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50 & più per il sociale | 06 giugno 2024, 12:01

Cittadini non votanti, l’identikit degli elettori che restano a casa

Bassi redditi, tassi di disoccupazione più elevati, maggiore incidenza di lavoratori agricoli e delle attività estrattive, età più elevata. Chi sono i cittadini non votanti.

Cittadini non votanti, l’identikit degli elettori che restano a casa

Ecco l’identikit degli elettori non votanti, secondo un’analisi realizzata dal Sole 24Ore nell’ambito dell’inchiesta data-driven “The non-voter time bomb” condotta da digital magazine portoghese Divergente in collaborazione con Edjnet, European Data Journalism Network.

I cittadini non votanti: i dati italiani

L’inchiesta è nata in ambito europeo in vista del prossimo appuntamento dell’8 e 9 giugno per i 27 paesi Ue, con l’obiettivo di tracciare il profilo degli astensionisti e analizzare a quali fenomeni sia legato. In Italia sono stati considerati i dati demografici e socio-economici dei Comuni dove il 60% degli aventi diritto non è andato a votare negli ultimi appuntamenti con le urne: le elezioni europee del 2019 e le politiche del 2022.

È emerso che dove ci sono meno elettori votanti l’indice di vecchiaia è superiore alla media nazionale: oltre 240 residenti over 65 ogni 100 bambini fino a 14 anni (il dato nazionale è di 209 ogni 100). In queste aree esiste un rapporto di parità fra cittadini in età “attiva” e “non attiva”, mentre a livello nazionale il rapporto si ferma a 44 “non attivi” ogni 100 “attivi”. Nei comuni con più astensionismo l’incidenza dei laureati è al di sotto del 30%, contro la media nazionale del 36%, e l’analfabetismo raddoppia, passando dallo 0,6% all’1,2%.

L’incidenza del fattore economico

Sul piano economico, si osserva una disoccupazione del 13% contro quella nazionale dell’8,8% e bassi redditi. L’affluenza più bassa alle urne è correlata ai territori con meno occupati nel settore industriale (22,5% contro il 31% nazionale) e più occupati nel settore primario (16% contro il 9,3% nazionale).

Un “partito” in crescita

In Italia la scarsa affluenza alle urne è un fenomeno che cresce: nel 2019, alle scorse elezioni europee, aveva votato il 54,5% degli aventi diritto, contro l’85,7% del 1979. Alle politiche del 2022 si è espresso il 63,9% degli aventi diritto, contro il 90,6% del 1979.

Di solito le elezioni politiche risultano più partecipate rispetto alle europee, ma nel caso specifico dei Comuni considerati più astensionisti, la differenza è risultata minima e in entrambi i casi sono rimasti a casa tre elettori su cinque.

I dati di Open Polis

Secondo l’ultimo Rapporto di Open Polis sull’astensionismo (dati 2022), in 30 anni l’affluenza è calata di 10 punti percentuali, ma negli ultimi quindici anni questa diminuzione ha subito una forte accelerazione. Fra il 2008 e il 2022 la quota di elettori che sono andati alle urne si è ridotta del 17%.

Oltre alla percentuale di astenuti, è anche importante rilevare il dato di coloro che pur recandosi ai seggi non hanno espresso una preferenza. Il 1996 è stato l’anno in cui questo “partito del non voto” ha superato per la prima volta tutti gli altri.

Ilaria Romano 50&più

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