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ISTRUZIONE E FORMAZIONE | 27 agosto 2025, 12:00

Scuole di montagna, il Tar dice no all'accorpamento: ora la politica intervenga

Una sentenza che tutela le comunità montane, respingendo l’accorpamento di istituti comprensivi, e che rilancia la necessità di un’azione politica concreta: dalla Valle d’Aosta agli Appennini, i plessi scolastici sono cuori pulsanti dei territori. “Bene la sentenza del Tar, ma dobbiamo andare oltre: serve un confronto serio e strategie di valorizzazione”, sottolinea Marco Bussone, presidente nazionale Uncem

Scuole di montagna, il Tar dice no all'accorpamento: ora la politica intervenga

Dopo la sentenza 2202 del maggio 2025 del Consiglio di Stato, che sanciva come le scuole montane possano chiudere solo in casi del tutto eccezionali, arriva una nuova conferma dal Tar Lazio, che respinge l’accorpamento dell’Istituto comprensivo Marco Polo di Torricella in Sabina con l’Istituto Ferruccio Ulivi di Poggio Moiano. Uncem legge positivamente questa decisione, che tutela non solo gli studenti ma anche l’identità dei piccoli comuni e delle comunità montane.

“La decisione del Tar è un chiaro segnale: la politica deve prendere in mano la questione”, dichiara Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, “non possiamo lasciare che l’organizzazione scolastica diventi una vicenda da aule di tribunali amministrativi. La legge 158 del 2017 sui piccoli comuni già chiarisce molto, ora serve coraggio e visione per costruire la scuola di domani nelle Alpi e negli Appennini”.

Jean Barocco, consigliere nazionale Uncem, evidenzia l’importanza di valorizzare i plessi: “Ogni scuola di montagna rappresenta un presidio sociale, culturale e formativo. Non si tratta solo di numeri di studenti o di risorse: ogni accorpamento rischia di svuotare il cuore dei nostri paesi. Occorre ascoltare i territori e costruire una strategia condivisa, evitando il tira e molla che produce solo incertezza”.

Secondo Uncem, la sentenza del Tar conferma un principio fondamentale: gli Enti locali devono essere coinvolti in ogni decisione riguardante la rete scolastica, e le peculiarità dei territori montani, delle piccole isole e delle zone linguisticamente particolari devono essere salvaguardate. La mancata comunicazione dei criteri di accorpamento da parte della Regione ha reso evidente quanto sia urgente un piano nazionale chiaro e condiviso.

“Abbiamo chiesto più volte al Ministro Valditara un confronto serio – continua Bussone – con il Ministero, Indire, Uncem e chi si occupa concretamente di scuola. Non basta dire che mancano studenti, insegnanti o risorse. La scuola di montagna non può essere sacrificata in nome di conti economici. Dobbiamo andare oltre la difesa giudiziaria dei plessi: serve una politica attiva, che valorizzi le scuole come cuori vivi delle nostre comunità”.

La sentenza del Tar, dunque, non è solo una vittoria legale, ma un monito alla politica: preservare i plessi montani significa tutelare il futuro dei territori, garantire continuità educativa e rafforzare il tessuto sociale di comuni che, senza le loro scuole, rischierebbero un lento spopolamento. Come sottolinea Jean Barocco, “oggi abbiamo la sentenza, domani dobbiamo avere un piano concreto: valorizzare i plessi significa difendere le comunità e investire sul futuro”.

In questo contesto, Uncem ribadisce la necessità di azione: il Tar ha detto no all’accorpamento, ma ora è la politica che deve intervenire, evitando che decisioni delicate vengano rimandate di aula in aula e assicurando un futuro stabile e inclusivo per le scuole dei nostri territori montani.

pi.mi.

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