VIABILITÀ E MOBILITÀ - 27 maggio 2026, 09:25

Gran San Bernardo e gallerie valdostane: il M5S chiede una regia nazionale

Le polemiche scoppiate in Valle d’Aosta per le imminenti chiusure delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes si intrecciano con le tensioni sul traforo del Gran San Bernardo. Il Movimento 5 Stelle attacca il Governo: “Le infrastrutture alpine non possono essere gestite come emergenze locali”. Annunciata un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti su accordi con la Svizzera, coperture finanziarie e coordinamento dei cantieri

Le proteste politiche e le preoccupazioni esplose nelle ultime settimane in Valle d’Aosta attorno alla chiusura delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes finiscono ora al centro del dibattito nazionale. A collegare i diversi fronti della questione è il Movimento 5 Stelle, che punta il dito contro quella che definisce l’assenza di una vera strategia nazionale sulla viabilità alpina.

Il tema non riguarda soltanto il traforo del Gran San Bernardo, da mesi al centro di tensioni tra Italia e Svizzera per costi, ritardi e tempi di riapertura, ma più in generale l’intero sistema dei collegamenti valdostani, già messo sotto pressione dai futuri cantieri lungo la SS27 e sull’autostrada A5.

«Sul traforo del Gran San Bernardo e sulle gallerie della SS27 e dell’A5 serve una regia nazionale. Il punto politico è questo: la viabilità alpina non può essere trattata come una somma di emergenze locali», dichiarano Antonino Iaria, deputato del Movimento 5 Stelle in Commissione Trasporti, ed Elisa Pirro.

Parole che arrivano proprio mentre in Valle d’Aosta si infiamma la polemica politica sulle chiusure delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes, con le opposizioni regionali che hanno chiesto la convocazione urgente di un Consiglio Valle straordinario prima dell’avvio dei lavori previsto per l’11 giugno 2026. Una vicenda che rischia di avere pesanti ripercussioni sulla viabilità locale, sui collegamenti con l’alta Valle e sul traffico quotidiano di residenti e lavoratori.

Secondo il M5S, il problema va però ben oltre la singola emergenza valdostana. «È un’infrastruttura strategica per frontalieri, merci, turismo, sicurezza stradale e rapporti tra Italia e Svizzera», sottolineano i parlamentari, evidenziando come la gestione delle manutenzioni alpine continui ad avvenire in modo frammentato e spesso rincorrendo le criticità solo quando esplodono.

L’affondo politico è diretto soprattutto contro il Governo nazionale. «Quando si parla di grandi opere il Governo riempie pagine di annunci. Poi sulle infrastrutture esistenti, quelle usate ogni giorno da cittadini e imprese, arrivano ritardi, manutenzioni inseguite in emergenza e incertezze finanziarie», attaccano Iaria e Pirro.

Nel mirino finiscono così non solo le tempistiche dei cantieri, ma anche il coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti: Regione Valle d’Aosta, ANAS, concessionari autostradali e autorità svizzere. Un mosaico complesso che, secondo il Movimento 5 Stelle, continua a mostrare falle evidenti nella programmazione.

«La credibilità dell’Italia passa anche da qui. Dalla capacità di rispettare gli impegni con la Svizzera. Dalla capacità di garantire sicurezza nelle gallerie. Dalla capacità di coordinare Regione, ANAS, concessionari e territorio prima che i problemi esplodano», insistono i due esponenti pentastellati.

Per questo motivo il Movimento 5 Stelle annuncia la presentazione di una interrogazione parlamentare al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’obiettivo sarà ottenere chiarimenti sullo stato degli accordi con la Svizzera per il Gran San Bernardo, sulle coperture finanziarie disponibili, sul cronoprogramma dei lavori e sulle misure di coordinamento previste per limitare i disagi sulla rete valdostana.

Una presa di posizione che arriva in un momento delicatissimo per la mobilità regionale. In Valle d’Aosta cresce infatti il timore che la sovrapposizione di cantieri, limitazioni e chiusure possa trasformarsi in una lunga estate di disagi per residenti, turisti e imprese. E dietro la polemica tecnica emerge ormai con chiarezza anche una questione politica: capire se i collegamenti alpini continueranno a essere affrontati come problemi periferici oppure se diventeranno finalmente una priorità strategica nazionale.

je.fe.