I dati diffusi da Agenas sul monitoraggio delle liste di attesa mostrano segnali di miglioramento, ma restituiscono ancora un sistema sanitario che fatica a garantire tempi certi per milioni di cittadini. È questa la valutazione di Cittadinanzattiva, che analizza il Bollettino relativo al confronto tra il primo semestre 2025 e il primo semestre 2026, evidenziando progressi quantitativi ma anche criticità strutturali che continuano a pesare sull'accesso alle cure.
Nel periodo preso in esame le prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale sono passate da 13,3 milioni a 14,9 milioni, anche grazie all'incremento delle attività svolte durante il fine settimana. Nonostante questo aumento, il sistema rimane lontano dall'obiettivo fissato dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa, che prevede il rispetto dei tempi di garanzia nel 90% dei casi per ogni singola prestazione. Alla fine di giugno 2026, infatti, il rispetto delle tempistiche si attesta al 78,5% per le prime visite e all'84,6% per gli esami diagnostici.
Secondo Cittadinanzattiva, il miglioramento rispetto all'anno precedente non basta a nascondere le persistenti inefficienze. Rimangono infatti oltre soglia circa 1,44 milioni di prime visite e circa 759 mila esami diagnostici. Tra le 14 prime visite monitorate, soltanto quella oncologica supera il livello del 90% previsto dagli standard nazionali, mentre ben sei specialistiche – endocrinologica, neurologica, gastroenterologica, urologica, oculistica e dermatologica – non raggiungono nemmeno l'80% del rispetto dei tempi. Anche sul fronte degli esami diagnostici la situazione appare disomogenea: su 22 prestazioni monitorate, soltanto cinque superano il traguardo del 90%, mentre elettromiografia, esofagogastroduodenoscopia e colonscopia restano sotto la soglia dell'80%.
L'associazione sottolinea inoltre che la piattaforma Agenas continua a offrire una rappresentazione solo parziale del fenomeno. Il monitoraggio riguarda infatti un numero limitato di prestazioni e lascia fuori esami e visite molto diffuse, come la radiografia del torace, l'ecografia della tiroide, la risonanza magnetica della colonna vertebrale e numerose visite specialistiche, tra cui quelle geriatriche, fisiatriche, reumatologiche, psichiatriche ed ematologiche. Ancora più rilevante, secondo Cittadinanzattiva, è l'assenza di dati sulle visite di controllo, indispensabili soprattutto per i pazienti cronici.
L'organizzazione evidenzia poi come manchino informazioni fondamentali per i cittadini, a partire dai dati relativi ai percorsi di garanzia, che dovrebbero essere attivati quando il sistema sanitario non riesce a rispettare i tempi previsti. Allo stesso modo non vengono pubblicati i dati disaggregati per singola Azienda sanitaria locale, rendendo difficile valutare le performance dei diversi territori e individuare le realtà più virtuose o quelle maggiormente in difficoltà. Anche le motivazioni delle mancate accettazioni delle prenotazioni non vengono analizzate in modo approfondito, nonostante spesso siano dovute alla proposta di appuntamenti troppo lontani o incompatibili con le esigenze di cura dei pazienti.
L'analisi mette inoltre in luce il permanere di profonde differenze territoriali. Se alcune Regioni hanno registrato progressi significativi, altre, come Abruzzo, Sicilia, Sardegna e la Provincia autonoma di Trento, hanno evidenziato un peggioramento delle proprie performance. In totale sono cinque le Regioni che non riescono a garantire nemmeno il 70% di tempestività nell'erogazione delle prime visite. Agenas rileva inoltre una forte eterogeneità nell'utilizzo delle classi di priorità: in territori come Basilicata (87,7% delle prescrizioni in classe P), Campania (84,4%), Molise (75,1%), Calabria (69,7%) e Lombardia (57,3%) emerge una concentrazione anomala di prescrizioni programmabili, elemento che, secondo Cittadinanzattiva, potrebbe indicare un utilizzo improprio della classe con tempi fino a 120 giorni per compensare le difficoltà organizzative.
Accanto alle criticità, l'associazione riconosce però anche alcuni segnali incoraggianti. Viene giudicata positivamente la scelta di Agenas di avviare una mappatura delle buone pratiche regionali. Tra gli esempi citati figurano l'algoritmo sviluppato in Piemonte per la riassegnazione automatica degli slot rimasti inutilizzati e il lavoro svolto dalla Toscana sull'appropriatezza prescrittiva in dermatologia, esperienze che dimostrano come interventi organizzativi mirati possano produrre risultati concreti senza necessariamente aumentare le risorse disponibili.
Anche Maria Grazia Vacchina, segretaria generale di Cittadinanzattiva Valle d'Aosta, sottolinea l'importanza di rendere il monitoraggio sempre più vicino alle esigenze delle persone. Per Vacchina, la trasparenza dei dati rappresenta un elemento essenziale affinché i cittadini possano conoscere realmente i propri diritti, verificare il funzionamento del servizio sanitario e accedere con maggiore facilità ai percorsi di garanzia previsti dalla normativa quando i tempi di attesa non vengono rispettati.
La questione delle liste di attesa continua così a rappresentare uno dei principali banchi di prova per il Servizio sanitario nazionale. Se l'aumento delle prestazioni erogate dimostra che alcuni interventi stanno producendo effetti positivi, resta evidente la necessità di rafforzare gli strumenti di monitoraggio e di rendere più omogenea l'organizzazione delle cure sul territorio. Una piattaforma capace di offrire dati completi, confrontabili e realmente utili ai cittadini potrebbe diventare non solo uno strumento di controllo, ma anche un motore di miglioramento dell'intero sistema sanitario, contribuendo a ridurre le disuguaglianze territoriali e a garantire un accesso più equo e tempestivo alle prestazioni.













