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CULTURA | 03 marzo 2026, 09:22

Biodiversità e diritti: la natura come fondamento giuridico del futuro

In occasione della Giornata Mondiale della Natura del 3 marzo, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’Italia a una svolta culturale e istituzionale: la biodiversità non è solo patrimonio ambientale, ma architrave giuridica, economica e sociale dei diritti fondamentali

Biodiversità e diritti: la natura come fondamento giuridico del futuro

In occasione della Giornata Mondiale della Natura, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/68/205 e celebrata ogni 3 marzo, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani affida a una riflessione articolata il proprio messaggio al Paese. Il presidente, prof. Romano Pesavento, invita a considerare la biodiversità non come tema settoriale, ma come pilastro strutturale dell’ordinamento democratico e delle politiche pubbliche.

«La biodiversità deve essere considerata come fondamento giuridico, politico ed economico dei diritti umani», afferma Pesavento, sottolineando come la tutela della natura rappresenti oggi «un parametro imprescindibile per la pianificazione territoriale e sociale nel nostro Paese».

I numeri fotografano una realtà di straordinaria ricchezza. L’Italia è tra i Paesi europei con la maggiore varietà biologica: oltre 61.000 specie animali e più di 10.000 specie vegetali, un patrimonio reso possibile dalla complessità geografica che spazia dall’arco alpino alle aree mediterranee, dai versanti adriatici a quelli tirrenici e ionici. Il tasso di endemismo è particolarmente significativo: circa il 20,65% delle piante vascolari cresce esclusivamente sul territorio nazionale e oltre mille specie vegetali sono circoscritte a una sola regione. Un dato che, osserva il Coordinamento, richiama direttamente la responsabilità delle amministrazioni locali.

Eppure, a fronte di questa ricchezza, lo stato di conservazione non è uniforme. Oltre la metà delle specie protette dalla Direttiva Habitat risulta in condizioni “sfavorevoli o inadeguate”. Un segnale che le misure finora adottate non sono sufficienti a invertire i trend di declino, soprattutto nelle aree interne e nei delicati ecosistemi mediterranei.

Le differenze territoriali emergono con evidenza. Nei parchi dell’Appennino centrale, come il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, convivono specie mediterranee, eurasiatiche e montane, offrendo un indicatore biologico prezioso della salute ambientale. Nelle regioni alpine, la presenza di specie forestali come il Fagus sylvatica testimonia ecosistemi antichi, intrecciati a pratiche tradizionali e servizi ecosistemici essenziali. Al contrario, lungo le coste e nel Mezzogiorno, la pressione antropica su habitat fragili rende più complessa la conservazione.

Il sistema delle aree protette conta oltre 2.600 siti della rete Natura 2000, distribuiti tra terra e mare, per un totale di circa 8,1 milioni di ettari tutelati. Un impegno rilevante, ma ancora distante dagli obiettivi fissati dalla Strategia europea per la Biodiversità al 2030.

Per il Coordinamento, la questione non è soltanto ambientale. «La biodiversità italiana sostiene servizi ecosistemici essenziali quali impollinazione, regolazione idrica, fertilità dei suoli e stoccaggio del carbonio», ricorda Pesavento, evidenziando come la loro erosione comporti «costi diretti e indiretti per le economie regionali e per la qualità della vita». La perdita di habitat chiave, soprattutto nelle regioni meridionali e nelle isole maggiori, impone dunque di integrare la tutela della natura nei piani di sviluppo, negli investimenti pubblici e nella rendicontazione finanziaria.

Il Coordinamento mette in guardia contro interventi simbolici o frammentari. «Azioni meramente simboliche o progettualità frammentarie non sono più sostenibili», afferma il presidente, proponendo un modello di governance ambientale capace di rendere coerenti giustizia costituzionale, diritto internazionale ed economia pubblica. La tutela della natura, in questa prospettiva, dovrebbe essere incorporata nelle politiche fiscali, negli strumenti di valutazione ambientale strategica e negli appalti pubblici, superando la logica dei “costi ambientali esternalizzati”.

Tra le proposte, emerge l’introduzione di veri e propri «Obblighi di dovuta conservazione» per le amministrazioni regionali, accompagnati da indicatori di performance ambientale vincolanti e trasparenti. Un’impostazione che tradurrebbe gli impegni costituzionali in risultati misurabili nel tempo, rafforzando al contempo la partecipazione delle comunità locali e del sistema scolastico nella produzione di conoscenza territoriale.

In questa Giornata Mondiale della Natura, il messaggio del Coordinamento è chiaro: occorre superare la contrapposizione tra ambiente e sviluppo. «La protezione della biodiversità è precondizione del rispetto dei diritti», conclude Pesavento, richiamando il diritto alla salute, all’acqua, a un ambiente salubre e alla sicurezza alimentare. Solo riconoscendo alla natura un ruolo centrale e strutturale, l’Italia potrà affrontare con coerenza e solidità le sfide globali, trasformando la tutela ambientale in una pratica giuridica ed economica concreta e duratura.

je.fe.

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