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ECONOMIA | 11 novembre 2025, 09:05

Manovra 2026, il bluff degli aumenti: infermieri beffati dal gioco delle tre carte

Il governo spaccia per “aumenti epocali” soldi già stanziati. Nursing Up smonta la retorica contabile: solo 195 milioni sono risorse nuove. De Palma: «Basta favole, gli infermieri meritano rispetto e verità»

Manovra 2026, il bluff degli aumenti: infermieri beffati dal gioco delle tre carte

A sentirli parlare, sembrerebbe che gli infermieri italiani abbiano finalmente trovato la loro età dell’oro. “Aumenti record”, “riconoscimento storico”, “svolta per la sanità pubblica”: la solita liturgia dei comunicati governativi, infiocchettata da un linguaggio da televendita. Poi però arriva chi apre il mazzo di carte e scopre che il gioco è sempre lo stesso: quello delle tre carte.

Antonio De Palma, presidente del Nursing Up, non ci gira intorno. «Parliamo dei numeri reali – dice – non di quelli gonfiati come palloncini destinati a scoppiare al primo volo». Secondo il sindacato, i famosi 480 milioni di euro annunciati per gli infermieri nella Manovra 2026 sono in gran parte soldi già visti: 285 milioni risalgono al 2024, mentre solo 195 milioni sono davvero nuovi.

Insomma, più che una manovra, un riciclo creativo. Ma si sa, nel lessico della politica l’aritmetica è un’opinione, e la memoria corta un requisito di carriera. Così il governo spaccia per “aumenti” ciò che è semplicemente il prolungamento di stanziamenti già previsti, mescolando gli anni come carte su un tavolo da bar.

«Non si tratta di un miracolo economico – spiega De Palma – ma del risultato di due manovre consecutive. È l’ennesimo gioco delle tre carte. Gli infermieri non sono bambini da addormentare con le favolette dei pomeriggi d’estate.»

Dietro la sua ironia c’è la rabbia di una categoria che tiene in piedi il Servizio Sanitario Nazionale con turni massacranti, stipendi fermi e promesse sempre rinviate. La differenza tra le cifre ufficiali e la realtà dei fatti non è solo contabile: è morale. Perché quando si gioca con i numeri, si gioca anche con la dignità di chi lavora in corsia.

«Siamo stanchi della media del pollo – conclude De Palma – quella che fa credere che tutti abbiano ricevuto qualcosa, anche quando il pollo lo ha mangiato solo uno. Servono scelte strutturali, non illusioni contabili.»

Nel frattempo, i ministri sorridono in conferenza stampa e si appuntano la medaglia della “riconoscenza sanitaria”. Ma tra i reparti, più che un aumento, si sente l’odore del bluff. E in un Paese dove gli infermieri valgono meno di una clausola di bilancio, la vera emergenza non è nei pronto soccorso: è nella credibilità di chi governa.

je.fe.

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