ATTUALITÀ POLITICA - 24 maggio 2026, 22:05

Pour l’Autonomie rilancia la sfida autonomista: eletti i nuovi vertici del movimento

Marco Carrel alla presidenza e Aldo Di Marco segretario politico aprono una fase che punta a ripensare l’autonomia valdostana come strumento concreto di sviluppo, servizi e coesione territoriale, tra identità e pragmatismo

Marco Carrel

Marco Carrel

C’è un filo conduttore che attraversa il documento politico approvato oggi dall’Assemblea di Pour l’Autonomie, ed è l’idea che l’autonomia valdostana debba progressivamente uscire dalla sola dimensione della difesa identitaria per tornare a essere uno strumento vivo, concreto e quotidiano di governo del territorio. Non più soltanto un principio da richiamare nei momenti di tensione istituzionale, ma una leva capace di incidere sulle condizioni reali delle persone, dai servizi nei piccoli comuni alla tenuta sociale delle comunità alpine, fino alle prospettive di lavoro e permanenza dei giovani in Valle d’Aosta.

In questo contesto l’Assemblea ha rinnovato i propri vertici, eleggendo Marco Carrel alla presidenza e affidando ad Aldo Di Marco il ruolo di segretario politico, mentre Morena Comoli assume la responsabilità amministrativa. Il comitato regionale sarà composto da Cristina Camandona, Giorgio Giovinazzo, Roberto Montrosset e Jean Barocco. Una squadra che si inserisce dentro una visione dichiaratamente definita come “autonomismo pragmatico, moderno e territoriale”, con l’ambizione di riportare l’azione politica dentro una dimensione più operativa e meno autoreferenziale.

Non è casuale che il documento si apra con una citazione di Augusto Rollandin, quasi a voler sottolineare un legame tra continuità storica e nuova fase politica: “L’autonomia vive se la comunità la difende e la rinnova”. È proprio su questo equilibrio tra tutela e rinnovamento che si sviluppa l’intero impianto politico del testo, che non mette in discussione la necessità di difendere le prerogative speciali della Valle d’Aosta, ma insiste con altrettanta forza sul fatto che questa difesa, da sola, non sia più sufficiente.

Il cuore della proposta politica è racchiuso nell’idea del “Printemps Valdôtain”, una formula che vuole evocare una fase di rinascita e rilancio dell’autonomismo. In questo passaggio il documento assume anche una tonalità più evocativa, introducendo direttamente la versione francese del concetto: «Pour nous, il s’agit d’un Printemps Valdôtain, une nouvelle saison politique et culturelle pour l’autonomie.» L’obiettivo dichiarato è quello di superare una concezione puramente difensiva dell’autonomia per costruire una fase nuova, in cui essa torni a essere percepita come utile e visibile nella vita quotidiana dei cittadini.

Da qui deriva il concetto centrale di “autonomia utile”, che il documento declina in modo molto concreto: servizi migliori, sostegno alle famiglie, comunità vive, lavoro stabile, opportunità per i giovani e presidio attivo del territorio montano. In questa prospettiva emerge anche una preoccupazione strutturale per il futuro della montagna, sempre più esposta al rischio di trasformarsi in uno spazio turistico o residenziale privo di comunità permanenti. «Le véritable défi sera d’éviter que la montagne devienne un simple espace touristique ou résidentiel sans communautés vivantes», si legge infatti nel testo, a sottolineare una visione che lega strettamente autonomia e presenza umana sul territorio.

Il documento si sviluppa poi in una serie di linee programmatiche che spaziano dal rafforzamento delle autonomie locali alla valorizzazione delle risorse energetiche valdostane, dalla costruzione di un’economia alpina integrata agli investimenti sulla formazione, fino al sostegno alle imprese e all’agricoltura e al miglioramento dell’offerta turistica e dei servizi territoriali. Il tutto dentro una cornice che prova a tenere insieme sviluppo economico e coesione sociale, con l’idea che la sopravvivenza stessa delle comunità di montagna dipenda dall’equilibrio tra questi fattori.

Aldo Di Marco

In questo passaggio emerge anche una presa di posizione politica piuttosto netta, quando si afferma che l’autonomia non deve servire a conservare privilegi o rendite di posizione, ma a costruire futuro. «L’autonomie ne doit pas servir à préserver des privilèges, mais à construire l’avenir». Una frase che segna la volontà di distinguersi da una lettura più statica dell’autonomismo e che punta invece a rilanciare una visione più dinamica e orientata ai risultati concreti.

Nel tratto finale del documento si apre infine la dimensione più politica e organizzativa, con il riferimento alle prossime elezioni e alla riforma dello Statuto di autonomia, due passaggi chiave per il futuro istituzionale della Valle d’Aosta. Il movimento sottolinea anche la volontà di rafforzare la propria presenza sul territorio attraverso sezioni locali e coordinamenti tematici, con l’obiettivo di strutturare un lavoro politico più capillare e vicino alle esigenze settoriali. «Nous sommes prêts à construire des réponses concrètes, en partant des idées, pour les prochaines échéances électorales et la réforme du Statut d’autonomie».

In questo quadro Pour l’Autonomie prova a proporsi come attore politico che non si limita alla difesa dell’identità autonomista, ma che cerca di reinterpretarla in chiave contemporanea, più amministrativa e più vicina ai problemi reali. Se il “Printemps Valdôtain” saprà davvero tradursi in una stagione politica riconoscibile oppure resterà una formula congressuale, sarà il confronto dei prossimi mesi a dirlo, dentro un dibattito in cui l’autonomia continua a essere il perno centrale ma anche sempre più contendibile nei suoi significati concreti.

pi.mi.

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