione viene riservata anche alle categorie più fragili. Il testo prevede il rafforzamento dei piani locali dedicati alla gestione delle ondate di calore, con particolare riguardo agli anziani, ai malati cronici, alle persone sole e ai lavoratori che operano all'aperto. Una scelta che evidenzia come il cambiamento climatico non sia soltanto una questione ambientale, ma anche un tema di giustizia sociale, poiché colpisce con maggiore intensità chi dispone di minori strumenti di protezione.

Accanto agli interventi sanitari, la mozione individua una serie di azioni concrete per rendere i territori più resilienti. Tra queste figurano il sostegno agli enti locali per incrementare il verde urbano, migliorare l'ombreggiamento degli spazi pubblici, aumentare la capacità di assorbimento dei terreni e rendere più efficienti dal punto di vista energetico gli edifici pubblici, con particolare attenzione alle scuole e ai presìdi sanitari.

Il cuore politico del documento riguarda tuttavia il futuro delle montagne italiane. Il Parlamento chiede infatti al Governo di valutare la predisposizione di una vera Strategia nazionale per la sicurezza climatica delle montagne, accompagnata da un Piano pluriennale per la resilienza delle Alpi, capace di individuare priorità, investimenti e interventi coordinati per la prevenzione del dissesto idrogeologico, la tutela della risorsa idrica, la sicurezza delle infrastrutture e la conservazione degli ecosistemi alpini.

Si tratta di un passaggio destinato ad assumere particolare rilievo anche nel dibattito politico nazionale. Per anni la montagna è stata spesso considerata una realtà marginale rispetto ai grandi centri urbani, mentre oggi emerge con forza la consapevolezza che proprio le aree alpine rappresentano uno dei laboratori più sensibili del cambiamento climatico europeo. Quanto accade sui ghiacciai o nei versanti montani anticipa spesso fenomeni destinati a manifestarsi successivamente anche altrove.

Per questo il documento dedica spazio anche alla ricerca scientifica e al monitoraggio permanente dei ghiacciai, del permafrost, dei laghi glaciali, dei versanti instabili e dei bacini montani, prevedendo inoltre l'attuazione operativa delle indicazioni elaborate dalla Protezione civile per la gestione dei rischi negli ambienti glaciali e periglaciali.

Ma la riflessione di Manes non si limita agli aspetti ambientali. Il deputato collega infatti il tema della resilienza climatica a quello della sicurezza delle infrastrutture, richiamando l'interrogazione presentata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla situazione dei ponti nei piccoli Comuni montani. Un collegamento che appare tutt'altro che casuale: l'aumento degli eventi estremi mette infatti sotto pressione opere realizzate in contesti climatici profondamente diversi da quelli attuali.

Le linee guida nazionali prevedono censimenti, ispezioni periodiche, classificazione del livello di rischio e monitoraggi continui delle infrastrutture più esposte. Attività indispensabili per garantire la sicurezza delle comunità, ma che comportano costi elevati e competenze tecniche spesso assenti nei piccoli enti locali.

È proprio qui che Manes individua una delle principali criticità del sistema. «Molti piccoli Comuni montani non dispongono di personale tecnico sufficiente e sono costretti ad affidare all'esterno le ispezioni e il monitoraggio. I finanziamenti statali riguardano prevalentemente i lavori di messa in sicurezza, mentre manca ancora un sostegno adeguato per coprire i costi dei controlli. Non è possibile introdurre obblighi così impegnativi senza accompagnarli con risorse e strumenti adeguati», osserva il parlamentare valdostano.

Una posizione che intercetta una questione ben nota agli amministratori locali, soprattutto nelle realtà alpine. I Comuni di piccole dimensioni sono chiamati a rispettare standard sempre più elevati in materia di sicurezza, ambiente e monitoraggio delle infrastrutture, ma spesso dispongono di organici ridotti e di capacità finanziarie limitate. Il rischio è che gli obblighi normativi crescano più rapidamente delle risorse disponibili, trasformando la prevenzione in un peso amministrativo difficilmente sostenibile.

Da questo punto di vista assume particolare rilevanza la risposta fornita dal Ministero, che ha riconosciuto le specifiche difficoltà dei piccoli enti montani e annunciato un confronto con ANSFISA, ANCI, UPI e le altre amministrazioni competenti per valutare strumenti di supporto tecnico, organizzativo ed eventuali interventi normativi e finanziari.

Per Manes si tratta di un segnale incoraggiante, ma non ancora sufficiente. «Il riconoscimento del problema è un primo passo positivo, ma ora questa apertura deve tradursi in misure concrete. I cambiamenti climatici rendono i territori e le infrastrutture più vulnerabili. Dobbiamo superare una gestione fondata esclusivamente sull'emergenza e costruire una vera cultura della prevenzione. Investire oggi nei controlli, nella manutenzione e nel monitoraggio significa proteggere le nostre comunità e ridurre i costi economici e sociali delle emergenze future», afferma.

Ed è forse proprio questo il messaggio politico più forte che emerge dalla giornata parlamentare. La mozione approvata dalla Camera non risolve da sola le criticità delle montagne italiane, né mette automaticamente a disposizione le risorse necessarie. Tuttavia introduce un cambio di paradigma importante: riconosce che la prevenzione deve diventare un investimento ordinario e non una risposta straordinaria alle calamità. Per territori come la Valle d'Aosta, dove ambiente, economia, turismo e sicurezza convivono in un equilibrio delicato, significa affermare che difendere la montagna equivale a difendere il futuro delle comunità che la abitano. In un tempo in cui il clima ridisegna paesaggi e certezze, la vera sfida sarà trasformare la consapevolezza politica in azioni concrete, perché soltanto così il sentiero della resilienza potrà condurre a una vetta condivisa. «Petit à petit, l'oiseau fait son nid.»

pi.mi.

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