Ve la ricordate quella famosa pubblicità che diceva: «Non promesse, ma solide realtà»?
Ci sono momenti in cui sembra che certi politici abbiano fatto loro questo slogan invertendone il concetto: «Non solide realtà, ma sogni».
Una settimana d'inferno per il cittadino valdostano che, dalla fine delle elezioni, è stato bombardato da eventi politici e giudiziari da far impallidire Mani Pulite.
Aosta si è ritrovata con un nuovo sindaco dopo uno spoglio al cardiopalma: 15 voti per decretare il vincente e 15 minuti per decretare la necessità di aumentarsi lo stipendio.
In Regione la politica ha regalato sussulti, grida, illusioni, batticuori, crolli nervosi. Nuova giunta, presidenti e assessori.
La risposta? Ricorsi al TAR di due cittadini, ricorso dei partiti di sinistra.
E nel mentre, sui giornali, ecco tener banco le notizie che in Valle d'Aosta la Corte dei Conti ha recentemente contestato un danno erariale di quasi 1,5 milioni di euro all'USL regionale, legato alla libera professione medica intramoenia.
A cui si aggiunge il caso Peinetti: nomina del primario Flavio Peinetti nel 2010, accusato di aver dichiarato il possesso di un attestato manageriale mai conseguito. Presunto danno: oltre 2 milioni di euro. Coinvolti: 22 tra manager e dirigenti medici dell'USL.
Qui il caso si complica, poiché pare che a questo danno si aggiunga poi la beffa politica. Infatti, alcuni giornali riportano che, dopo l’allarme del direttore dell’AUSL, la politica, con una delibera, abbia tolto l’obbligo di presentare l’attestato incriminato.
Insomma, una telenovela degna di Uccelli di rovo e Beautiful.
Siete stanchi? Eh beh, vi capisco.
Ecco, oggi più che mai credo che un cittadino — di destra, di centro o di sinistra — dopo una settimana di proclami, alleanze, disaccordi, unioni con la destra, con la sinistra, con il centro, sia stanco.
Al di là di chi sia il presidente della Giunta o del Consiglio, al di là dei nomi degli assessori, al di là del fatto che siamo stati bombardati da notizie poco edificanti: scandali, sprechi nella sanità, milioni di euro buttati, concorsi truccati, accuse incrociate su ciò che è stato fatto o non fatto.
Il cittadino oggi non vuole più promesse. Vuole concretezza.
E la vuole da tutti: dirigenti, assessori, amministratori.
Basta con i proclami del tipo «Noi rappresentiamo il nuovo, noi faremo».
Signori, fermate il mondo. Non perché voglio scendere, ma perché voglio che vi guardiate in faccia e ci diate delle soluzioni.
Leggo di gente che si è sentita dire dal CUP che deve attendere oltre nove mesi per una visita.
Su diversi giornali ho letto testimonianze di utenti che, dopo aver provato a contattare il CUP, si sono visti costretti a rivolgersi al privato.
Chiunque oggi ricopra il ruolo di assessore dovrebbe guardare in faccia la realtà e avere il coraggio di dire: «Signori, dobbiamo concentrare le nostre attenzioni e i nostri sforzi sul mondo che ci circonda».
Un mondo fatto di persone: donne, uomini, anziani — spesso soli, spesso incapaci di affrontare le nuove tecnologie per accedere ai bonus economici.
Una ricerca di qualche tempo fa mostrava che il 50% di chi aveva diritto a un bonus vi rinunciava a causa della burocrazia.
Ecco perché servono progetti concreti, come quello dell’“accompagnatore digitale”: un ufficio presso il CAF, o altrove, dove qualcuno possa aiutare gli anziani in difficoltà a informarsi, a orientarsi, a ricevere supporto.
I primi a entrare in contatto con queste persone sono i Comuni.
E allora, visto che ci sono tanti sindaci giovani, vorrei che si rendessero conto che attorno ai loro municipi vive una popolazione anziana che ha bisogno di aiuto.
Una popolazione che spesso ha troppa dignità per chiederlo.
Voi che sapete chi è in difficoltà, non aspettate. Andate da loro. Mandate qualcuno. Chiedete loro di cosa hanno bisogno.
Una società vera si fonda sull’aiuto reciproco, non sull’attesa che qualcuno venga a chiedere.
Voi lo sapete chi ha bisogno.
E se siete davvero buoni amministratori, non aspettateli sulla soglia del vostro ufficio comunale.
Andate a casa loro, toccate con mano e scoprite quante volte, per dignità, le persone non chiedono nemmeno che vengano rispettati i loro diritti.













