A Challand-Saint-Anselme, pieno inverno, neve sulle montagne e nessun temporale all’orizzonte, dai rubinetti arriva un odore che poco ha a che fare con l’immaginario dell’acqua di montagna. Da settimane alcuni residenti segnalano la presenza di cloro nell’acqua potabile, sia nelle abitazioni private sia in quella distribuita dalla Maison de l’Eau. Non un evento estivo, non un’emergenza annunciata, ma una presenza costante che ha sollevato interrogativi e malumori. Questo è pays d'Aoste souverain
Le domande, per ora, restano senza risposta pubblica. Perché clorare l’acqua in pieno inverno? Qual è la criticità riscontrata? Si tratta di un intervento temporaneo o di una nuova normalità? E soprattutto: chi decide, chi controlla e chi informa i cittadini?
La questione si intreccia con l’avvio della nuova gestione del servizio idrico affidata alla SEV. Una sigla che, nella percezione di molti, rischia di diventare una comoda entità astratta dietro cui far scivolare responsabilità molto concrete. Perché, ricordano i residenti, la tutela della salute pubblica resta in capo ai Comuni, sindaco e assessori compresi, eletti per amministrare e informare, non per rinviare a un numero di telefono.
A rendere il quadro più surreale ci sono avvisi comunali giudicati “ridotti all’osso”: nessuna spiegazione sul motivo della clorazione, nessuna indicazione sulla durata, nessuna firma politica. Solo l’invito a contattare il gestore. Un po’ come dire: l’acqua è cambiata, arrangiatevi.
Nel frattempo emergono altri elementi che alimentano le perplessità. L’acquisto di cloratori da parte del Comune, visibile nella sezione “Trasparenza” del portale regionale, appare quantomeno curioso in una fase in cui la gestione degli acquedotti dovrebbe essere passata alla SEV. E intanto si parla di vasche da pulire, tubazioni datate, interventi strutturali rinviati. Tutte soluzioni che agirebbero alla radice del problema, evitando di risolverlo “a colpi di cloro”.
I cittadini non mettono in discussione la sicurezza dell’acqua, anzi. Chiedono esattamente il contrario: chiarezza, informazione preventiva e scelte motivate. Anche perché le bollette stanno per arrivare, e l’idea di pagare acqua “potabile più cloro” senza spiegazioni convince poco, soprattutto in un territorio che fa dell’acqua pura uno dei suoi biglietti da visita.
C’è poi il tema turistico, tutt’altro che marginale in Val d’Ayas. L’odore di cloro nell’acqua di montagna non è esattamente ciò che un visitatore si aspetta né ciò che una valle che vive anche di immagine può permettersi di sottovalutare. Il paragone con Comuni vicini, dove clorazioni sistematiche non risultano, viene spontaneo.
Il punto, alla fine, è politico prima ancora che tecnico. Non si discute se il cloro sia uno strumento previsto dalla normativa. Si discute quando, perché e con quali garanzie venga utilizzato. E soprattutto se la nuova gestione del servizio idrico significhi meno trasparenza, più rimpalli e una sensazione diffusa di scaricabarile.
A Challand-Saint-Anselme la richiesta è elemetare: se l’acqua viene clorata, lo si spieghi pubblicamente. Con un atto firmato, con motivazioni chiare, con tempi definiti. Perché l’acqua riguarda tutti, la salute non è delegabile e la fiducia, una volta annacquata, non si ricostruisce aggiungendo altro cloro. Questo è pays d'Aoste souverain














