Un inverno segnato da forti differenze tra bacini glaciali e da un generale segnale di rallentamento degli accumuli nevosi. È quanto emerge dalla prima fase della campagna di monitoraggio 2025-2026 sui ghiacciai valdostani diffusa da ARPA Valle d’Aosta, che ha completato i rilievi sul Ghiacciaio del Timorion, in Valsavarenche, e sul Ghiacciaio del Rutor, a La Thuile.
Le misure, effettuate rispettivamente il 17 e il 22 maggio, fotografano l’accumulo nevoso invernale, primo indicatore per la valutazione dello stato di salute dei ghiacciai alpini.
ARPA Valle d’Aosta sottolinea come il confronto con le stagioni recenti evidenzi una fase di forte discontinuità: dopo l’inverno eccezionale 2023-2024 e una stagione 2024-2025 sostanzialmente nella media, il 2025-2026 registra una decisa contrazione degli apporti.
Nel dettaglio, le misure indicano spessori compresi tra circa 130 e 230 centimetri nelle zone più basse e tra 230 e 400 centimetri nelle aree di alta quota, più esposte agli accumuli eolici.
L’equivalente in acqua (SWE), parametro chiave per la valutazione idrologica, si attesta a circa 751 millimetri, valore inferiore alla media della serie storica.
Scenario diverso, ma non completamente positivo, al Ghiacciaio del Rutor.
Secondo i dati diffusi da ARPA, l’accumulo nevoso risulta “superiore alla media del periodo di riferimento ventennale (2005–2026)”, ma al tempo stesso “inferiore rispetto alle ultime tre stagioni invernali”.
In sostanza, il ghiacciaio mantiene un bilancio favorevole sul lungo periodo, ma perde intensità rispetto al recente ciclo particolarmente nevoso.
La campagna 2026 è stata caratterizzata da un forte potenziamento tecnologico. ARPA Valle d’Aosta evidenzia in particolare l’impiego estensivo del sistema LiDAR montato su piattaforma UAV.
“L’utilizzo del LiDAR consente la generazione di modelli digitali del terreno ad altissima risoluzione e la ricostruzione continua dello spessore del manto nevoso con precisione centimetrica”, spiega l’Agenzia.
La tecnologia permette di superare i limiti delle misure puntuali, restituendo una mappatura completa della distribuzione della neve, influenzata da quota, esposizione e morfologia del ghiacciaio.
Sul Timorion il rilievo LiDAR ha interessato la totalità della superficie glaciale, con una densità media di circa 150 punti per metro quadrato.
Le misure a terra di validazione sono state 186, effettuate tramite GPS ad alta precisione e sonda nivologica.
ARPA sottolinea una “elevata coerenza tra i modelli tridimensionali e le misurazioni dirette”, elemento che rafforza l’affidabilità del dato spaziale continuo.
Sul Rutor, ghiacciaio di circa 7 km², la copertura del rilievo ha raggiunto l’83% della superficie complessiva.
La scelta dei settori è stata dettata anche da criteri di sicurezza operativa, con particolare attenzione alle aree fortemente crepacciate, difficilmente accessibili a terra.
Le verifiche hanno incluso 82 misurazioni manuali con sonda nivologica, che hanno confermato la buona corrispondenza con i dati laser acquisiti da drone.
Nel complesso, il monitoraggio ARPA evidenzia un elemento ricorrente: non una tendenza uniforme, ma una crescente variabilità tra bacini e tra stagioni consecutive.
Il Timorion mostra una fase di contrazione marcata rispetto alla media storica, mentre il Rutor regge meglio sul lungo periodo ma rallenta rispetto alle stagioni recenti.
Un quadro che, al di là dei numeri, viene letto dagli stessi tecnici come indicatore di una dinamica sempre meno stabile degli apporti nevosi in alta quota.