San Martino è uno di quei santi che non si dimenticano. Il suo nome punteggia la Valle d’Aosta da ovest a est: Saint-Martin-de-Corléans, Saint-Martin-de-Tours, Saint-Martin-de-Combes… come un filo che lega villaggi e parrocchie in un’unica storia di fede e di popolo. Ma accanto al santo della carità — quello che divide il mantello per scaldare un povero — sopravvive anche un Martino più leggendario: l’eroe che sfidò il diavolo, che costruì ponti impossibili, che seppe persino piegare il freddo dell’autunno.
Ogni anno, attorno all’11 novembre, la natura sembra concedere una tregua: il sole torna a scaldare, il cielo si rischiara, e l’aria si fa più mite. È la famosa “estate di San Martino”, o — come si dice da noi — la “primavera di San Martino”.
Secondo la leggenda, fu il cielo stesso a voler ringraziare il santo per il suo gesto di carità: Martino, soldato romano, tagliò il suo mantello in due per coprire un mendicante infreddolito. Subito dopo, le nubi si aprirono e il sole tornò a splendere. Da allora, ogni novembre, la natura pare voler ricordare quel gesto con un ultimo respiro di tepore.
E anche quest’anno, dicono i meteorologi, la tradizione sarà rispettata: dopo un inizio di novembre piovoso e freddo, si prevede un ritorno del sole e temperature più miti in tutta la Valle d’Aosta tra il 10 e il 14 novembre. Un piccolo regalo climatico che i contadini conoscono bene e che, un tempo, segnava il momento giusto per aprire le botti e gustare il vino novello.
L’11 novembre è una data che unisce l’Italia da nord a sud. In Calabria, si preparano le zeppole di San Martino, soffici e profumate di mosto e anice, da gustare con un bicchiere di vino nuovo. In Toscana si dice “fare San Martino” per indicare il giorno in cui si assaggia il vino dell’anno, mentre in Veneto i bambini portano in giro figure di cartone del santo a cavallo, ricevendo dolcetti in cambio di canzoncine. In Trentino, invece, si accendono falò e si benedicono gli animali domestici.
In Valle d’Aosta, la festa ha un sapore più discreto ma profondo: è il tempo dei mercatini autunnali, delle fiere del bestiame, delle castagne e del vin brûlé. Si chiudeva la stagione agricola, si rinnovavano i contratti dei mezzadri, si salutava il ritorno dell’inverno con un misto di malinconia e gratitudine.
Ma San Martino non è solo bontà: nelle leggende popolari diventa anche un furbacchione, capace di battere il diavolo sul suo stesso terreno. In tante valli alpine, si racconta che il demonio lo sfidasse in prove di ingegno o forza. La più celebre è quella dei ponti del diavolo, diffusa anche in Valle d’Aosta: Martino scommise con il demonio che avrebbe costruito un ponte prima dell’alba. Ma, per ingannarlo, accese una candela che imitava la luce del giorno. Il diavolo, credendo di aver perso la scommessa, sparì furioso lasciando al santo l’opera finita.
Molti ponti in pietra portano ancora il suo nome, simbolo del passaggio e della vittoria dell’ingegno umano sul male.
San Martino resta un santo “di confine”: tra luce e ombra, tra fede e astuzia, tra sacro e profano. È il santo dei poveri, ma anche dei furbi, dei contadini e dei viandanti, di chi lavora con le mani e spera con il cuore.
In Valle d’Aosta continua a essere un riferimento profondo: protettore dei viaggiatori e dei villaggi di mezza montagna, dove la sua festa segna l’arrivo dell’inverno ma anche l’ultimo sorriso dell’autunno.
E se nei prossimi giorni il cielo tornerà sereno e il sole riscalderà ancora le vallate, qualcuno sorriderà e dirà, come ogni anno:
“È tornato San Martino, e con lui un po’ di primavera.”
Curiosità valdostana
In Valle d’Aosta, il culto di San Martino è tra i più antichi: la chiesa di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta sorge su un’area che conserva tracce di insediamenti preistorici, segno di continuità tra sacro antico e cristiano. Nella frazione di Saint-Martin-de-Tours di Arvier, il santo viene festeggiato con la benedizione dei campi e dei prodotti della terra.
San Martino, insomma, in Valle non è solo un nome di villaggio o comune: è una presenza che accompagna la storia e la memoria collettiva, dal mantello leggendario ai ponti costruiti col coraggio e con la fede.













