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SANITÀ, SALUTE E STARE BENE | 16 dicembre 2025, 12:24

Servizi sanitari in affanno: Cittadinanzattiva lancia l’allarme sulle liste d’attesa

Liste d’attesa, carenza di personale e disomogeneità territoriale nell’erogazione dei servizi sanitari mettono ancora a rischio l’effettività del diritto alla salute. I dati dei report presentati oggi da Cittadinanzattiva evidenziano criticità trasversali che richiedono interventi urgenti e un nuovo Piano Sanitario Nazionale

Maria GRazia Vacchinr

Maria GRazia Vacchinr

In Italia, la principale emergenza sanitaria non riguarda più solo la qualità delle cure, ma l’accesso stesso alle prestazioni. Le liste d’attesa troppo lunghe, la carenza di personale e la disomogeneità territoriale nell’erogazione dei servizi sanitari continuano a mettere a rischio il diritto alla salute dei cittadini. Lo conferma Mariagrazia Vacchina, segretaria regionale di Cittadinanzattiva Valle d’Aosta: “Serve un nuovo Piano Sanitario Nazionale e l’attuazione piena delle riforme.”

I dati emergono dai Rapporti presentati oggi, il Rapporto Civico sulla salute e il Rapporto sulle politiche della cronicità, nel corso dell’evento “L’incomprimibile diritto alla salute. Riforme in corso, bisogni in attesa”, presso il Ministero della Salute. Come spiega Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva: “Il nostro Servizio sanitario nazionale resta l’antidoto più efficace per superare le disuguaglianze e garantire la salute a tutti e a tutte. Vogliamo favorire una stagione di confronto con e fra i cittadini, per proporre un’Agenda civica sulla salute e sul Servizio sanitario nazionale.”

L’analisi delle 16.854 segnalazioni dei cittadini evidenzia che quasi la metà (47,8%) riguarda difficoltà di accesso alle prestazioni: le liste di attesa per esami diagnostici, prime visite specialistiche e interventi chirurgici superano spesso di mesi i tempi previsti, con differenze significative tra Regioni. Nel 2024, si arrivano a 360 giorni per una TAC torace, 540 giorni per risonanza magnetica all’encefalo o visita oculistica, fino a 720 giorni per una colonscopia, rendendo evidente il rischio che la tutela del diritto alla salute rimanga un privilegio geografico e sociale.

Le carenze si estendono anche all’assistenza di prossimità, segnalata nel 17,9% dei casi, con criticità nel rapporto con Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta, RSA e lungodegenza, salute mentale e assistenza domiciliare. L’assistenza ospedaliera soffre soprattutto nel settore emergenza-urgenza, con il 78,1% delle segnalazioni concentrate su pronto soccorso e ricoveri. Per quanto riguarda i pazienti cronici e con malattie rare, la cura diventa spesso un lusso: oltre l’83% lamenta tempi d’attesa eccessivi, il 55% ha rinunciato almeno a una visita negli ultimi 12 mesi e l’85,9% ha sostenuto spese di tasca propria.

Ancora più evidente è la frammentazione dei servizi territoriali. L’assistenza domiciliare integrata mostra forti differenze tra Regioni, con servizi erogati in modo discontinuo e trasparenza insufficiente: su 21 amministrazioni interpellate, solo 13 hanno fornito risposte, spesso incomplete, e nessuna traccia della spesa effettiva. Come sottolinea Mariagrazia Vacchina, “la disomogeneità territoriale e la carenza di personale mettono in seria difficoltà l’effettività del diritto alla salute, soprattutto per chi vive condizioni fragili.”

Cittadinanzattiva individua alcune priorità urgenti: adottare un nuovo Piano Sanitario Nazionale, garantire uniformità nei LEA, accelerare l’attuazione del DM 77 per Case e ospedali di comunità, rendere pienamente operative le liste d’attesa, investire su personale, infrastrutture digitali e prevenzione, e rafforzare la formazione dei cittadini e dei professionisti.

I dati mostrano con chiarezza che senza interventi rapidi e coordinati il rischio è che il diritto alla salute resti, ancora una volta, un diritto diseguale, legato a dove si vive e alla disponibilità economica delle famiglie.

Il Rapporto civico sulla salute è realizzato in collaborazione con FNOMCeO, FNOFI, FNOPI, FOFI, e con il contributo non condizionante di Menarini Group e di Sanofi. Il Rapporto sulle politiche della cronicità è realizzato con il contributo non condizionante di Servier.

je.fe.

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