L’economia della Valle d’Aosta continua a crescere, ma in misura più contenuta rispetto agli anni passati. Secondo il rapporto “L’economia della Valle d’Aosta. Aggiornamento congiunturale” della Banca d’Italia, nel primo semestre del 2025 il prodotto regionale è aumentato dello 0,7 per cento, leggermente sopra la media norditaliana e nazionale, ma con segnali di rallentamento in diversi comparti chiave.
Il quadro settoriale mostra una situazione eterogenea. L’industria regionale ha registrato una flessione, con un saldo negativo tra le imprese che hanno visto crescere il fatturato e quelle in calo. Il ristagno delle esportazioni, aumentate solo dello 0,3 per cento rispetto al primo semestre 2024, ha penalizzato comparti come metallurgia, macchinari e bevande, riducendo la performance delle aziende di maggiori dimensioni. Nonostante la crescita verso Germania, Francia e Svizzera, il mercato estero resta frammentato e incerto.
A contrastare il rallentamento industriale, il settore dei servizi, soprattutto quello legato al turismo, ha mantenuto un andamento positivo. Arrivi e presenze turistiche sono cresciuti rispettivamente dell’11,3 e del 12,2 per cento nei primi nove mesi dell’anno, con un recupero dei flussi italiani e stranieri, anche dopo le criticità meteorologiche del 2024.
L’edilizia, sostenuta dagli investimenti pubblici e dal PNRR, ha registrato una ripresa moderata: le ore lavorate sono cresciute dell’1,8 per cento, ma solo il 43 per cento delle gare aggiudicate tra il 2021 e luglio 2025 ha visto lavori effettivamente avviati o completati, evidenziando ritardi organizzativi e burocratici.
Tra le criticità più rilevanti emerge il credito alle imprese: al netto del comparto energetico, i prestiti hanno subito un calo del 6,9 per cento a giugno, ulteriormente accentuato ad agosto (-8,5 per cento). La prudenza delle banche e la riduzione della domanda riflettono tensioni finanziarie per alcune imprese, con particolare attenzione alle costruzioni. Anche il tasso di deterioramento del credito è lievemente aumentato, passando al 2,1 per cento, soprattutto nelle costruzioni, mentre rimane stabile ma elevato per i servizi.
Sul fronte delle famiglie, l’occupazione è cresciuta dello 0,7 per cento, ma l’offerta di lavoro ha superato la domanda, facendo salire la disoccupazione al 4,3 per cento. I consumi hanno registrato una crescita contenuta (+0,7 per cento), mentre il potere d’acquisto risente dell’aumento dei prezzi (+1,0 per cento). La domanda di mutui è tornata a salire, soprattutto per contratti a tasso fisso, ma la prudenza finanziaria resta prevalente.
Il rapporto segnala infine segnali positivi: la spesa per investimenti delle imprese, soprattutto nei servizi, mostra segnali di ripresa, e le attese per fine 2025 e inizio 2026 rimangono positive per costruzioni e servizi, con un lieve miglioramento anche nell’industria. Tuttavia, l’insieme dei dati conferma un’economia regionale che cresce lentamente e con fragilità, in particolare sul fronte industriale, delle esportazioni e del credito, elementi chiave per garantire stabilità e sviluppo sostenibile.













