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EVENTI E APPUNTAMENTI | 02 ottobre 2025, 15:41

L’impegno del Museo di Scienze Naturali Efisio Noussan, per la salvaguardia della “Ravèntse”, antica varietà di melo autoctona

Il Museo è, da sempre, promotore dello studio, della conservazione e della valorizzazione della biodiversità locale, sia quella naturale che quella agro-alimentare.

L’impegno del Museo di Scienze Naturali Efisio Noussan, per la salvaguardia della “Ravèntse”, antica varietà di melo autoctona

La salvaguardia della biodiversità locale

Il Museo è, da sempre, promotore dello studio, della conservazione e della valorizzazione della biodiversità locale, sia quella naturale che quella agro-alimentare. È in quest’ottica che il Museo ha collaborato, insieme all’Institut Agricole Régional, al progetto “Unità di ricerca HEART VdA” finalizzato al miglioramento delle conoscenze scientifiche di base in ambito agroalimentare per valorizzare le materie prime del territorio e stimolare l’innovazione, in termini di qualità, produttività e tracciabilità. Tra i differenti target di questa ricerca, particolare rilievo è stato dato a un’antica varietà autoctona di melo: la Ravèntse.

La Ravèntse: una varietà autoctona dal passato glorioso

Coltivata già a fine Settecento, nell’Ottocento questa varietà frutticola era molto diffusa in Valle d’Aosta, al punto da essere anche esportata sui mercati italiani ed esteri1. Questa pianta, dotata di rusticità, tolleranza a patogeni e parassiti, resistente a basse temperature, produce frutti a maturazione tardiva, mediamente dolci e acidi, con polpa tenera e grossolana, che potevano essere conservati per tutto l’inverno su paglia ed erano adatti per il consumo fresco, ma anche impiegati nella cucina di tradizione. Nel corso del XX secolo, tuttavia, la Ravèntse è stata progressivamente soppiantata da varietà più commerciali, come la Renetta del Canada, che risultavano più produttive, gustose, di estetica migliore e con costi di produzione inferiori, riducendosi quindi a vecchi esemplari distribuiti in modo generalmente localizzato in pochi comuni della Valle d’Aosta.

La Ravèntse: una varietà autoctona dal futuro promettente

In questi ultimi anni, il crescente interesse a salvaguardare e a studiare il patrimonio genetico autoctono, portatore di caratteri agronomici e qualitativi potenzialmente appetibili e, parallelamente, lo sviluppo di un mercato di nicchia più attento alla riscoperta di antichi sapori e a un’alimentazione più funzionale, ha spinto la Regione autonoma Valle d’Aosta e l’Institut Agricole Régional a individuare, recuperare, studiare e salvaguardare antiche varietà autoctone. Tra queste, la Ravèntse è una delle più interessanti: oltre ai già noti caratteri di rusticità e resistenza a patogeni, le bucce e la polpa dei suoi frutti risultano avere, da prove sperimentali, concentrazioni in polifenoli significativamente più elevate rispetto alle varietà commerciali2. Oltre al possibile potere antiossidante, prezioso nel contrastare i radicali liberi dannosi per le componenti cellulari, queste sostanze sono importanti nel rendere unico, in termini di sapore, colore e qualità organolettiche, il sidro che si ottiene dalla fermentazione di questa varietà.

Il DNA come strumento di identificazione e di tracciabilità genetica

Grazie al progetto HEART VdA, il Museo ha dunque contribuito al recupero e alla valorizzazione di questa antica varietà di melo effettuando prove di analisi del DNA per:

- confermare l’identificazione delle piante individuate come Ravèntse, da analisi morfologica o da informazioni tramandate di generazione in generazione;

- valutare l’eventuale variabilità genetica presente in questa varietà;

- selezionare e sviluppare marcatori molecolari per certificare e tracciare questa varietà anche da prodotti trasformati come il mosto e il sidro.

In breve, in 70 esemplari, pari a circa l’85% delle piante analizzate, è stata confermata la varietà Ravèntse grazie alla determinazione di un unico profilo genetico, indipendentemente dalla provenienza delle piante. Queste analisi hanno inoltre permesso di selezionare marcatori di DNA che si sono rivelati utili per tracciare in modo rapido ed efficace la varietà Ravèntse fino alle prime fasi di lavorazione per la produzione del sidro. Questi marcatori potranno dunque essere alla base di protocolli di certificazione e tracciabilità genetica a tutela non solo dei consumatori ma anche dei produttori che si impegnano ad impiegare materie prime di qualità e tipiche di un territorio.

red

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