CRONACA - 09 giugno 2026, 09:10

Centro permanenza rimpatri di Trento, accesso agli atti negato: "È come un'opera militare"

Ministero dell'Interno, Commissariato del Governo e Provincia autonoma di Trento respingono la richiesta di accesso civico presentata da Cittadinanzattiva APS e Assemblea Antirazzista Trento. Il futuro CPR di Maso Visintainer viene considerato un'infrastruttura destinata alla difesa e alla sicurezza nazionale, sottraendo alla consultazione pubblica progetti, costi e valutazioni ambientali. Maria Grazia Vacchina: "La trasparenza è un diritto dei cittadini e non può essere sacrificata"

A Trento la protesta contro il nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio. (ph. lapiazzaweb)

A Trento la protesta contro il nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio. (ph. lapiazzaweb)

Il Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) che sorgerà a Maso Visintainer, alle porte di Trento, resta avvolto dal riserbo. Ministero dell'Interno, Commissariato del Governo e Provincia autonoma di Trento hanno infatti respinto la richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) presentata il 23 aprile scorso da Cittadinanzattiva APS e dall'Assemblea Antirazzista Trento, assistite dagli avvocati Antonello Ciervo, Salvatore Fachile, Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva, e Gennaro Santoro.

L'obiettivo della richiesta era semplice: poter consultare tutta la documentazione relativa alla progettazione e alla realizzazione del nuovo centro destinato alla detenzione amministrativa dei cittadini stranieri in attesa di rimpatrio.

La risposta delle istituzioni è stata però identica: nessun documento può essere reso pubblico perché, in virtù del decreto-legge 124 del 2023, i CPR rientrano tra le "opere destinate alla difesa e alla sicurezza nazionale". Una classificazione che impedisce l'accesso civico a elaborati progettuali, relazioni tecniche, valutazioni ambientali, documenti urbanistici, costi e cronoprogrammi.

"Classificare un centro di detenzione amministrativa alla stregua di un'installazione militare non è una scelta tecnica neutrale, bensì una scelta politica che sottrae deliberatamente al controllo pubblico un'opera che incide profondamente sul territorio, sull'uso del suolo, sulle risorse provinciali e sui diritti delle persone, compreso quello alla salute, che vi saranno recluse", denunciano Cittadinanzattiva e Assemblea Antirazzista Trento.

La vicenda ha suscitato la reazione del Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR, che riunisce oltre cinquanta realtà sociali e politiche contrarie all'apertura del centro, e della stessa Cittadinanzattiva, che definiscono "gravissima" la scelta di negare la documentazione.

Secondo le organizzazioni civiche, i CPR rappresentano già oggi luoghi caratterizzati da una forte opacità. L'accesso alle strutture è infatti fortemente limitato per giornalisti e società civile, mentre numerose inchieste e pronunce della magistratura hanno documentato nel tempo criticità riguardanti il rispetto dei diritti fondamentali delle persone trattenute.

A ciò si aggiunge ora l'impossibilità di conoscere le valutazioni sull'impatto ambientale e territoriale del progetto. Un aspetto particolarmente delicato considerando che l'area individuata per il nuovo CPR si trova tra la tangenziale di Trento e l'autostrada del Brennero, con il lato orientale attraversato da un metanodotto ad alta pressione.

L'unica documentazione resa disponibile dalla Provincia è quella già pubblica: la delibera della Giunta provinciale n. 1626 del 24 ottobre 2025 e l'accordo sottoscritto tra il ministro Matteo Piantedosi e il presidente Maurizio Fugatti. L'intesa stabilisce che la costruzione del CPR sarà interamente finanziata dalla Provincia autonoma di Trento e che, in cambio, il Ministero dell'Interno ridurrà i posti di accoglienza sul territorio provinciale da 700 a 350.

"Tutto ciò che davvero interessa ai cittadini – dai progetti tecnici ai costi, dalle procedure di affidamento alle valutazioni ambientali – resta invece nell'ombra", osservano le organizzazioni promotrici dell'iniziativa, che annunciano di voler proseguire la battaglia per ottenere trasparenza.

"I CPR non sono basi militari: sono luoghi in cui vengono detenuti esseri umani e, proprio per questo, devono poter essere sottoposti al controllo pubblico, non nascosti dietro una norma che li equipara a infrastrutture di guerra", concludono.

Sulla vicenda interviene anche la presidente di Cittadinanzattiva Valle d'Aosta, Maria Grazia Vacchina, che sottolinea come "la trasparenza rappresenti uno dei principi fondamentali dell'azione amministrativa. Quando un'opera pubblica incide sul territorio, sull'ambiente e sui diritti delle persone, i cittadini devono poter conoscere gli atti e le motivazioni delle scelte. La partecipazione e il controllo civico sono elementi essenziali di una democrazia matura e non possono essere compressi attraverso interpretazioni che limitano il diritto all'informazione".

je.fe.

SU